Oncologia-Ematologia

Tumore al seno: il paziente al centro con vie di somministrazione efficaci meno invasive

Importanti novità da Glasgow, dove è in corso la European Breast Cancer Conference, l’appuntamento annuale, giunto alla nona edizione e organizzato dalla European CanCer Organisation, che affronta con un approccio multidisciplinare i temi del trattamento, della cura, della ricerca sul tumore al seno.

Il carcinoma mammario rappresenta la forma di tumore più comune tra le donne. Ogni anno, nel mondo, 450.000 muoiono a causa di questa malattia. Nel tumore al seno HER2 positivo, il recettore 2 del fattore di crescita epiteliale umano (HER2) è presente in maggiori quantità sulla superficie delle cellule tumorali. Questo viene definito “positività all'HER2” e interessa circa il 15-20% delle donne affette da carcinoma mammario5. Si tratta di una forma particolarmente aggressiva.

La ricerca ha permesso di affrontare questa malattia grazie a trastuzumab: lanciato negli Stati Uniti nel 1998, oggi è disponibile in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Sono più di 80mila le pazienti che ricevono trastuzumab ogni anno in Europa, ed è possibile che tale trattamento si debba protrarre per diversi anni.

Da poco, in Italia, accanto alla tradizionale somministrazione endovenosa, è stata introdotta una nuova formulazione sottocutanea: ugualmente efficace e sicura, ma meno invasiva e meglio tollerata dalle pazienti e anche più gradita. Diminuisce infatti il tempo di permanenza in ospedale delle pazienti, perché la nuova formulazione viene somministrata sottocute in 2-5 minuti, invece dei 30-90 minuti necessari all’infusione endovenosa standard.

Nel corso dell'EBCC-9 vengono presentati i dati conclusivi dello studio clinico PrefHer, disegnato per determinare le preferenze delle pazienti per quanto riguarda la via di somministrazione di trastuzumab.

Dall’analisi finale delle due coorti dello  studio PrefHER (con siringa e con SID) emerge che le pazienti hanno espresso una forte preferenza per il trattamento sottocutaneo di trastuzumab  rispetto al trattamento EV (89% vs. 10%), principalmente dovuta al risparmio di tempo  ed  al minor dolore/disagio riscontrati dalle pazienti. Anche il 77% del personale sanitario ha espresso un alto grado di soddisfazione nell’usare la somministrazione sottocutanea di trastuzumab.
La somministrazione sottocutanea di trastuzumab è risultata, inoltre,  essere ben tollerata e nessun nuovo  segnale di safety è stato identificato rispetto al profilo noto di safety di trastuzumab EV.

«A mio avviso questi dati supportano il futuro utilizzo clinico di trastuzumab sottocute, suggerendo una nuova direzione per la ricerca clinica nell'ambito dello sviluppo di farmaci», spiega Giacomo Allegrini, direttore dell'unità ospedaliera complessa di oncologia medica dell'Ospedale di Pontedera. «La via sottocutanea potrebbe davvero rappresentare il futuro. Il trattamento dura circa 5 minuti, rispetto ai 30, come minimo, della somministrazione per via endovenosa. Inoltre, la paziente in generale sente meno il carico psicologico di essere sottoposta a un trattamento con dei farmaci oncologici. Non servono tutti i presidi sanitari necessari per la somministrazione endovenosa e il dosaggio unico in fiale da 600 mg comporta un abbattimento dei rischi legati alla preparazione dei farmaci oncologici. Infine, il tempo di preparazione del farmaco e quello di somministrazione si riducono considerevolmente: questo permetterebbe ai day hospital con alti volumi d'accesso di trattare un numero molto più alto di pazienti, rispetto all'infusionale, nello stesso arco di tempo».

«L'utilizzo sottocute di trastuzumab è supportato dai risultati di un importante studio clinico comparativo HannaH, in cui questa formulazione è stata comparata con quella infusionale, nei pazienti con diagnosi di carcinoma mammario HER 2 positivo sottoposti a trattamento di chemioterapia primaria», spiega Giacomo Allegrini, direttore dell'unità ospedaliera complessa di oncologia medica dell'Ospedale di Pontedera. «I risultati conclusivi hanno dimostrato come la formulazione sottocute, associata alla chemioterapia, fosse non inferiore a quella somministrata per via endovenosa, in termini di percentuale di risposte complete patologiche e hanno confermato come il profilo di sicurezza delle due diverse somministrazioni siano sovrapponibili».