Le pazienti con cancro al seno trattate con terapia endocrina potrebbero migliorare la loro sopravvivenza iniziando subito il trattamento con tamoxifene e passando successivamente alla terapia con un inibitore dell’aromatasi. E’ il risultato di una meta-analisi pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute.

Gli inibitori dell'aromatasi sono associati a un miglioramento della sopravvivenza libera dalla malattia, ma non della sopravvivenza generale delle donne con tumore al seno.

Gli esperti del Princess Marget Hospital di Toronto hanno condotto una meta-analisi di 7 trial che avevano confrontato l’efficacia e la sicurezza degli inibitori dell’aromatasi e di tamoxifene come terapia endocrina adiuvante in donne con tumore al seno in post-menopausa per analizzare se il non aumento della sopravvivenza generale era dovuto alla tossicità relativa agli inibitori dell’aromatasi.

Gli studi considerati nella meta analisi hanno arruolato complessivamente 30.023 pazienti. Gli esperti hanno calcolato gli odds ratios, gli intervalli di confidenza, il rischio assoluto, l’NNH ovvero il numero necessario di pazienti da trattare per ottenere un effetto avverso prespecificato come la malattia cardiovascolare, cerebrovascolare, le fratture, gli eventi trombo embolici, il cancro endometriale e tumori secondari non al seno.

Dall’analisi è emerso che con un inibitore dell’aromatasi l’OR per la malattia cardiovascolare  era di i 1,26, P<0,001 e l’NNH – 132, per le fratture ossee l’OR era di 1,47, P<0,001, e l’NNH – 46, per le trombosi venose l’OR era di 0,55, P<0,001 e l’NNH – 79 e per il cancro endometriale L’OR era di 0,34, P<0,001 e l’NNH – 258.
Cinque anni di trattamento con un farmaco inibitore dell’aromatasi aumentava l’OR di decesso senza ricadute della patologia, rispetto a 5 anni di trattamento con tamoxifene o al passaggio a o da tamoxifene. L’OR era di 1,11 e non era statisticamente significativo (95% CI 0,98-1,26, P=0,09).

Secondo i risultati dell’analisi, cinque anni di trattamento con un farmaco inibitore dell’aromatasi aumentano il rischio cardiovascolare e di fratture ma riducono il rischio di tromboembolismo venoso e carcinoma endometriale rispetto a cinque anni di trattamento con tamoxifene.
La tossicità degli inibitori dell'aromatasi può quindi spiegare la mancanza di un beneficio in termini di sopravvivenza generale, nonostante i miglioramenti della sopravvivenza libera da malattia. Il passaggio da tamoxifene a un inibitore dell’aromatasi riduce la tossicità e secondo gli autori è probabilmente il miglior compromesso tra efficacia e tossicità.

Amir E, et al "Toxicity of adjuvant endocrine therapy in postmenopausal breast cancer patients: A systematic review and meta-analysis" J Natl Cancer Inst 2011; DOI: 10.1093/jnci/djr242.
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