Tumore al seno metastatico HER2+, sopravvivenza senza progressione sovrapponibile tra trastuzumab e biosimilare. #ASCO2018

Nelle pazienti con tumore al seno metastatico HER2 positivo, l'aggiunta del biosimilare di trastuzumab MYL-1401O a un taxano come terapia iniziale, seguita dalla monoterapia con lo stesso farmaco per il mantenimento, porta a un tasso di sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 48 settimane sovrapponibile a quella che si ottiene con il farmaco di riferimento. E' quanto emerso da uno studio di fase III presentato al convegno annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Nelle pazienti con tumore al seno metastatico HER2 positivo, l’aggiunta del biosimilare di trastuzumab MYL-1401O a un taxano come terapia iniziale, seguita dalla monoterapia con lo stesso farmaco per il mantenimento, porta a un tasso di sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 48 settimane sovrapponibile a quella che si ottiene con il farmaco di riferimento. E’ quanto emerso da uno studio di fase III presentato al convegno annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

I risultati sono consistenti con quelli precedentemente riportati relativi al tasso globale di risposta con i due farmaci utilizzati in prima linea in combinazione con un taxano.

Nello studio, la PFS a 48 settimane correlava con il tasso globale di risposta a 24 settimane, ha spiegato Hope Rugo, professore di medicina dell’Università della California a San Francisco. La PFS era quasi identica tra i due gruppi di trattamento a 11,1 mesi (P=0,842), con un intervallo di confidenza simile (MYL-1401O, 8,81-11,20; trastuzumab, 8,60-11,20). L’HR per la PFS a 48 settimane, stratificato per il taxano utilizzato, la progressione tumorale e lo status di tumore endocrino era di 0,95 (95% CI, 0,714-1,251; P = 0,694).

Come precedentemente presentato, il tasso di globale di risposta alla settimana 24 nella popolazione intention-to-treat, l’endpoint principale dello studio, era pari al 70% con il biosimilare, rispetto a un tasso del 64% con il farmaco di riferimento. Il tasso globale di risposta era pari a 1,09 con un intervallo di confidenza del 90% (0,981 – 1,218), che rientrava nei limiti per la bioequivalenza prespecificati di 0,81 e 1,24. La differenza assoluta del tasso generale di risposta era pari al 6% (90% CI -1,26 – 13,11).

MYL-1401O è il primo biosimilare approvato negli Stati Uniti per il trattamento del tumore al seno che sovra esprime HER2 e per il tumore gastrico metastatico o per l’adenocarcinoma della giunzione gastroesofagea. L’Fda ha approvato il farmaco nel dicembre del 2017 in base ai risultati dello studio di fase II HERITAGE.

Lo studio ha confrontato l’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità del biosimilare rispetto al farmaco di riferimento, entrambi in associazione a un taxano, in pazienti con cancro della mammella metastatico HER2 positivo.

Nella prima fase dello studio, le pazienti sono state randomizzate a ricevere in rapporto 1:1 i due trattamenti (trastuzumab biosimilare e trastuzumab originator). Dopo aver completato un numero minimo di 8 cicli (24 settimane), le partecipanti che almeno non manifestavano progressione della malattia (in base alle valutazioni radiografiche e cliniche) erano ritenute eleggibili per la fase 2. Nella fase 2, i pazienti hanno continuato a ricevere il trattamento iniziale fino alla progressione della patologia, all’insorgenza di eventi tossici o al decesso. I risultati della fase 1 della durata di 24 settimane sono stati presentati insieme ai risultati ottenuti da un periodo di follow-up di 48 settimane della fase 2.

