La terapia con bifosfonati, farmaci in grado di preservare la massa ossea, potrebbe offrire un beneficio alle donne di età superiore ai 50 anni con tumore al seno. E’ quanto emerso dallo studio NSABP B-34 (The National Surgical Breast and Bowel Project) i cui risultati sono stati pubblicati su The Lancet.

Il trial ha arruolato 3.323 donne con tumore al seno di stadio 1-3. Dopo la rimozione chirurgica del tumore le pazienti sono state randomizzate a ricevere 1.600 mg/die di clodronato o placebo per un periodo di tre anni.

La sopravvivenza libera dalla malattia non differiva tra i due gruppi analizzati (286 eventi nel gruppo assegnato al clodronato e 312 nei controlli, HR 0,91, IC 95% 0,78-1,07, P=0,27). Non è stata riscontrata alcuna differenza tra i due gruppi anche per quanto riguarda la sopravvivenza generale (0,84, 0,67-1,05, p=0,13), l’intervallo di tempo senza ricadute della malattia (0,83, 0,67-1,04, p=0,19) e l’intervallo di tempo senza metastasi ossee (0,77, 0,55-1,07, p=0,12). L’intervallo di tempo senza metastasi non ossee era leggermente superiore nel gruppo assegnato al clodronato (0,74, 0,55-1,00, p=0,047).

Comunque, quando sono state prese in esame le donne di età superiore ai 50 anni, il gruppo assegnato al clodronato ha mostrato un aumento del tempo senza ricadute della malattia (0,75, 0,57-0,99, p=0,045), del tempo senza metastasi ossee (0,62, 0,40-0,95, p=0,027), del tempo senza metastasi non ossee (0,63, 0,43-0,91, p=0,014), ma non della sopravvivenza generale (0,80, 0,61-1,04, p=0,094). L’aderenza al trattamento a tre anni era del 56% per il gruppo assegnato al clodronato e del 60% nei controlli.

In 23 delle 1.612 pazienti assegnate al clodronato e 12 delle 1.623 donne assegnate al placebo hanno presentato disfunzione epatica di grado uguale o superiore al 3. 28 pazienti assegnate al clodronato e 10 controlli hanno presentato diarrea di grado 3-4. E’ stato osservato un caso di osteonecrosi della mandibola nel gruppo assegnato al clodronato.

Diversi studi precedenti avevano mostrato un ruolo protettivo dei bifosfonati contro il tumore al seno. Ad esempio, nel 2010 due studi condotti nell’ambito della Women's Health Initiative, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology avevano mostrato che il rischio di sviluppare un carcinoma invasivo della mammella si riduceva del 30-40% in donne in età post-menopausa che assumevano bisfosfonati. Inoltre, le donne che facevano uso di questi farmaci tendevano ad avere caratteristiche prognostiche più favorevoli in caso di malattia. Lo scorso anno, uno studio presentato a San Diego in occasione del Congresso annuale dell’american Society of Bone and Mineral Research (ASBMR) aveva mostrato una riduzione pari al 30% del rischio di sviluppare metastasi ossee nelle pazienti che avevano fatto uso di bifosfonati prima della diagnosi di tumore al seno.

Gli autori del nuovo studio spiegano che è necessario condurre delle meta-analisi che esaminano i risultati degli studi precedenti sull’argomento per capire con chiarezza il ruolo di questi farmaci nel trattamento delle pazienti con tumore al seno.

Alexander HG Paterson et al., Oral clodronate for adjuvant treatment of operable breast cancer (National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project protocol B-34): a multicentre, placebo-controlled, randomised trial, The Lancet Oncology, 2012 doi:10.1016/S1470-2045(12)70226-7
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