Genentech, ora parte del gruppo Roche, ha annunciato i risultati topline dello studio EMILIA, il primo studio randomizzato di fase III su trastuzumab emtansine (T-DM1), condotto su donne con un carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, già trattate in precedenza.

In questo studio, il trattamento con trastuzumab emtansine ha mostrato di aumentare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al trattamento con lapatinib più capecitabina, mentre non sono ancora disponibili i risultati finali di sopravvivenza globale (OS), che era il secondo endpoint primario di efficacia. Inoltre, il profilo di sicurezza di emtansine trastuzumab è apparso in linea con quello osservato negli studi precedenti.

Lo studio EMILIA è un trial internazionale di fase III, randomizzato, in aperto, che ha confrontato emtansine trastuzumab in monoterapia con lapatinib in combinazione con capecitabina in 991 donne con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo, in cui la malattia era progredita dopo un trattamento iniziale con trastuzumab e un taxano.

Le partecipanti sono state trattate con trastuzumab emtansine 3,6 mg/kg ogni 3 settimane oppure lapatinib 1250 mg/die più capecitabina 2.000 mg/m2 nei giorni da 1 a 14, ogni 3 settimane.

I due endpoint primari di efficacia dello studio erano la PFS (valutata da un comitato di revisori indipendente) e l’OS. Tra gli altri endpoint dello studio c’erano il profilo di sicurezza, la sopravvivenza a un anno e 2 anni, la PFS valutata dagli autori, la risposta complessiva, la durata della risposta e la qualità di vita.

I risultati dello studio saranno presentati in dettaglio in uno dei prossimi congressi di settore.

Trastuzumab emtansine è un anticorpo coniugato formato dalla combinazione dell'anticorpo monoclonale trastuzumab con il chemioterapico DM1, legati attraverso un linker stabile. La molecola è stata disegnata per colpire e inibire il pathway di HER2 e veicolare il chemioterapico, altrimenti molto aggressivo, direttamente all'interno delle cellule tumorali HER2 positive, con risultati potenziati e una minore tossicità.

Hal Barron, direttore medico e responsabile dello sviluppo globale di Genentech, si è detto entusiasta dei risultati dello studio e ha dichiarato che l’azienda intende presentarli alle autorità regolatorie il più presto possibile e in particolare entro quest’anno vorrebbe chiedere l’indicazione nel carcinoma mammario metastatico HER2 positivo all’Fda e all’Ema.

Oltre allo studio EMILIA, ci sono attualmente altri due studi di fase III in corso su trastuzumab emtansine. Uno è lo studio MARIANNE che sta confrontando tre diversi regimi - trastuzumab emtansine in monoterapia, trastuzumab emtansine più pertuzumab, trastuzumab più un taxano – in donne con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo non trattate in precedenza per la malattia metastatica. L’altro è lo studio TH3RESA che sta invece paragonando trastuzumab emtansine con la terapia scelta dall’oncologo in donne con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo già trattate con trastuzumab e lapatinib.

Elisa Spelta
Medical Writer