Trapianto, maribavir 'killer' efficace contro il citomegalovirus

L'antivirale maribavir, assunto due volte al giorno, ha mostrato un'efficacia simile a quella di valganciclovir nell'eliminazione della viremia da citomegalovirus (CMV) in pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche o di organi solidi, in uno studio randomizzato di fase 2 appena pubblicato sul New England Journal of Medicine (Nejm).

L’antivirale maribavir, assunto due volte al giorno, ha mostrato un'efficacia simile a quella di valganciclovir nell'eliminazione della viremia da citomegalovirus (CMV) in pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche o di organi solidi, in uno studio randomizzato di fase 2 appena pubblicato sul New England Journal of Medicine (Nejm).

"L'infezione da citomegalovirus (CMV) è una complicanza comune del trapianto di cellule ematopoietiche e di organi solidi ed è associata ad un aumento della morbilità e della mortalità" scrivono Johan Maertens, del dipartimento di ematologia dell’Ospedale Universitario di Lovanio (Belgio), e i colleghi sulle pagine del Nejm. "Gli agenti anti-CMV disponibili sono efficaci, ma sono limitati dai loro effetti tossici, tra cui mielosoppressione (ganciclovir e valganciclovir), nefrotossicità (foscarnet e cidofovir) e squilibri elettrolitici (foscarnet)"

Servono quindi agenti anti-CMV efficaci con meccanismi d'azione diversi, che offrano profili di sicurezza più favorevoli. Maribavir - un benzimidazolo riboside biodisponibile per via orale - è attivo in vitro contro i ceppi di CMV resistenti a ganciclovir, foscarnet o cidofovir e ha un profilo di sicurezza favorevole, senza nefrotossicità o mielosoppressione associate.

Nello loro studio, gli autori hanno arruolato pazienti di almeno 18 anni che erano stati sottoposti a trapianto di cellule ematopoietiche o di organi solidi e che presentavano una riattivazione del CMV, con una viremia compresa fra 1000 e 100.000 copie di DNA/ml. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a trattamento con maribavir a un dosaggio pari a 400, 800 o 1200 mg due volte al giorno o alla dose standard di valganciclovir per non più di 12 settimane.

L’endpoint primario di efficacia era la percentuale di pazienti che mostravano una risposta al trattamento, definita come la non rilevabilità nel plasma del DNA del CMV entro 3 e 6 settimane dall’inizio del trattamento., mentre l’endpoint primario di sicurezza era l’incidenza di eventi avversi che si manifestavano o peggioravano durante il trattamento.

Complessivamente, 159 pazienti hanno ricevuto il trattamento e i dati post basale erano disponibili per 117 pazienti nel gruppo trattato con maribavir e 39 nel gruppo trattato con valganciclovir.

I pazienti che hanno risposto al trattamento entro 3 settimane sono stati il 62% nel gruppo trattato con maribavir (IC al 95% 52% -70%) contro 56% nel gruppo assegnato all’antivirale di confronto (IC al 95% 40%-72%), mentre quelli che hanno risposto entro 6 settimane sono stati il 79% (IC al 95% 70%-86%) contro 67% (IC al 95% 50% -81%) (risk ratio [RR] = 1,2; IC al 95% 0,95-1,51).

Le percentuali di pazienti che hanno mostrato una risposta al trattamento sono apparse simili nei gruppi trattati con i tre differenti dosaggi di maribavir. Due pazienti che avevano risposto all’antivirale hanno avuto una recidiva di infezione da CMV entro 6 settimane dall'inizio di marivabir 800 mg due volte al giorno.

Nei pazienti trattati con maribavir si è avuta un'incidenza maggiore di eventi avversi gravi verificatisi o peggiorati durante il trattamento rispetto a quelli trattati con valganciclovir: rispettivamente 44% contro 32%; inoltre, un numero maggiore di pazienti trattati con maribavir ha interrotto il trattamento a causa di un evento avverso (23% contro 12%).

Nel braccio trattato con maribavir si è anche osservata una maggiore incidenza di eventi avversi gastrointestinali, in particolare disgeusia, ma un’incidenza più bassa di neutropenia.

"Con il suo meccanismo di azione unico e e le evidenze che suggeriscono un’ assenza di mielosoppressione, maribavir dovrebbe essere studiato ulteriormente nei pazienti sottoposti a trapianto", concludono Maertens e i colleghi.


J. Maertens, et al. Maribavir for Preemptive Treatment of Cytomegalovirus Reactivation. New Engl J Med. 2019;doi:10.1056/NEJMoa1714656.
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