Un terapia sostitutiva prolungata con testosterone non pare aumentare il rischio di sviluppare un tumore, compreso quello alla prostata, A suggerirlo è un nuovo studio osservazionale pubblicato di recente sul British Jouurnal of Urology International.

"Restano alcune incertezze circa la sicurezza di testosterone per quanto riguarda la salute della prostata. Questo studio ha, invece, dimostrato che durante un follow-up prolungato non sembra esserci alcun aumento del rischio di cancro alla prostata per gli uomini trattati con testosterone" ha detto l’autore senior dello studio, Michael L. Eisenberg, della Stanford University, in un’intervista.

Diversi studi longitudinali non hanno trovato alcuna associazione tra livelli basali di testosterone e carcinogenesi prostatica. Inoltre, una precedente metanalisi di 19 studi controllati con placebo non ha evidenziato alcun aumento del rischio di cancro alla prostata negli uomini sottoposti a terapia sostitutiva con testosterone. Tuttavia, avvertono Eisenberg e i colleghi nell’introduzione del lavoro, il breve follow-up di questi studi potrebbe aver limitato la loro capacità di evidenziare un rischio a lungo termine.

Per saperne di più, gli autori hanno incrociato i dati relativi a 247 uomini sottoposti alla terapia sostitutiva con testosterone nel corso degli ultimi 20 anni e a 211 controlli non trattati con quelli del Texas Cancer Registry per valutare l'associazione tra l'incidenza di tumori (alla prostata e altri tumori) e terapia con l’androgeno.

Nel campione studiato, 47 uomini hanno sviluppato un tumore, di cui l’8,1% di quelli in terapia con testosterone e il 12,8% di quelli non trattati con l’ormone (P = 0.1).

Questi tassi sono risultati più alti dell’atteso per la popolazione generale del Texas, e l'eccesso sembra essere spiegato interamente da un numero tre volte maggiore del previsto di casi di cancro alla prostata.

Tuttavia, né l'incidenza complessiva di tumori (hazard ratio, HT, 1,0), né il rischio di cancro alla prostata (HR 1,2) hanno mostrato differenze significative tra il gruppo trattato con testosterone e quello di controllo, così come non sono emerse differenze significative nei tassi di biopsia prostatica tra i due gruppi (25,9% contro 31,8%; P = 0,17).

Invece, quello che è sembrato contribuire al rischio di cancro alla prostata è il livello basale di PSA. Gli uomini con una valore mediano di al di sotto di 1,1 ng/ml non hanno mostrato alcun aumento del rischio di cancro alla prostata a prescindere dalla terapia con testosterone, mentre quelli con un valore superiore hanno mostrato un rischio di cancro alla prostata 3,51 volte più alto, anche a prescindere dalla terapia con l’androgeno.

"I medici prescrittori dovrebbero essere consapevoli del fatto che il rischio di cancro alla prostata varia con il livello di PSA" ha detto Eisenberg. "Tuttavia, i nostri dati non hanno dimostrato che il testosterone modifica tale rischio, quanto piuttosto che un PSA elevato aumenta le probabilità di sviluppare questo tumore (indipendentemente da fatto che il paziente faccia o meno la terapia con l’androgeno)".

"Mentre si continuano a valutare i rischi e i benefici della terapia sostitutiva con testosterone, è importante avere una visione equilibrata non solo dei possibili danni, ma anche dell’assenza di danni causati da questi trattamenti" ha concluso l’autore.


M.L. Eisenberg, et al. Testosterone therapy and cancer risk. Br J Urol. 2014; doi: 10.1111/bju.12756.
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