Tivozanib, un antiangiogensi sperimentale che agisce contro tutte e tre le forme del recettore del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), ha mostrato effetti simili a quelli di sorafenib sulla sopravvivenza generale dei pazienti con carcinoma a cellule renali (CCR) in fase avanzata. Lo dimostra un’analisi a due anni dello studio  TIVO-1.

Sviluppato da Astellas in collaborazione con la biotech americana Aveo Pharmaceuticals, tivozanib è attualmente in sperimentazione, oltre che nel CCR, anche nel tumore al seno e in quello del colon retto.

TIVO-1 è uno studio multicentrico di fase III, randomizzato e in aperto, che ha arruolato 517 pazienti con CCR in fase avanzata, già sottoposti a nefrectomia e non trattati in precedenza con farmaci anti-VEGF o anti-mTOR. È il primo trial ad aver confrontato un farmaco in fase registrativa con uno già approvato per la terapia di prima linea del CCR.

Per quanto riguarda la sopravvivenza senza progressione (PFS), a due anni il nuovo farmaco è risultato superiore al controllo di 8,4 mesi, con un tasso di risposta del 13%. I dati sulla sopravvivenza generale (OS) hanno mostrato un efficacia sovrapponibile dei due farmaci. La OS con entrambi i medicinali era di 29 mesi.

Nello studio, tivozanib ha mostrato una migliore sicurezza e tollerabilità rispetto a sorafenib. La percentuale di pazienti che hanno necessitato di ridurre la dose del trattamento a causa di eventi avversi era del 14% con il nuovo farmaco e del 44% con sorafenib.

Oltre a inibire i tre sottotipi 1, 2 e 3 del recettore del VEGF, tivozanib agisce anche contro anche il fattore di crescita piastrinico (PDGF) beta e il recettore cKIT, anch’esso promotore della crescita tumorale.

Se approvato (come probabile), una volta in commercio il nuovo anti-VEGF dovrà competere con sorafenib e pazopanib, ma soprattutto con sunitinib, attualmente il farmaco più prescritto per questa indicazione. La decisione dell’Fda è attesa per il prossimo luglio.