I risultati preliminari di un nuovo studio di fase III mostrano che nab-paclitaxel, una formulazione di paclitaxel legato all'albumina in nano particelle, estende la sopravvivenza dei pazienti con tumore al pancreas. I dati completi dello studio saranno presentati da Celgene il prossimo gennaio in occasione dell’American Society of Clinical Oncology's Gastrointestinal Cancers Symposium.


Nello studio internazionale MPACT (Metastatic Pancreatic Adenocarcinoma Clinical Trial) promosso da Celgene, con disegno randomizzato, in aperto, 861 pazienti affetti da carcinoma pancreatico metastatico sono stati randomizzati alla terapia combinata con nab paclitaxel e gemcitabina (125 mg/m2 più 1.000 mg/m2 di gemcitabina per 3 settimane seguite da una settimana di pausa) o a gemcitabina in monoterapia (1.000 mg/m2 somministrati settimanalmente per 7 settimane seguite da una settimana di pausa – ciclo 1 – e successivamente, dal ciclo 2, somministrazione settimanale per 3 settimane seguite da una settimana di pausa).

Endpoint primario dello studio è il miglioramento della sopravvivenza globale. Gli endpoint secondari includono la valutazione della sopravvivenza libera da progressione, la risposta obiettiva del tumore e la sicurezza e la tollerabilità della combinazione nella popolazione di pazienti con carcinoma pancreatico in stadio avanzato.

Il profilo di sicurezza di nab paclitaxel somministrato in associazione a gemcitabina emerso da questo studio è sovrapponibile a quello riscontrato in altri studi clinici su nab™ paclitaxel nel carcinoma pancreatico.

Nab-paclitaxel era stato approvato nel 2005 in Usa e in Europa nella terapia del tumore alla mammella dopo il fallimento della chemioterapia e il mese scorso dall’Fda come prima linea di trattamento nel tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC).

Grazie a una tecnologia nota come piattaforma nab (sviluppata e brevettata da Celgene) l’albumina facilita innanzitutto il trasporto di paclitaxel attraverso le cellule endoteliali (transcitosi), sulla cui membrana la proteina si lega al suo recettore (gp60), innescando la formazione di cavità (caveole) che racchiudono il complesso recettore-albumina legata a paclitaxel; la successiva apertura delle caveole fa sì che paclitaxel-albumina sia veicolato in modo mirato nell’interstizio tumorale, dove l’albumina si accumula legandosi specificamente a una proteina che abbonda in questo ambiente, denominata SPARC (Secreted Protein Acidic Rich in Cysteine), consentendo così a maggiori quantità di principio attivo di penetrare nel tumore.