Terapia ormonale sostitutiva combinata: uno studio fa di nuovo discutere sul rischio di cancro al seno

Uno studio britannico pubblicato di recente ha evidenziato che il rischio di cancro al seno è quasi triplicato nelle donne che assumono una terapia ormonale sostitutiva combinata (HRT, in Italia conosciuta più comunemente come TOS). Questo rischio aumenterebbe ulteriormente nelle donne che fanno uso di questi ormoni da più di 15 anni. Tali risultati sono stati pubblicati sulla rivista The British Journal of Cancer. Come espresso chiaramente dalla International Menopause Society in un comunicato stampa, emesso ieri per la stampa specialistica inglese, questo studio va ridimensionato per la sua portata statistica e, soprattutto,bisogno distinguere le varie tipologie di TOS.

Uno studio britannico pubblicato di recente ha evidenziato che il rischio di cancro al seno è quasi triplicato nelle donne che assumono una terapia ormonale sostitutiva combinata (HRT, in Italia conosciuta più comunemente come TOS). Questo rischio aumenterebbe ulteriormente nelle donne che fanno uso di questi ormoni da più di 15 anni.

Tali risultati sono stati pubblicati sulla rivista The British Journal of Cancer. Come espresso chiaramente dalla International Menopause Society in un comunicato stampa, emesso ieri per la stampa specialistica inglese, questo studio va ridimensionato per la sua portata statistica e, soprattutto,bisogno distinguere le varie tipologie di TOS.

Si stima che una cinquantenne su 10 che utilizza la terapia ormonale sostitutiva abbia a che fare con i sintomi della menopausa, tra cui vampate di calore, sudorazioni notturne, insonnia, sbalzi d'umore e stanchezza.

“Il 15-20% delle donne utilizzano le terapie perché hanno forti sintomi e anche forti rischi ma il rimanente 80% vengono seguite per migliorare lo stile di vita ed evitare i fattori di rischio. La menopausa era in passato un evento naturale ma non lo è più oggi perché oggi sopravviviamo in maniera elevata alla menopausa. In passato, in cui non c’erano gli antibiotici, si moriva nel periodo della menopausa a 50-51 anni (oltre una buona fetta che moriva di parto). Oggi possiamo vivere molto più a lungo, 35 anni senza ormoni, grazie al miglioramento della qualità di vita in alcuni casi anche grazie all’uso della TOS” ha dichiarato ai microfoni di Pharmastar la prof. Rossella Nappi, associato di Clinica Ostetrica e Ginecologica, Dipartimento di Scienze cliniche-chirurgiche, diagnostiche e pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia e membro del direttivo della International Menopause Society .

La TOS è efficace, ma controversa, perché studi pubblicati nel 2002 e nel 2003 avevano già suggerito un collegamento con il cancro al seno. Quei risultati hanno portato ad un dimezzamento del numero di donne che assumono tale terapia.

Lo studio in questione è stato condotto presso l'Istituto di Ricerca sul Cancro (ICR) di Londra e ha coinvolto 39 183 donne che sono state monitorate per sei anni.

I dati indicano che il 2% delle donne monitorate per sei anni (n=775) aveva sviluppato cancro al seno; in questo gruppo coloro che erano in terapia con HRT combinata avevano una probabilità 2,74 volte più alta di ammalarsi di questo tumore (95% CI: 2.05–3.65).

Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che il rischio di malattia è stato precedentemente fortemente sottovalutato, Altra cosa che emerge dallo studio è che il rischio aumenta con il tempo di utilizzo dell’HRT.

Il rischio di cancro al seno aumenta con la durata di utilizzo, le donne che avevano fatto uso di terapia ormonale sostitutiva combinata per più di 15 anni, infatti, mostravano una probabilità 3,27 volte più elevata di sviluppare il cancro al seno rispetto a chi non ne aveva fatto uso (95% CI: 1.53–6.99).

“Questo articolo”-ha spiegato la prof.ssa Nappi- “è l’ennesima rianalisi di casistiche , condotto su un numero relativo di pazienti, in cui si dimostra che la TOS in generale, senza fare distinzione tra l’uso di diversi tipi di molecole, comporta dopo 5 anni un piccolo aumento di rischio di tumore della mammella. Questo collegamento è noto da anni; in particolare c’è un’associazione ormonale che tende con il tempo, non prima dei 5 anni, a dare un piccolo aumento del rischio di tumore della mammella. Dobbiamo stare attenti considerando che parliamo di un rischio davvero basso e che va sempre riferito a un rapporto rischio-beneficio; l’assunzione della TOS è, infatti, accompagnata da numerosi benefici.”

