Nonostante le chiare controindicazioni alla terapia anticoagulante, i pazienti oncologici che presentano una embolia polmonare individuata attraverso analisi di imaging, dovrebbero essere trattati con una terapia anticoagulante cronica, preferibilmente con eparina a basso peso molecolare per ridurre il rischio di ricorrenza di eventi tromboembolici. A sostenerlo sono i ricercatori del Leiden University Medical Center, che hanno presentato il loro studio al meeting annuale dell’ American Society of Hematology.

“Nel nostro studio, spiegano i ricercatori, in assenza della terapia anticoagulante, il rischio di ricorrenza di tromboembolismo venoso era molto superiore nei 926 pazienti oncologici con embolia polmonare (EP) individuata attraverso TC effettuata per ragioni diverse dal sospetto di EP”.

Nello studio, i pazienti trattati con eparina a basso peso molecolare hanno ottenuto risultati migliori rispetto ai soggetti trattati con warfarin. Inoltre, rispetto a quest’ultimo, i pazienti trattati con eparina a basso peso molecolare hanno mostrato un rischio inferiore di sanguinamenti.

Come spiegano i ricercatori, il rischio di tromboembolismo venoso è particolarmente elevato nei pazienti con tumore del pancreas, del polmone, adenocarcinoma metastatico di origine ginecologica o gastrointestinale e tumore cerebrale.

Gli esperti hanno condotto una meta analisi di 926 pazienti con tumore e con embolia polmonare identificata mediante CT. I ricercatori hanno comparato i risultati dei pazienti trattati con eparina a basso peso molecolare, con antagonisti della vitamina K, principalmente warfarin rispetto ai soggetti non sottoposti a profilassi con una terapia anticoagulante a causa delle controindicazioni di tale trattamento.
Il rischio di ricorrenza di tromboembolismo venoso era pari al 6,2% nei pazienti trattati con eparina a baso peso molecolare, del 6,4% nei pazienti trattati con antagonisti della vitamina K e del 12% nei pazienti non trattati con una terapia anticoagulante.

Episodi di sanguinamento maggiore sono stati osservati nel 3,9% dei pazienti trattati con eparina a basso peso molecolare e nel 13% dei pazienti trattati con antagonisti della vitamina K (hazard ratio 3,9; 95% IC, 1,6-10). Il tasso di mortalità a sei mesi era del 37% per i pazienti trattati con eparina, del 28% dei pazienti trattati con antagonisti della vitamina K e del 47% dei pazienti non trattati.

In base a questi risultati, la terapia anticoagulante dovrebbe essere raccomandata nei pazienti oncologici nei quali è stata diagnosticata un embolia polmonare. Comunque, concludono gli autori,  risultati dovrebbero essere confermati da studi clinici randomizzati.