Nelle donne con carcinoma mammario avanzato o metastatico HER2-positivo, il trattamento con trastuzumab prolunga la sopravvivenza, ma aumenta anche il rischio di sviluppare problemi cardiaci. Tuttavia, una review appena pubblicata della Cochrane Library conclude che le donne che beneficiano del farmaco sono più di quelle che nen traggono un danno.

La review si concentra sul trattamento delle donne con un tumore della mammella in stadio avanzato HER2-positivo, che sono circa il 20%. Queste pazienti hanno solitamente una prognosi peggiore, perché l’iperespressione di HER2 sulle loro cellule tumorali rende la loro neoplasia più aggressiva.

L'anticorpo monoclonale trastuzumab è raccomandato per il trattamento del carcinoma mammario avanzato HER2-positivo fin dal 1998 negli Stati Uniti e dal 2000 in Europa.

Gli autori della review, un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Modena e Reggio Emilia, hanno esaminato i dati provenienti da sette studi clinici condotti su un totale di 1497 donne con un carcinoma mammario metastatico HER2-positivo. Le pazienti erano state trattate con trastuzumab in combinazione con altri farmaci, sia come trattamento di prima linea sia in seconda linea o anche oltre dopo che si era evidenziata una progressione.

Due anni dopo l'inizio degli studi, la sopravvivenza complessiva (OS) è risultata superiore per le donne trattate con il biologico rispetto a quelle trattate con regimi diversi. Inoltre, le pazienti trattate con l’anticorpo hanno mostrato un guadagno variabile dai 2 agli 11 mesi della sopravvivenza libera da progressione (PFS) del loro cancro. Il farmaco si è rivelato più efficace quando utilizzato come trattamento di prima linea o in combinazione con taxani.

La review suggerisce che per le donne con un carcinoma mammario avanzato, trastuzumab è associato a miglioramenti significativi dell’aspettativa di vita. Gli autori scrivono che “trastuzumab ha migliorato la sopravvivenza complessiva e la sopravvivenza libera da progressione nelle donne  con un carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, ma ha anche aumentato il rischio di tossicità cardiache, come l'insufficienza cardiaca e la riduzione della  FEVS”.

Le analisi sui sottogruppi disponibili sono limitate per via del basso numero di studi, aggiungono gli autori.

“Gli studi in cui è stato somministrato trastuzumab come trattamento di prima linea, o con un regime a base di taxani, hanno mostrato un miglioramento degli outcome di mortalità” si legge nelle conclusioni, mentre “le evidenze che giustifichino l'uso di trastuzumab dopo la progressione sono limitate.

Inoltre, segnala il gruppo della Cochrane, l'assunzione del farmaco in tre dei sette studi presi in esame nella review è stato interrotta precocemente e in tre di essi a più della metà delle pazienti nei gruppi di controllo è stato consentito di passare al trattamento con trastuzumab quando hanno mostrato una progressione della malattia, il che rende più difficile comprendere il vero beneficio netto di trastuzumab.

Da notare anche che nella pratica clinica trastuzumab viene utilizzato in genere nelle donne con un carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale, mentre le donne arruolati nella maggior parte degli studi nel setting metastatico non erano mai state trattate prima col farmaco. “L'efficacia dell’anticorpo nelle donne che hanno una recidiva dopo aver fatto una terapia adiuvante con trastuzumab è, quindi, un problema ancora aperto, anche se è probabile che alla maggior parte venga offerti nuovamente il farmaco" dopo la prima linea, concludono i ricercatori.

S. Balduzzi, et al. Trastuzumab-containing regimens for metastatic breast cancer. Cochrane Database Szst Rev 2014; June 12. 6:CD006242.
leggi