Sunitinib potrebbe essere un'alternativa alla radioterapia panencefalica dopo la chirurgia stereotassica per controllare le metastasi cerebrali del cancro al polmone o del cancro al seno. A suggerirlo è uno studio di fase II della Cleveland Clinic di Cleveland, appena presentato a Chicago, durante i lavori del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

 Nei pazienti studiati, che avevano da una a tre metastasi cerebrali di nuova diagnosi, il trattamento adiuvante con sunitinib dopo la chirurgia stereotassica ha portato a una sopravvivenza libera da progressione (PFS) nel sistema nervoso centrale di 4,8 mesi, la PFS a 6 mesi è stata del 43% e quella a 12 mesi del 34%.

 “Il trattamento dei pazienti che hanno un numero limitato di metastasi cerebrali con la combinazione della radiochirurgia stereotassica seguita da sunitinib adiuvante è fattibile con una tossicità accettabile” ha detto il primo autore del lavoro David Peereboom, presentando i dati al congresso ASCO.

Nei pazienti che presentano non più di tre metastasi cerebrali, il trattamento standard dopo la radiochirurgia stereotassica è la radioterapia panencefalica adiuvante, perché è stato dimostrato che la sola chirurgia stereotassica senza radioterapia porta a un’alta percentuale di recidiva nel cervello. La radioterapia adiuvante riduce tali recidive, ma può avere sequele neurologiche significative. Per questo, molti medici spesso preferiscono rinviare la radioterapia panencefalica fino alla progressione della malattia.

Peereboom ha spiegato che lui e il suo gruppo hanno deciso di provare sunitinib perché il farmaco è un inibitore dei recettori del VEGF e hanno dunque voluto vedere se sarebbe stato in grado di prevenire la crescita delle metastasi microscopiche presumibilmente presenti nel cervello di questi pazienti, preservando nel contempo le funzioni neurocognitive.

Lo studio presentato a Chicago ha coinvolto 14 pazienti (6 uomini e 8 donne) candidabili alla radiochirurgia stereotassica, ai quali erano state diagnosticate da poco da una a tre metastasi cerebrali. L'età mediana dei pazienti era di 59 anni (range 46-80) e il 36% (5 pazienti) aveva un tumore al polmone, il 21% (3 pazienti) un tumore al seno, il 14% (2 pazienti) un melanoma e i rimanenti avevano altri tipi di tumori. Il gruppo di ricercatori, ha detto Peereboom, sta ora pianificando uno studio più ampio, limitando il campione ai pazienti con metastasi da tumore al polmone non a piccole cellule o da tumore al seno.

Oltre che con la chirurgia stereotassica, i pazienti sono stati trattati con la chemioterapia per il tumore primario e con sunitinib 37,5 mg oppure 50 mg/die nei giorni da 1 a 28 in un ciclo 42-giorni fino a progressione della malattia cerebrale.

Un paziente ha sviluppato neutropenia di grado 4, mentre per quanto riguarda le tossicità di grado 3 si sono avuti affaticamento in cinque pazienti, neutropenia in due e rash in uno. Un paziente ha dovuto ridurre il dosaggio per via della tossicità.

Federico Esteso, neuroncologo dell’Alexander Fleming Institute di Buenos Aires, ha commentato i dati dicendo che “questa terapia sembra avere qualche merito” e, sebbene non sia mai stata utilizzata nel suo centro, lo specialista ha detto che potrebbe essere interessato a provare altri inibitori del VEGF e vorrebbe essere informato sui prossimi dati sugli outcome del trattamento, quando saranno disponibili.

D. Peereboom, et al. Phase II trial of sunitinib as adjuvant therapy after stereotactic radiosurgery (SRS) in patients with 1-3 newly diagnosed brain metastases. ASCO 2012; Abstract 2018.
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