“La menopausa”– ha sottolineato la prof.ssa Nappi-“ non va trascurata, soprattutto, quando insorge con molto anticipo. Andare in menopausa 5 anni prima del tempo aumenta la mortalità per tutte le cause (cardiovascolari, degenerative, osteoporotiche etc.). A volte bastano anche pochi anni di terapia per aiutare la donna in questo passaggio; l’1% delle donne italiane va in menopausa prima dei 40 anni e il 4% va in menopausa prima dei 45. Diversi dati evidenziano come andare in menopausa così presto comporta circa il doppio della probabilità di morire con anni di anticipo rispetto alla media della nostra popolazione ( che è di 83-84 anni)”.

L’accompagnamento fatto dal ginecologo nell’entrare nella fase della menopausa è fondamentale per queste donne ed è fondamentale il trattamento.

Per cinque anni non ci sono rischi con nessuna delle TOS, il minimo aumento si ha dopo i primi 5 anni e solo con terapie con progestinici sintetici non usati in Italia.

Lo scorso novembre l'Istituto Nazionale inglese di eccellenza per la Salute e cura (Nice), ha cercato di rassicurare le donne circa la sicurezza del trattamento, che rimpiazza l’impoverimento degli estrogeni e, nella terapia ormonale sostitutiva combinata, i progestinici alleviando i sintomi.

 “E’ vero che l’utilizzo della HRT è una scelta individuale ma è doveroso che le pazienti abbiamo una corretta informazione in merito” ha sottolineato il prof. Anthony Swerdlow, professore di epidemiologia presso l'ICR, che ha aggiunto: "Quello che abbiamo scoperto è che i rischi con la terapia ormonale sostitutiva combinata sono più grandi rispetto a quanto suggerito dalla maggior parte della letteratura."

In realtà, come evidenziato dalla prof.ssa Nappi: “E’ solo uno il tipo di progestinico che può causare questo aumento del rischio e cioè il progestinico sintetico. Quest’ultima tipologia di molecole in Italia li abbiamo sempre usati pochissimo o quasi mai, inoltre, oggi ci sono delle terapie che non contengono il progestinico ma solo estrogeni che da soli non aumentano il rischio di tumore della mammella”.

Altro importante dato che emerge da questo studio è che in donne che utilizzavano un altro tipo di terapia ormonale sostitutiva, una variante a base di soli estrogeni, gli scienziati hanno scoperto che non vi era alcun aumento generale del rischio di cancro al seno (HR=1.00; 95% CI: 0.66–1.54) rispetto alle donne che non avevano mai usato la terapia ormonale sostitutiva, come anche nelle donne che avevano smesso di assumerla da uno o due anni, a conferma di risultati di studi precedenti.

“E’ sbagliato parlare di TOS in generale ”-ha precisato la prof.ssa Nappi -“perché la TOS è un ventaglio di strategie terapeutiche possibili che può includere anche molecole che non contengono il progestinico o utilizzano progestinici non sintetici che non aumentano il rischio di cancro al seno. I ginecologi in Italia prescrivono: estrogeni naturali per bocca o per pelle o estradiolo; progestinici non androgenici e, quindi, non sintetici che sono il più simile possibile al progesterone naturale e che non sono mai stati usati né in UK e neanche in USA; prodotti come il tibolone che non è un estrogeno e neanche un progestinico; estrogeni associati ad anti-estrogenici come il bazedoxifene (senza necessità di utilizzo del progestinico). Noi italiani abbiamo capito con largo anticipo che era molto meglio usare degli ormoni naturali”.

L’agenzia regolatoria inglese sulla sicurezza dei medicinali (The Medicine and Healthcare Products Regulatory Agency) ha dichiarato di voler valutare lo studio e, se necessario, fornire informazioni aggiornate ai prescrittori e utilizzatori di terapia ormonale sostitutiva.

In conclusione, studi passati hanno già sottolineato il collegamento tra l’utilizzo della terapia ormonale sostitutiva combinata (usando progestinici sintetici) e l’aumento del rischio di cancro al seno. Da questa nuova analisi emerge un aumento del rischio pari o superiore alle 2,7 volte in base agli anni di utilizzo di tale trattamento. Come sottolineato dalla prof.ssa Nappi ai nostri microfoni ma anche da un comunicato stampa appena emesso dall’ International Menopause Society: “è necessario analizzare bene questi dati in quanto l’analisi è stata effettuata senza distinguere tra diverse terapie. Inoltre, è doveroso tranquillizzare le pazienti italiane perché nel nostro Paese vengono prescritti solo terapie sicure e monitorate accuratamente dai ginecologi”.

Emilia Vaccaro

Jones ME, et al. Menopausal hormone therapy and breast cancer: what is the true size of the increased risk? Br J Cancer. 2016 Jul 28. doi: 10.1038/bjc.2016.231
.leggi