Sunitinib potrebbe essere il primo trattamento medico efficace per il meningioma maligno o atipico ricorrente,  anche se gravato da una certa tossicità. A suggerirlo è uno studio multicentrico e randomizzato di fase II, in cui l’inibitore delle tirosin chinasi ha dimostrato un’attività incoraggiante. Il trial è stato pubblicato da poco sulla rivista Neuro-Oncology.

Il farmaco è stato testato su 36 pazienti colpiti da un meningioma, di cui 30 con meningioma atipico ricorrente e sei con meningioma anaplastico, tutti pesantemente pretrattati e refrattari, con una mediana di cinque recidive (range, 2-10).

Tutti i partecipanti sono stati trattati con sunitinib 50 mg/die per i primi 28 giorni ogni 42 giorni fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile. Inoltre, il dosaggio è stato ridotto prima a 37,5 mg e quindi a 25 mg per i pazienti che avevano manifestato tossicità non ematologiche di grado 3/4 (principalmente nausea, vomito e diarrea) o tossicità ematologiche di grado 4.

L’outcome primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) dopo 6 mesi , mentre gli outcome secondari erano la percentuale di risposta radiografica, la sicurezza, la PFS e la sopravvivenza globale (OS).

La PFS a 6 mesi è risultata del 42%, la PFS mediana di 5,2 mesi (IC al 95% 0,8-8,3) e l’OS mediana di 24,6 mesi (IC al 95% 16,5-38,4).

Sia il recettore del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR) sia quello del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR) sono altamente espressi nei meningiomi. Coerentemente, gli autori hanno trovato una PFS mediana significativamente superiore tra i pazienti che avevano lesioni esprimenti il VEGFR rispetto ai quelli VEGFR-negativi: 6,4 mesi contro 1,4 mesi (P = 0,005).

In uno studio di fase II su pazienti simili (pubblicato sulla stessa rivista nel 2009), la PFS a 6 mesi ottenuta con imatinib era stata dello 0%, spiegano gli autori, guidati da Thomas J. Kaley, del dipartimento di neurologia del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

La PFS vista con sunitinib in questo nuovo studio è stata definita dai ricercatori gratificante, ma la tossicità si è rivelata "probabilmente superiore a quella attesa".

Tra gli eventi avversi sono stati segnalati un’emorragia intratumorale di grado 5, due emorragie intratumorali/nel SNC di grado 3, un’emorragia intratumorale/nel SNC di grado 2, una microangiopatia trombotica di grado 3 e una di grado 4, e una perforazione gastrointestinale di grado 3.

"Per quanto ne sappiamo, il nostro è il primo studio prospettico a mostrare l'efficacia di un trattamento medico per i pazienti con meningioma aggressivo" concludono i ricercatori, aggiungendo che la percentuale di PFS ottenuta con sunitinib merita ulteriori indagini e uno studio randomizzato più ampio.

"I risultati sono interessanti, ma la tossicità è un problema" ha detto il secondo firmatario dello studio, Patrick Y. Wen, direttore del Center for Neuro-Oncology del Dana-Farber Cancer Institute/Brigham and Women's Hospital di Boston, in un’intervista. "Dovremo fare in modo di riuscire a ottenere la stessa attività con un regime meno tossico prima di pensare a uno studio di fase III" ha detto il ricercatore. Una possibilità da testare, ha spiegato, è quella di utilizzare una dose più bassa in continuo (per esempio, 37,5 mg/die).

T.J. Kaley. Phase II trial of sunitinib for recurrent and progressive atypical and anaplastic meningioma. Neuro Oncol. 2014; doi:10.1093/neuonc/nou148.
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