La combinazione di eribulina e trastuzumab estende la sopravvivenza senza progressione nelle donne con carcinoma della mammella metastatico. E’ quanto emerso da uno studio di fase II presentato al 36° Annual San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS).

Nelle 52 donne arruolate nello studio, trattate con la combinazione dei due farmaci, la sopravvivenza senza progressione media era di 11,6 mesi e la durata della risposta al trattamento era di 37 mesi. Tre donne hanno ottenuto una risposta completa e 34 una risposta parziale oggettiva alla terapia.

Circa il 48% delle donne arruolate era stato trattato precedentemente con taxani o antraci cline. Il 42% con trastuzumab o lapatinib. Tutte le partecipanti presentavano un tumore localmente ricorrente o un tumore HER2-positivo metastatico. Nello studio, le donne sono state trattate con 1,4 mg/m2 di eribulina attraverso infusioni endovena della durata di 2-5 minuti nei giorni 1 e 8 di un ciclo di terapia di 21 giorni. Le pazienti hanno ricevuto, inoltre, trastuzumab a una dose iniziale da carico da 8 mg/kg attraverso un infusione endovena da 90 minuti. Successivamente il farmaco è stato somministrato alla dose da 6 mg/kg attraverso infusioni endovena da 30 minuti somministrate al giorno 1 di un ciclo di terapia di 21 giorni. L’età media delle partecipanti era 59,9 anni e il tempo medio dalla diagnosi era di 3 anni.

Delle 52 pazienti trattate, due hanno presentato una progressione della malattia, due non hanno ottenuto alcun beneficio o peggioramento della propria condizione e il resto delle partecipanti ha ottenuto una riduzione delle dimensioni del tumore e 37 hanno ottenuto una risposta completa o parziale al trattamento.

Il numero medio di cicli di terapia somministrati alle partecipanti era 10 per eribulina e 11 per trastuzumab. Trentasei donne hanno necessitato della riduzione ella dose dei farmaci a causa di eventi avversi e 11 hanno interrotto il trattamento a casua di eventi avversi.

Eribulina è una molecola derivata dalle elicondrine, sostanze naturali marine con attività antitumorale, isolate per la prima volta nel 1992 dalla spugna giapponese Halichondria okadai.
Queste molecole sono potenti inibitori della tubulina e causano un arresto del ciclo cellulare nella fase G2-M, provocando nel contempo la distruzione del fuso mitotico. Attualmente eribulina è indicata in Europa per il trattamento delle donne affette da tumore localmente avanzato o metastatico che hanno precedentemente ricevuto almeno due regimi chemioterapici. La terapia precedente deve avere incluso un'antraciclina e un taxano.

Lo scorso maggio Eisai ha comunicato di aver depositato all’Ema la richiesta di estensione delle indicazioni dell’antitumorale eribulina per includere il trattamento di prima e seconda linea del tumore alla mammella metastatico. Il farmaco è attualmente studiato anche per il trattamento di altri tumori, tra cui quelli del polmone e della prostata.

Wilks S, et al "Phase 2, multicenter, single-arm study of eribulin mesylate + trastuzumab as first-line therapy for locally recurrent or metastatic HER2-positive breast cancer" SABCS 2013; Abstract P2-12-12.