Gli uomini affetti da tumore alla prostata e sottoposti per questo a una terapia di deprivazione androgenica (ADT) potrebbero essere esposti a un aumento del rischio di tumore del colon-retto compreso tra il 30-40%. L'impatto maggiore si avrebbe con la orchiectomia, mentre il trattamento con agonisti del GnRH avrebbe un effetto più modesto.

A prescindere dal tipo di ADT, comunque, il rischio aumenterebbe all'aumentare della durata del trattamento. A suggerire tutto ciò è uno studio osservazionale made in Usa - un'analisi di un database del National Cancer Institute (NCI) - appena pubblicato sul sito del Journal of the National Cancer Institute.

"Questi risultati hanno importanti implicazioni per i pazienti affetti da carcinoma della prostata che assumono o devono iniziare una ADT" scrivono gli autori - un gruppo dell'Università del Michigan - nella discussione del lavoro. "Nonostante un rischio relativo di cancro al colon moderato" aggiungono "l'impatto di questo aumento può comunque essere ampio, visto che i pazienti in terapia antiandrogenica sono centinaia di migliaia".

L'interesse dei ricercatori sulla possibile associazione tra ADT e tumore al colon si è acceso dopo la loro scoperta di due gemelli monozigotici che avevano sviluppato questo tumore dopo aver seguito una ADT per un cancro alla prostata.

Per valutare se i pazienti sottoposti ad ADT siano ad aumentato rischio di cancro al colon, il team statunitense ha quindi cercato nel database SEER del NCI gli uomini con un tumore alla prostata di nuova diagnosi negli anni dal 1993 al 2002. Limitando la ricerca ai soggetti oltre i 67 anni di età al momento della diagnosi, hanno identificato 107.859 uomini con un follow-up fino a 4 anni (follow-up medio 59,4 mesi); di questi 55.901 avevano effettuato una ADT durante il periodo in studio, di cui 50.097 trattati con agonisti del GnRH e 5.804 sottoposti a orchiectomia.

Il tasso di tumore del colon-retto nei pazienti con cancro alla prostata non sottoposti ad ADT è risultato pari a 3,7 casi ogni 1.000 persone all'anno. L'incidenza è risultata invece di 4,4 casi ogni 1.000 persone all'anno in caso di terapia con agonisti del GnRH e a 6,3 in caso di castrazione chirurgica. In quest'ultimo gruppo si è osservata una quota significativamente superiore di tumori scarsamente differenziati o indifferenziati.

Le analisi hanno mostrato inoltre che l'aumento del rischio è tanto maggiore quanto più lunga è la terapia. Nei soggetti trattati con agonisti del GnRH per meno di 2 anni, l' hazard ratio aggiustato di rischio di cancro al colon è risultato pari a 1,19. L'hazard ratio è risultato però aumentato a 1,31 in caso di terapia di durata superiore ai 2 anni e a 1,37 nei soggetti sottoposti a orchiectomia (P = 0.01).

I risultati sono rimasti sostanzialmente invariati anche aggiustando i dati in base all'effettuazione o meno anche di una radioterapia (potenzialmente associata anch'essa a un aumento del rischio di tumore al colon).

Nella discussione, gli autori affermano anche che i risultati del loro studio potrebbero avere implicazioni importanti specialmente per i pazienti con tumori alla prostata localizzati, a crescita lenta, per i quali è necessaria una ADT più prolungata.

Nell'editoriale di commento, Jennifer Lin ed Edward Giovannucci, del Brigham and Women's Hospital di Boston, affermano che risultati dello studio evidenziano un ulteriore fattore da tenere in considerazione all'atto della decisione se effettuare o meno l'ADT. Questi dati, secondo i due editorialisti, rinforzano anche la necessità di eseguire uno screening di routine del cancro del colon nei pazienti che effettuano una ADT e di adottare comportamenti, come la pratica di una regolare attività fisica, che possano aiutare a contrastare alcuni degli svantaggi della ADT.

Gillessen S, et al. Risk of colorectal cancer in men on long-term androgen deprivation therapy for prostate cancer. J Natl Cancer Inst 2010; DOI: 10.1093/jnci/djq419.
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