L’annuncio dato dall’attrice Angelina Jolie di essersi sottoposta all’asportazione delle ovaie e delle tube, perché portatrice di una mutazione ereditaria dei geni BRCA che le aumentava di oltre l’80% il rischio di contrarre un tumore ovarico, ha acceso un ampio dibattito internazionale sul rischio genetico ereditario e sulle nuove tecniche di prevenzione e cura di questo carcinoma che è il più mortale dei tumori femminili con il 45% di sopravvivenza a 5 anni contro  l’89% del tumore al seno. E questo tasso medio di mortalità a 5 anni sale vertiginosamente al 75% quando il tumore ovarico origina da una mutazione dei geni BRCA.     

Ma, secondo una recente indagine Doxapharma/Acto onlus, il 62% delle donne italiane non sa che la predisposizione genetica ereditaria è uno dei principali fattori di rischio del tumore ovarico perché i medici non ne parlano abbastanza (solo il 24% delle donne riceve informazioni specifiche) e il 72% non conosce i test genetici BRCA che, permettendo di individuare la predisposizione ereditaria, sono destinati a svolgere  un ruolo cruciale sia nelle strategie di cura delle pazienti BRCA mutate che di riduzione del rischio nelle donne sane.     

Di tutto questo si è parlato nell’incontro “Tumore ovarico: nella genetica il futuro della cura e della prevenzione” organizzato da Acto onlus presso l’Istituto di ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano in occasione della 3a Giornata Mondiale sul Tumore Ovarico.

All’incontro, promosso con il contributo incondizionato di Astra Zeneca e con il supporto tecnico di CP Service e Digiscan, hanno partecipato accanto al presidente di Acto onlus Nicoletta Cerana, i ricercatori del Mario Negri Maurizio D’Incalci e Sergio Marchini, gli oncologi Nicoletta Colombo e Fedro Peccatori (IEO Milano), Francesco Raspagliesi (INTMilano), Angelo Paradiso (INTBari) e la genetista Siranoush Manoukian (INTMilano).     
    
“Il tumore ovarico è la neoplasia ginecologica a peggior prognosi nel mondo occidentale. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 6000 nuovi casi con previsioni di sopravvivenza a 5 anni decisamente molto basse. Ma oggi siamo all’alba di una nuova era in cui, grazie alla genetica, si prospettano nuove opportunità  di cura e di prevenzione che tutte le donne, soprattutto quelle maggiormente a rischio, devono conoscere – ha affermato Nicoletta Cerana, presidente di Acto onlus, aprendo l’incontro.     

L’importanza prognostica e terapeutica dei test BRCA    
“Tra le pazienti con carcinoma ovarico la mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 è più frequente di quanto non si pensasse” – ha dichiarato Nicoletta Colombo. Il 14% di tutte le pazienti con tumore ovarico sono portatrici  di mutazione germinale BRCA1/2; la prevalenza di mutazione sale al 17-20% nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso e al 25% nel tipo sieroso di alto grado “Rilevare con il test genetico la presenza di queste      mutazioni ha grande importanza prognostica e terapeutica perché sappiamo che i tumori ovarici associati a  mutazione BRCA hanno una prognosi più favorevole in quanto rispondono meglio alla chemioterapia -  ha  proseguito Nicoletta Colombo - Si stanno anche aprendo nuove frontiere terapeutiche offerte dai farmaci      inibitori di Parp il cui meccanismo d’azione si è  rivelato particolarmente efficace nelle pazienti BRCA mutate”.     

Come noto, gli inibitori di Parp rendono inefficaci i meccanismi di riparo delle cellule tumorali e ne favoriscono  la morte. Attualmente sono in via di sperimentazione diversi inibitori di Parp  alcuni dei quali, approvati a livello europeo, saranno presto disponibili in Italia.    

L’importanza del test BRCA nella chirurgia del tumore ovarico     
Oggi per il carcinoma ovarico non esistono ancora strumenti di diagnosi precoce o di screening ( come la  mammografia per il tumore del seno e il pap test per il tumore dell’utero). Per le donne con aumentato rischio di carcinoma ovarico BRCA associato, la principale forma di prevenzione è la chirurgia profilattica, cioè l’asportazione delle tube e delle ovaie.     

Argomento spinoso su cui è intervenuto Francesco Raspagliesi affermando che “ Recenti studi hanno confermato che l’asportazione delle tube e delle ovaie nelle donne con mutazione BRCA1/2 riduce il rischio di tumore ovaio/tube e peritoneo dell’80% e diminuisce del 70% la mortalità globale. La comunità scientifica è pertanto concorde nel ritenere che una donna con mutazione BRCA dovrebbe prendere in  seria  considerazione l’ovariectomia profilattica di solito effettuata al termine della vita procreativa.” 
  
Decisione non facile da prendere sia perché la demolizione chirurgica non riduce a zero il rischio sia perché è una risposta aggressiva a un problema indotto da una piccola mutazione genica. “Per questo – ha affermato Raspagliesi - è fondamentale che in questo delicato processo la donna sia guidata e sostenuta nella valutazione di tutti gli aspetti clinici, e non, correlati a questa scelta”.    

Alle donne a rischio  genetico di tumore ovarico ma non candidate alla chirurgia profilattica “viene innanzitutto raccomandato  l’esecuzione annuale di una US Transvaginale e la valutazione periodica del biomarcatore tumorale CA125. – ha detto nel suo intervento Angelo Paradiso. “I risultati di due importanti studi ancora in corso ( UK TOOCS Phase II e GOG-0199) verificheranno definitivamente l’efficacia di questo  tipo di screening specificatamente nei soggetti BRCA1/2 mutati come valida alternativa alla chirurgia”.    
    
Ruolo della consulenza oncogenetica
In questo processo svolge un ruolo importante la consulenza oncogenetica che deve essere considerata un complesso percorso in cui le eventuali scelte di tipo preventivo/diagnostico devono tener conto di varie  problematiche (rischio genetico, fattori riproduttivi, efficacia delle varie opzioni chirurgiche, vita relazionale della donna). “La coscienza del rischio genetico – afferma Paradiso - ha spesso correlati emotivi, dinamici e relazionali specifici che possono richiedere specifiche azioni di accompagnamento e supporto psicologico”.    

Un enorme passo avanti  per il trattamento dei tumori femminili     
La concreta possibilità  di sequenziare l’intero genoma umano  e lo sviluppo di raffinati strumenti di indagine genetica hanno aperto scenari fino a pochi anni fa impensabili per la prognosi e la diagnosi del tumore ovarico. “La possibilità di identificare con un semplice prelievo di sangue la presenza di mutazioni nei geni BRCA1/2 e quindi la presenza di un aumentato rischio di tumore al seno o all’ovaio, oppure decidere se usare o meno farmaci specifici nelle pazienti con tale mutazione rappresentano un enorme passo avanti per la terapia e la diagnosi di queste malattie”. – ha affermato Sergio Marchini, sottolineando comunque come lo studio delle mutazioni sia ancora all’inizio e ci siano molti punti che aspettano una risposta.