Cinque anni di studio per individuare una molecola, indicata per ora con la sigla AT38, in grado di fare breccia nella barriera creata dal cancro al suo interno per sfuggire all’attacco del sistema immunitario. Tanti ce ne sono voluti a un’equipe italiana dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova, in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e l’Istituto Humanitas di Milano, oltre che con ricercatori croati, per scovare un nuovo meccanismo che apre nuove strade per l’immunoterapia antitumorale, by-passando lo scudo con il quale il cancro contrasta le difese dell’organismo, risvegliando il sistema immunitario e agevolando la regressione della patologia.
La scoperta ha portato alla stesura e deposito di due brevetti e alla pubblicazione dei risultati sul Journal of Exeperimental Medicine.

In tumori umani e animali è stata documentata la produzione di specie reattive dell’azoto (RNS) all’interno del microambiente tumorale. Nel suo studio, il team italo-croato descrive una nuova modificazione post-traduzionale delle chemochine che ha un profondo impatto sul reclutamento dei linfociti nei tumori umani e murini. La produzione all’interno del tumore di RNS induce la nitrazione della chemochina infiammatoria CCL2 e ostacola in questo modo l’infiltrazione dei linfociti T, che restano intrappolati nello stroma circostante il tumore.

Il precondizionamento del microambiente tumorale con nuovi farmaci come AT38 che inibiscono la modificazione di CCL2 facilita l’invasione del tumore da parte dei linfociti T tumore-specifici, suggerendo che tali agenti potrebbero essere efficaci nell’immunoterapia antitumorale.

Inoltre, spiega uno degli autori, Vincenzo Bronte, ordinario di immunologia all’Università di Verona, “AT38 crea una memoria immunologica, grazie alla quale il sistema immunitario, in caso di nuovo attacco, saprà riconoscere il tumore come elemento da sconfiggere”.

Finora l’AT38 è stato sperimentato su due tipi di tumori, uno solido e uno ematologico - fibrosarcoma e linfoma -, ma si è rivelato efficace anche contro altre due neoplasie: il cancro del colon-retto e quello della prostata. Ora si tratterà di trovare un’azienda farmaceutica interessata a investire sulla molecola e che si faccia carico di avviare gli studi di tossicità e le successive sperimentazioni cliniche sull’uomo.

B. Molon, et al. Chemokine nitration prevents intratumoral infiltration of antigen-specific T cells. J Exp Med 2011;208(10):1949-1962. doi: 10.1084/jem.20101956.
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