Tesetaxel, un nuovo taxano sperimentale attivo per via orale, ha dato buona prova di sé come terapia di seconda linea dimostrandosi attivo contro i tumori gastroesofagei in uno studio di fase IIb finalizzato alla ricerca del dosaggio ottimale. Il lavoro, firmato da Jaffer Ajani, dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, è appena stato presentato al Gastrointestinal Cancer Symposium (ASCO-GI) di San Francisco, chiusosi qualche giorno fa.

Nello studio si è ottenuta una risposta parziale nel 20% dei pazienti con carcinoma gastrico avanzato trattati con uno schema posologico basato sul peso corporeo, mentre in altri due gruppi trattati con un dosaggio fisso di tesetaxel la percentuale di risposta parziale è stata rispettivamente dell’11 e 17%.

Tesetaxel è un nuovo taxano semisintetico che stabilizza i microtubuli e induce una forte citotossicità in un’ampia gamma di tipi cellulari tumorali. Gli studi preclinici hanno poi evidenziato che l’attività citotossica di tesetaxel è rispettivamente 10 e tre volte maggiore rispetto a quella di paclitaxel and docetaxel. In particolare, in xenotrapianti di tumori umani il nuovo agente ha mostrato una potente attività antitumorale in lesioni che sovraesprimono la glicoproteina P, se confrontato con i taxani standard.

Ma i vantaggi del nuovo taxano non si esauriscono qui. Il nuovo agente è infatti più comodo e, sembra, più sicuro dei taxani standard. Rispetto a questi ultimi, che richiedono una lunga infusione endovenosa e possono provocare reazioni all’infusione gravi e potenzialmente fatali, nonché una neuropatia cumulativa dose-limitante, tesetaxel si assume infatti per via orale ed è associato a un’incidenza inferiore di neuropatia periferica

Lo studio appena presentato a San Francisco ha coinvolto 36 pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea, già trattati in prima linea con un regime a base di una fluoropirimidina e platino, con un ECOG performance score compreso tra 0 e 1 e una funzionalità d’organo adeguata.

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi, ciascuno trattato con il nuovo taxano una volta ogni tre settimane, ma secondo tre schemi posologici diversi: il primo (13 pazienti) con una dose fissa iniziale di 40 mg, il secondo (13 pazienti) anch’esso con una dose fissa di 50 mg e il terzo (10 pazienti) con una dose variabile in funzione del peso corporeo, partendo con 27 mg/m2 e salendo fino a 35 mg/m2 in base alla tollerabilità.

L’endpoint primario del trial era la percentuale di risposta complessiva.

In due pazienti del primo gruppo, quattro del secondo e uno del terzo si è osservata una stabilizzazione della malattia. La sopravvivenza mediana è stata di 7,8 mesi nel primo gruppo 1 e 7,5 mesi nel secondo, mentre al momento della presentazione dello studio era ancora troppo presto per stimare la sopravvivenza mediana nel terzo gruppo, ancora aperto all’arruolamento.

I più comuni avversi di grado 3-4 sono risultati la fatigue e l’anemia (17%), la neutropenia complicata (15%) e la nausea (10%), ma non si sono osservate reazioni di ipersensibilità.

Secondo quanto riferito da Ajani, l’effetto sulla sopravvivenza globale sembra almeno paragonabile a quello quello osservato con i taxani iniettabili come docetaxel. Studi precedenti hanno dimostrato che usando docetaxel in seconda linea in pazienti con carcinoma gastrico avanzato si raggiungono percentuali di risposta globale che vanno dal 5% al 19% con una sopravvivenza mediana tra i 3,5 mesi e gli 8,4 mesi.

Loretta Itri, di Genta, la biotech americana che sta sviluppando il taxano, ha poi riferito che i ricercatori stanno lavorando per affinare ulteriormente il dosaggio

Oltre a quelli già citati, un ulteriore vantaggio del taxano per via orale rispetto a quelli tradizionali endovena è l’eliminazione della necessità di premedicazione con corticosteroidi e antistaminici, nonché della supervisione da parte di personale medico o paramedico per via della tossicità elevata.

Ma non è così scontato che i pazienti preferiscano farmaci per via orale rispetto a quelli endovena. Russell Petty, dell’Università di Aberdeen, in Scozia, ha spiegato, per esempio, che in una survey effettuata presso la sua università i pazienti intervistati hanno espresso una preferenza per il trattamento infusionale, sebbene la maggior parte dei suoi pazienti ricevano farmaci per via orale perché meno costosi da somministrare nel Regno Unito. Richard Goldberg, della Ohio State University di Columbus ha poi sottolineato che un altro possibile handicap del trattamento per bocca rispetto all’infusione ndovena è quello della compliance del paziente.

Nel frattempo, comunque, Genta sta valutando il suo taxano anche su altri tipi di tumori oltre a quello gastrico avanzato. Si sono già ottenuti risultati interessanti in fase II anche nel carcinoma mammario avanzato; inoltre, sono in corso studi, sempre di fase II, nel melanoma avanzato e in quello della vescica avanzato, mentre devono ancora partire, ma sono già stati pianificati, quelli sul tumore alla prostata avanzato.

J. Ajani, et al. Tesetaxel, a novel oral taxane, as second-line therapy for advanced gastroesophageal cancer: Activity in a dose-ranging study. J Clin Oncol 30, 2012 (suppl 4; abstr 47).
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