In sessione plenaria al 48° Congresso Annuale dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago sono stati presentati i dati dello studio di Fase III EMILIA su trastuzumab emtansine (T-DM1): il farmaco ha raggiunto l'endpoint co-primario, con un miglioramento significativo del periodo di sopravvivenza senza peggioramento della malattia nelle pazienti affette da tumore al seno metastatico HER2-positivo.

Lo studio ha mostrato che il rischio di peggioramento della malattia, o di morte, si è ridotto del 35% in coloroche hanno ricevuto trastuzumab emtansine, rispetto a chi è stato trattato con chemioterapia a base di lapatinib in aggiunta a capecitabina (HR=0.65, valore di p <.0001). Lo studio EMILIA è il primo studio clinico randomizzato di Fase III su trastuzumab emtansine in pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, precedentemente trattate con trastuzumab e chemioterapia a base di taxani.

Si è osservata anche una tendenza a vivere più a lungo nelle pazienti che hanno ricevuto trastuzumab emtansine (sopravvivenza globale, overall survival o OS, l'altro endpoint co-primario dello studio), rispetto a quelle che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina, ma questi dati non sono ancora maturi. Il profilo di sicurezza di trastuzumab emtansine è risultato coerente con quello osservato in precedenti studi e il numero di pazienti trattate con trastuzumab emtansine che ha sperimentato effetti indesiderati di Grado 3, o superiore (severo), è risultato minore rispetto a quello delle pazienti che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina (40.8 %  rispetto a 57%).

In base ai risultati dello studio EMILIA, Roche e Genentech hanno in programma di presentare quest'anno la domanda di autorizzazione per trastuzumab emtansine per il trattamento del tumore al seno metastatico HER2-positivo, all'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

Trastuzumab emtansine è un medicinale sperimentale, noto come farmaco anticorpo coniugato (ADC). È composto dall'anticorpo trastuzumab e dall'agente chemioterapico DM1, uniti attraverso un linker stabile. Trastuzumab emtansine è stato studiato per colpire in maniera mirata e inibire la segnalazione mediata da HER2 e per somministrare la chemioterapia direttamente all'interno delle cellule cancerogene HER2-positive.

Lo studio EMILIA
EMILIA (TDM4370g/BO21977) è uno studio internazionale randomizzato, in aperto, di Fase III, di confronto tra trastuzumab emtansine da solo e lapatinib in aggiunta a capecitabina, in 991 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo, localmente avanzato o metastatico, la cui malattia è progredita dopo un trattamento iniziale con trastuzumab e chemioterapia a base di taxani.

Le partecipanti al braccio di trastuzumab emtansine hanno ricevuto una dose di trastuzumab emtansine da 3,6 mg/kg ogni tre settimane

Le partecipanti al braccio di lapatinib in aggiunta a capecitabina hanno ricevuto: ua dose giornaliera di lapatinib da 1250 mg, in cicli di tre settimane e una dose di capecitabina da 1000 mg/m2, due volte al giorno, nei giorni 1 – 14, in cicli di tre settimane.

Gli endpoint co-primari di efficacia dello studio sono la sopravvivenza senza progressione di malattia (PFS), valutata da un comitato di revisione indipendente, e la sopravvivenza complessiva (OS). La sicurezza è inoltre, un endpoint primario dello studio. Altri endpoint primari dello studio comprendono le percentuali di sopravvivenza ad un anno e a due anni, il profilo di sicurezza, la PFS valutata dal medico sperimentatore , il tasso di risposte obiettive, la durata della risposta e la qualità della vita.

I risultati presentati all’ASCO costituiscono l'analisi finale della sopravvivenza senza progressione della malattia (PFS) e la prima analisi ad interim della sopravvivenza complessiva. (OS). Si è osservato un significativo prolungamento del periodo in cui le pazienti trattate con trastuzumab emtansine (n=495) hanno vissuto senza che la loro malattia peggiorasse, rispetto a quelle che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina (n=496), come valutato da un comitato di revisione indipendente: la PFS mediana era di 9.6 mesi, in confronto a 6.4 mesi, rispettivamente.

La prima analisi ad interim della sopravvivenza complessiva (OS) ha rivelato una tendenza verso una OS migliore nelle pazienti in trattamento con trastuzumab emtansine, rispetto a quelle che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina: la OS mediana era di 23.3 mesi per le pazienti in trattamento con lapatinib in aggiunta a capecitabina, ma non è stata raggiunta nelle pazienti che hanno ricevuto trastuzumab emtansine e richiede quindi un follow-up più lungo (HR=0.62; P=0.0005).

