Una combinazione di tre farmaci, di cui uno non più in commercio, ha dato buoni risultati nei pazienti anziani con leucemia mieloide acuta (LMA) in uno studio di fase II presentato in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology, a Chicago.

La tripletta, costituita da idrossiurea, azacitidina e ozogamicin gemtuzumab, ha indotto la remissione in quasi la metà dei pazienti studiati e la tossicità correlata al trattamento è risultata "modesta", come riferito da Sucha Nand, del Loyola University Medical Center di Maywood (Illinois). Inoltre, la combinazione, che può essere somministrata in regime ambulatoriale, si è associata a una bassa mortalità e ha dato risultati quanto meno paragonabili a quelli della chemioterapia standard.

In pazienti con LMA, ha spiegato Nand, le percentuali di risposta alla chemioterapia standard e quelle di mortalità precoce rispettivamente si riducono e aumentano all’aumentare dell'età. Mentre i pazienti under 65 mostrano percentuali di remissione completa del 65% e un rischio di mortalità a 30 giorni inferiore al 3%, le percentuali corrispondenti nei pazienti over 75 sono rispettivamente del 33% e 31%. Nand e gli altri autori si sono posti perciò l’obiettivo di migliorare sicurezza ed efficacia della terapia utilizzando agenti a bassa tossicità, con diversi meccanismi d’azione e potenzialmente sinergici tra loro.

Lo studio presentato all’ASCO è l'ultimo a mostrare i benefici connessi con gemtuzumab ozogamicin, un anticorpo monoclonale legato a un potente farmaco chemioterapico (la calicheamicina) che è stato ritirato nel 2010 dal mercato americano (in Europa non è mai stato messo in commercio) dopo che una revisione post-marketing aveva fatto nascere preoccupazioni sulla sicurezza del prodotto senza dimostrare benefici clinici rilevanti.

Lo studio ha coinvolto pazienti al di sopra dei 60 anni con LMA di nuova diagnosi, che sono stati stratificati in base all'età e al performance status. L’analisi presentata al congresso si riferisce al gruppo di pazienti a basso rischio, cioè quelli di età compresa tra i 60 e i 69 anni, con un performance status uguale a 0 o 1. Studi precedenti hanno dimostrato che tali pazienti raggiungono una remissione completa circa nel 46% dei casi e hanno una mortalità a 30 giorni correlata al trattamento di circa il 14%.

I partecipanti sono stati prima sottoposti a una terapia di induzione con idrossiurea 1500 mg bid fino a quando la conta leucocitaria è scesa di sotto di 10.000 per microlitro, dopodiché sono stati trattati con azacitidina 75 mg/m2/die per 7 giorni e poi con gemtuzumab ozogamicin 3mg/m2 il giorno 8.

Il trattamento di induzione è stato ripetuto se c'era malattia residua al giorno 14 e i pazienti che hanno mostrato una remissione completa sono stati trattati con una terapia di consolidamento identica a quella di induzione, seguita da quattro cicli di azacitidina nei giorni da 1 a 7 ogni 4 settimane.

Nei 79 pazienti valutabili (su 83 arruolati) la percentuale di remissione completa è stata del 44%, mentre la sopravvivenza globale mediana è stata di 11 mesi e quella libera da recidiva di 8,3 mesi, “risultati più favorevoli rispetto a quelli ottenibili con la chemioterapia standard” ha detto Nand.

L’autore ha riferito che nello studio ci sono stati 122 eventi avversi di grado 3, tra cui 27 casi di neutropenia febbrile e 21 infezioni, e 14 eventi di grado 4, di cui tre casi di neutropenia febbrile.
La mortalità è stata dell'8% e, dei sei decessi avvenuti, tre sono stati causati dalla progressione della malattia, uno da problemi cardiaci, uno da morte improvvisa a casa e uno è avvenuto per motivi non specificati.

Secondo Nand, i risultati del suo gruppo sono "sufficientemente incoraggianti" per giustificare ulteriori studi sulla tripletta testata. Sull’opportunità di continuare la sperimentazione sui tre farmaci combinati si è detto d’’accordo anche Joseph Alvarnas, del City of Hope Medical Cancer Center di Duarte, in California.

Un ostacolo, ha commentato lo specialista, potrebbe essere rappresentato dal fatto che gemtuzumab non è più in commercio, ma questo potrebbe non essere un problema insormontabile perché l’Fda ha già riapprovato in passato un farmaco che in precedenza era stato ritirato. Un esempio emblematico, proprio in campo ematologico, è quello della talidomide, commercializzata negli anni 50' e  60' come sedativo e antinausea e poi ritirata dal commercio nel 1961 perché rivelatosi teratogena, ma in seguito approvata nuovamente come terapia per il mieloma multiplo.

Piuttosto, un problema non da poco è che quasi la metà dei pazienti con LMA di nuova diagnosi ha più di 60 anni, il che limita l'intensità della terapia somministrabile, ha sottolineato Alvarnas.

La cosa interessante di questo studio, ha detto lo specialista, è che gli autori hanno rivisitato alcuni vecchi farmaci, cercando di trovare un modo per dare un trattamento più efficace e – fatto importante in questi pazienti difficili da curare – somministrabile in regime ambulatoriale. Tuttavia, ha aggiunto, "è 'troppo presto, sulla base di questi dati, trarre conclusioni significative”.

S. Nand, et al. A phase II trial of azacitidine (NSC-102816) and gemtuzumab ozogamicin (NSC-720568) as induction and post-remission therapy in patients of age 60 and older with previously untreated non-M3 acute myeloid leukemia: SWOG S0703 protocol -- Report on the good-risk patients. ASCO 2012; abstract 6502.
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