Avevano impressionati i dati di fase II presentatati all’ASCO pochi mesi fa relativi all’impiego nel ca epatocellulare. Adesso gli entusiasmi per tivantinib si sono un po’ raffreddati visto che in un altro setting, il ca polmonare, il farmaco non ha raggiunto l’end point principale, rappresentato dalla sopravvivenza globale. Per questa ragione  Daiichi Sankyo e il partner ArQule hanno reso noto di aver deciso di interrompere il trial dopo aver preso in esame i dati ad interim dello studio.

Lo studio in questione prende il nome di  MARQUEE e  ha arruolato 1000 pazienti precedentemente trattati e con tumore al polmone NSCLC non squamose localmente avanzato o metastatico. Lo studio ha investigato l’efficacia di due regimi: tivantinib associato a erlotinib o solo quest’ultimo. Le due aziende hanno reso noto che il farmaco ha aumentato in misura significativa la sopravvivenza senza progressione però questo benefico non si è poi tradotto in un miglioramento della sopravvivenza globale.

Lo studio in questione prende il nome di  MARQUEE e  ha arruolato quasi 1000 pazienti precedentemente trattai con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamoso NSCLC localmente avanzato o metastatico. Lo studio ha investigato l’efficacia di due regimi: tivantinib associato a erlotinib o solo quest’ultimo. Le due aziende hanno reso noto che il farmaco ha aumentato in misura significativa la sopravvivenza libera da malattia però questo benefico non si è poi tradotto in un miglioramento della sopravvivenza globale.

Lo scorso mese di agosto il farmaco aveva già subito un brutto colpo quando venne deciso di interrompere uno studio condotto in Asia, sempre nel ca polmonare, a causa del timore di problemi di tossicità,  che nello studio MARQUEE sembrano però scongiurati.

Sviluppato da ArQule e Daiichi Sankyo, tivantinib, è un inibitore orale del recettore della tirosin-chinasi MET. Nelle cellule adulte sane, questo recettore supporta alcune funzioni cellulari, mentre nelle cellule tumorali – a causa della mutazione delle stesse – il recettore MET è costantemente e inappropriatamente attivo per ragioni ancora sconosciute.

Quando è attivato in maniera anormale, MET è coinvolto nella migrazione e nella proliferazione delle cellule tumorali, nella diffusione del tumore, nell’angiogenesi (capacità del tumore di sviluppare nuovi vasi sanguigni) e nelle metastasi (la diffusione a distanza del tumore).

Tivantinib – attualmente in fase di sviluppo – ha il potenziale per diventare il capostipite dei MET-inibitori  per il trattamento di altre indicazioni, come il carcinoma del fegato e del colon-retto.