Uno studio condotto su modelli animali ha mostrato che un antipsicotico vecchio di 50 anni, la perfenazina, potrebbe essere usato come agente antitumorale in quanto sembra combattere le cellule delle leucemia linfoblastica acuta a linfociti T, una forma della malattia difficile da trattare, attivando l’enzima PP2A che induce le cellule tumorali ad autodistruggersi. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Clinical Investigation.

I risultati di questo studio suggeriscono che lo sviluppo di nuovi farmaci che attivano PP2A, ma che non possiedono l’attività antipsicotica della perfenazina, potrebbe essere utile nella terapia della leucemia linfoblastica acuta a linfociti T e, forse, anche di altri tumori.

Perfenazina appartiene a un gruppo di farmaci chiamati fenotiazine ed è pensato per funzionare bloccando gli effetti della dopamina. E 'utilizzato nella schizofrenia e per aiutare nella gestione a breve termine di ansia o agitazione. Il farmaco può anche essere usato per trattare le condizioni non connesse con problemi di salute mentale, come la sensazione di malessere.

Come spiegano i ricercatori, la leucemia linfoblastica acuta a linfociti T è una forma di leucemia rara e più aggressiva rispetto a quella a linfociti B e ha una prognosi sfavorevole. Nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni nella terapia di questa malattia, circa il 20% dei bambini e il 50% degli adulti adulti affetti da questa patologia non riesce a sopravvivere con le terapie attuali.

Allo scopo di identificare nuovi farmaci per la cura di questi pazienti, gli esperti hanno analizzato 4.880 molecole, tra cui farmaci approvati dall’Fda con brevetti già scaduti, piccole molecole e prodotti naturali, che sono stati testati in modelli di leucemia linfoblastica acuta a cellule T di zebrafish.

A richiamare l’attenzione degli esperti è stata una molecola, la perfenazina, utilizzata da 50 anni come farmaco antipsicotico perché in grado di bloccare i recettori della dopamina.
I ricercatori hanno verificato l’attività antileucemica del farmaco in vitro, in modelli animali e su cellule tumorali umane. Gli studi di biochimica hanno dimostrato l’attività antitumorale della perfenazina e hanno stabilito che tale attività è indipendente dalla sua attività antipsicotica. La molecola, infatti, attiva l’enzima PP2A che favorisce l’autodistruzione delle cellule leucemiche.

Ora, gli esperti stanno lavorando per meglio comprendere l’interazione tra la molecola e PP2A e stanno cercando di sviluppare nuove molecole più potenti e selettive nei confronti di PP2A, evitando gli effetti antipsicotici della perfenazina.

I ricercatori vedono i futuri attivatori di PP2A non come “magic bullets” ma come farmaci importanti da utilizzare in combinazione con i trattamenti oncologici già disponibili. Inoltre, gli attivatori di PP2A potrebbero essere utilizzati anche in altri tumori, in quanto Myc e Akt, le proteine che sopprime PP2A, sono coinvolte anche in altre forme di cancro.