Tumore al seno: all'Istituto Regina Elena individuato nuovo mediatore cellulare

Oncologia-Ematologia
Il gruppo di Oncogenomica Traslazionale dell’Istituto Regina Elena in collaborazione con il Weizmann Institute of Science (Israele) ha pubblicato nell’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica internazionale EMBO Molecular Medicine la recente scoperta di una nuova molecola in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali nei tumori al seno. Questa scoperta, oltre a consentire una maggiore comprensione sui meccanismi inerenti la trasformazione neoplastica, pone le basi molecolari per future nuove terapie e trattamenti sempre più personalizzati per uno dei tumori, come quello al seno, che è il più diffuso nella popolazione femminile.


La molecola individuata dai ricercatori è il microRNA 10b* (miR-10b*), che fa parte di una classe di mediatori cellulari di recentissima scoperta che agiscono regolando l’espressione di proteine coinvolte nella crescita e nello sviluppo del tumore. Tali molecole sono oggetto negli ultimi anni di una intensa ricerca in quanto si stanno rivelando come nuovi possibili biomarcatori nell’ambito della diagnosi e della prognosi di diverse neoplasie umane, tra cui il cancro al seno. 


Gli esperimenti condotti nei laboratori di Oncogenomica Traslazionale in collaborazione con l’Anatomia Patologica dell’Istituto Regina Elena, hanno permesso inizialmente di dimostrare che nel tumore al seno esiste una diversa espressione di alcuni microRNA rispetto al tessuto circostante sano. “L’espressione del miR-10b* in particolare - illustra la dr.ssa Francesca Biagioni, autrice del lavoro - viene persa nelle cellule tumorali rispetto alla controparte sana e  la ricostituzione della sua espressione porta alla morte delle cellule tumorali stesse, attraverso la riaccensione dell’attività di tre proteine (PLK1, BUB1 e Ciclina A) coinvolte in processi chiave per la sopravvivenza della cellula trasformata. Inoltre esperimenti su cavie murine hanno evidenziato la capacità del miR-10b* di bloccare la crescita del tumore aprendo la possibilità di un suo impiego terapeutico.”         
“La rilevanza di questa scoperta – spiega Giovanni Blandino, coordinatore dei laboratori di oncogenomica traslazionale - è data dal fatto che nonostante i grandi successi ottenuti dalla ricerca in campo oncologico, il tumore al seno rappresenta ancora un problema clinico in merito alla risposta terapeutica non sempre prevedibile e al potenziale manifestarsi di resistenze alle terapie.”


Il lavoro è stato realizzato con i fondi AIRC.