Poiché l’hazard ratio per l’OS non ha superato il limite di interruzione pre-specificato per lo studio, a presente analisi dell'OS non è considerata statisticamente significativa. L'analisi finale è prevista entro il 2014.

La sopravvivenza ad un anno nelle pazienti che hanno ricevuto trastuzumab emtansine è stata del 84.7% rispetto al 77.0% nelle pazienti trattate con lapatinib in aggiunta a capecitabina.  La sopravvivenza a due anni è stata del 65.4 % contro una percentuale del 47.5 % rispettivamente.

Il tasso di risposta (la percentuale di pazienti in cui si è osservata una riduzione delle dimensioni del tumore) è stato del 43.6 % per coloro che hanno ricevuto trastuzumab emtansine, rispetto al 30.8 % nelle pazienti che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina.

Anche il tempo alla progressione dei sintomi, una misura della qualità di vita riferita dalla paziente, è migliorata nelle pazienti che hanno ricevuto trastuzumab emtansine: 7.1 mesi nelle pazienti che hanno ricevuto trastuzumab emtansine, rispetto a 4.6 mesi nelle pazienti che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina.

Il numero di pazienti trattate con trastuzumab emtansine che ha sperimentato effetti indesiderati di Grado 3, o superiore (severo) è risultato minore rispetto a quello delle pazienti che avevano ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina (40.8 % rispetto a 57%, rispettivamente). Nelle persone che hanno ricevuto trastuzumab emtansine, rispetto a quelle che sono state trattate con lapatinib in aggiunta a capecitabina, gli effetti indesiderati più frequenti (verificatisi in oltre il 2% delle pazienti) di Grado 3, o superiore, sono stati: il basso numero delle piastrine (12.9 % rispetto al 0.2 %); un livello più alto di enzimi epatici e di altri organi (nella maggior parte delle pazienti questi livelli erano rientrati nella norma al momento della dose successiva di trastuzumab emtansine; aspartato aminotransferasi: 4.3 % rispetto a 0.8 % ; alanina aminotransferasi: 2.9 % rispetto al 1.4 %, e anemia (2.7 % rispetto a 1.6 %).

Per le pazienti che hanno ricevuto lapatinib in aggiunta a capecitabina, rispetto a quelle trattate con trastuzumab emtansine, gli effetti indesiderati più comuni di Grado 3, o superiore, erano: diarrea (20.7 % rispetto a 1.6 %), eritrodisestesia palmo-plantare (16.4 % rispetto a 0 %) e vomito (4.5 % rispetto a 0.8 %).

Trastuzumab emtansine
Trastuzumab emtansine è un farmaco anticorpo coniugato (ADC), in fase di studio per il trattamento del carcinoma HER2-positivo. È composto dall'anticorpo trastuzumab e dall'agente chemioterapico DM1 uniti attraverso un linker stabile. Trastuzumab emtansine è stato studiato per colpire in maniera mirata e inibire la segnalazione HER2 e per somministrare l'agente chemioterapico DM1 direttamente all'interno delle cellule tumorali HER2-positive. Trastuzumab emtansine si lega alle cellule tumorali HER2-positive e si ritiene che blocchi i meccanismi di segnalazione incontrollati, che stimolano la crescita del tumore, reclutando anche il sistema immunitario dell'organismo perché attacchi le cellule tumorali. Quando trastuzumab emtansine viene assorbito dalle cellule tumorali, si attiva per distruggerle, rilasciando il DM1.

Oltre a EMILIA, sono in corso altri due studi di Fase III su trastuzumab emtansine:

MARIANNE, che confronta tre diversi regimi di trattamento (chemioterapia a base di trastuzumab emtansine da solo, trastuzumab emtansine in combinazione con pertuzumab, e trastuzumab in combinazione con chemioterapia a base di taxani) in pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, che non sono state precedentemente trattate per la malattia metastatica.

TH3RESA, che confronta trastuzumab emtansine con il trattamento scelto dal medico, in pazienti affette da carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, precedentemente trattate con trastuzumab e lapatinib.

Tumore al seno
Il tumore al seno è il tipo di tumore più comune fra le donne di tutto il mondo. Ogni anno, nel mondo vengono diagnosticati circa 1,4 milioni di nuovi casi di carcinoma mammario e più di 450.000 donne all'anno muoiono per questa malattia1 . Nel carcinoma mammario HER2-positivo, sulle cellule tumorali sono presenti quantità aumentate del recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2). Questa “positività ad HER2” si rileva nel 15-20 % circa delle donne affette da carcinoma mammario.2 Il carcinoma mammario HER2-positivo è una forma di tumore al seno particolarmente aggressiva.