Terapia con incretine e rischio di carcinoma pancreatico, esiste un legame?

Un recente studio retrospettivo di coorte, appena pubblicato su Diabetes Care, evidenzia un rischio di carcinoma pancreatico raddoppiato tra i pazienti diabetici trattati con incretine (o incretino-mimetici), anche se, scrivono gli autori, improbabile che siano i farmaci ad aver effettivamente causato quest'aumento.

Un recente studio retrospettivo di coorte, appena pubblicato su Diabetes Care, evidenzia un rischio di carcinoma pancreatico raddoppiato tra i pazienti diabetici trattati con incretine (o incretino-mimetici), anche se, scrivono gli autori, è improbabile che siano i farmaci ad aver effettivamente causato quest’aumento.

Secondo i ricercatori, coordinati da Mathieu Boniol, vicepresidente dell’International Prevention Research Institute di Lion, la "semplice interpretazione" secondo cui le terapie a base di incretine causano il cancro del pancreas non è "supportata" dai risultati dello studio.

Invece, scrivono i ricercatori, la ragione di tale aumento "potrebbe essere la conseguenza di un carcinoma pancreatico non ancora diagnosticato che ha indotto o aggravato il diabete".
Lo studio ha preso le mosse da timori su un possibile aumento del rischio di cancro tra i pazienti diabetici trattati con farmaci incretinici, tra cui gli agonisti del recettore del glucagone-like peptide di tipo1 (GLP-1R) e gli inibitori della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4).
I risultati di quest’analisi retrospettiva si basano su due banche dati europee di sistemi sanitari pubblici, contenenti dati su 33.292 pazienti diabetici trattati con farmaci incretinici e 525.733 trattati con altri farmaci antidiabetici non insulinici.

Dopo che gli autori hanno aggiustato i risultati tenendo conto di età, sesso e della possibilità che i pazienti avessero successivamente ricevuto o meno una prescrizione di insulina, le analisi hanno evidenziato un rischio di carcinoma pancreatico più che raddoppiato nei pazienti trattati con incretine (HR aggiustato, 2.14, IC al 95% 1,71-2,67) rispetto ai pazienti trattati con altri farmaci (non insulinici).

Tuttavia, riferiscono Boniol e i colleghi, il rischio di cancro al pancreas nei pazienti in terapia con incretino-mimetici è diminuito nel tempo. Questa constatazione di una diminuzione del rischio nel tempo, sostengono gli autori, va contro la conclusione che i farmaci incretinici causano il cancro del pancreas.

"Un effetto causale diretto potrebbe essere sospettato se a un'esposizione via via più lunga ai farmaci incretinici fosse associato un rischio costantemente crescente di tumore al pancreas".
Nei primi 3 mesi dopo la prima prescrizione di un incretino-mimetico, il rischio di cancro al pancreas è risultato 3,35 volte maggiore (IC al 95%, 2,32-4,84) rispetto a quello dei pazienti trattati con altri antidiabetici, ma è "diminuito gradualmente" fino a 1,69 (IC al 95%, 1,12-2,55) un anno dopo la prima prescrizione.

Richard Hellman, dell'Università del Missouri di Kansas City, ha detto che i risultati sono "interessanti", ma di valore limitato dal disegno retrospettivo dello studio, dalla breve durata del follow-up e dai potenziali fattori di confondimento.

In quanto tali, questi nuovi dati non aiutano a dimostrare o confutare l’esistenza di un nesso causale tra l’impiego di incretino-mimetici e il tumore al pancreas, ha proseguito Hellman, che è anche ex presidente dell’American Association of Clinical Endocrinologists.

"In questo momento, non abbiamo i dati" ha detto l’esperto in un'intervista. "È una questione che ci preoccupa, per via di ciò che sappiamo sugli effetti di laboratorio dei farmaci, ma non abbiamo ancora la risposta. Abbiamo bisogno di studi più lunghi e con un numero maggiore di pazienti per poter rispondere a questa domanda".

Lo studio, finanziato da Sanofi, è stato condotto su richiesta dell'Agenzia Europea dei Medicinali per valutare il rischio di carcinoma pancreatico associato a lixisenatide. Tuttavia, la ricerca copre un anche un periodo precedente all'uso di lixisenatide nella popolazione generale, perché l'approvazione dell'agonista del GLP-1R era "troppo recente", osservano gli autori nella discussione.

Le analisi dello studio sono state condotte nel 2015 e nel 2016 su due coorti di soggetti: una in Belgio, per la quale sono stati raccolti dati dal 2008 al 2013, e una in Italia, con dati dal 2000 al 2012.
Sono dunque necessari ulteriori studi, concludono Boniol e i colleghi per valutare se l'uso prolungato dei farmaci incretinici possa influenzare il rischio di cancro al pancreas.

M. Boniol, et al. Incretin-Based Therapies and the Short-Term Risk of Pancreatic Cancer: Results From Two Retrospective Cohort Studies. Diabetes Care 2017; dc170280; doi: 10.2337/dc17-0280.
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