Trastuzumab  e il biosimilare erano somministrati mediante infusione intravenosa ogni 3 settimane (con una dose di carico iniziale di 8 mg/kg in 90 minuti, seguita da una dose ogni 3 settimane di 6 mg/kg in 30 minuti). Ogni centro arruolante decideva il tipo di taxano (docetaxel o paclitaxel) che tutti i pazienti dello stesso centro dovevano assumere

La terapia di associazione era somministrata per un minimo di 8 cicli di trattamento (1 ciclo = 3 settimane), a meno che la paziente non manifestasse eventi avversi non tollerabili, progressione della patologia o prematura sospensione del trattamento. Dopo gli 8 cicli le pazienti, che miglioravano o si stabilizzavano, sospendevano la chemioterapia mentre trastuzumab continuava ad essere somministrato ogni 3 settimane fino alla progressione della patologia.

Lo stato tumorale dei pazienti è stato valutato ogni 6 settimane. L’obiettivo primario dello studio è stato quello di stimare la percentuale di risposta complessiva (ORR al 90% dell’intervallo di confidenza), definita come risposta parziale o completa secondo i criteri RECIST alla 24a settimana. Gli obiettivi secondari, analizzati alla 48a settimana, riguardavano il tempo intercorso tra la randomizzazione e la diagnosi di progressione della patologia documentata (TTP), il tempo intercorso tra la randomizzazione e la diagnosi di progressione o il decesso per qualsiasi causa (PFS) e il tempo intercorso tra la randomizzazione il decesso per qualsiasi causa (sopravvivenza complessiva, OS).

A 24 settimane, l’1,3% e lo 0% delle donne assegnate al biosimilare o al farmaco di riferimento, rispettivamente, ha ottenuto una risposta completa e il 68,3% e il 64,0%, rispettivamente, ha ottenuto una risposta parziale.

 A 48 settimane, altre due pazienti (una per gruppo) hanno ottenuto una risposta completa e altre 5 pazienti nel gruppo assegnato al farmaco di riferimento hanno ottenuto una risposta parziale. La percentuale di risposta complessiva a 48 settimane era pari al 70% e al 66,7% rispettivamente.

In termini di sicurezza, l’incidenza complessiva di pazienti con almeno un evento avverso era del 96,8% (n=239) con il biosimilare e del 94,7% (n=233)  con il farmaco di riferiemto. La maggior parte degli eventi è risultata di gravità lieve/moderata in entrambi i gruppi. Un totale di 14 pazienti ha manifestato eventi avversi che hanno portato alla sospensione del trattamento. L’incidenza complessiva di pazienti con almeno un evento avverso grave è stata del 38,1% (n=94) con il biosimilare e del 36,2% (n=89) con il farmaco di riferimento. Quelli più frequenti sono stati neutropenia (26,4%), neutropenia febbrile (4,3%) e leucopenia (3,2%). Otto pazienti con eventi avversi gravi sono deceduti: solo in un caso, dovuto a insufficienza respiratoria, è stata ritenuta possibile la correlazione causale, mentre nei restanti è stata evidenziata la relazione con il taxano, la progressione della patologia o causa sconosciuta. In entrambi i gruppi, il tasso di immunogenicità è risultato basso.

Lo studio dimostra che tra le donne con tumore della mammella metastatico HER2 positivo, la somministrazione di trastuzumab biosimilare comparata a quella di trastuzumab originator, entrambi associati a taxani, ha mostrato una percentuale di risposta complessiva “equivalente” alla 24a settimana di trattamento e per tutte le altre misure di efficacia secondarie nonché per tipologia, incidenza e gravità degli eventi avversi.

Manikhas A, Pennella EJ, Bondarenko I, et al. Biosimilar MYL-1401O monotherapy versus trastuzumab monotherapy after combination therapy: Toxicity, efficacy, and immunogenicity from the phase 3 Heritage trial. J Clin Oncol. 36, 2018 (suppl; abstr 110).

Rugo HS, Barve A, Waller CF, et al. Effect of a proposed trastuzumab biosimilar compared with trastuzumab on overall response rate in patients with ERBB2 (HER2)-positive metastatic breast cancer: A randomized clinical trial. JAMA. 2017;317:37-47.