Al congresso europeo di oncologia in corso a Vienna sono stai comunicati i risultati aggiornati sulla sopravvivenza, emersi dallo studio di fase III EMILIA, i quali evidenziano che le pazienti affette da carcinoma mammario metastatico (mBC) HER2-positivo precedentemente trattate, sono sopravvissute significativamente più a lungo (sopravvivenza globale, un endpoint co-primario) se trattate con trastuzumab emtansine (T-DM1) rispetto alle pazienti trattate con la combinazione di lapatinib e capecitabina. 

I risultati dimostrano che il rischio di mortalità è stato ridotto del 32% per le pazienti trattate con trastuzumab emtansine rispetto a quelle trattate con lapatinib e capecitabina (HR=0,68; P=0,0006). 
Le pazienti in studio che hanno ricevuto trastuzumab emtansine hanno avuto una sopravvivenza mediana di 5,8 mesi più lunga rispetto a quelle che hanno ricevuto lapatinib e capecitabina (sopravvivenza globale mediana: 30,9 mesi vs. 25,1 mesi).  Non si sono osservati nuovi segnali relativamente alla sicurezza e gli eventi avversi (EA) sono stati in linea con quelli osservati negli studi precedenti, con un numero inferiore di pazienti con EA di Grado 3 o superiore (gravi), nelle pazienti trattate con trastuzumab emtansine, rispetto alle pazienti trattate con lapatinib e capecitabina (40,8% vs. 57,0%).

Questi nuovi risultati sulla sopravvivenza dello studio EMILIA vengono presentati oggi al congresso dell’ESMO (European Society for Medical Oncology) 2012 (Abstract n. LBA12, lunedì 1 ottobre 2012, 14:10 CEST) dal Dr. Sunil Verma, Sunnybrook Regional Cancer Center, University of Toronto, Canada.  I dati dello studio EMILIA sono stati anche pubblicati oggi nell'edizione on-line del New England Journal of Medicine.

Genentech, azienda del Gruppo Roche, ha presentato una Biologics License Application (BLA) per trastuzumab emtansine alla Food and Drug Administration (FDA) per l'utilizzo in pazienti affette da tumore al seno metastatico o localmente avanzato non operabile, HER2-positivo.  Roche ha presentato una domanda di autorizzazione per l'immissione in commercio all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per la stessa indicazione.

Sulla base di questi nuovi risultati relativi alla sopravvivenza totale, alle pazienti dello studio EMILIA trattate con lapatinib e capecitabina viene ora offerta l'opzione di trattamento con trastuzumab emtansine.

Lo studio EMILIA
EMILIA (TDM4370g/BO21977) è uno studio internazionale, randomizzato, in aperto, di Fase III, che ha confrontato trastuzumab emtansine in monoterapia con lapatinib in combinazione con capecitabina, in 991 pazienti affette da tumore al seno metastatico o localmente avanzato HER2-positivo precedentemente trattate con trastuzumab e con chemioterapia a base di taxani.

Lo studio ha raggiunto entrambi gli endpoint co-primari di efficacia: la sopravvivenza libera da progressione (PFS, valutata da un comitato di revisione indipendente) e la sopravvivenza globale. 
La PFS e i risultati sulla sicurezza dello studio EMILIA sono stati presentati precedentemente al 48o Congresso Annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a giugno 2012 e includono:
• Un miglioramento significativo del tempo vissuto dalle pazienti trattate con trastuzumab emtansine (n=495) senza peggioramento della malattia (PFS) rispetto a quelle trattate con lapatinib e capecitabina (n=496), secondo una valutazione indipendente (HR=0,65, riduzione pari al 35% del rischio di peggioramento della malattia o di decesso, p<0,0001; PFS mediana di 9,6 mesi vs. 6,4 mesi).
• Le pazienti trattate con trastuzumab emtansine hanno ottenuto un periodo di tempo più lungo prima del peggioramento dei sintomi della malattia (tempo alla progressione dei sintomi; un endpoint secondario e una misura della qualità della vita riportata dalle pazienti), rispetto alle pazienti trattate con lapatinib e capecitabina (7,1 mesi vs.4,6 mesi; p<0,0001).
• Un numero inferiore di pazienti ha avuto EA di Grado 3 o superiore nel gruppo trattato con trastuzumab emtansine rispetto al numero di pazienti trattate con lapatinib più capecitabina (40,8% e 57,0%, rispettivamente). Per le pazienti trattate con trastuzumab emtansine, rispetto a quelle trattate con lapatinib e capecitabina, gli EA di Grado 3 o superiore più comuni (verificatisi in più del 2% delle partecipanti) sono stati: bassa conta piastrinica (12,9% vs 0,2%), aumento delle concentrazioni di enzimi rilasciati dal fegato ed altri organi (aspartato aminotransferasi: 4,3% e 0,8%; alanina aminotransferasi: 2,9% e 1,4%; nella maggior parte dei casi tali concentrazioni erano tornate a livelli normali al momento della somministrazione della dose successiva di trastuzumab emtansine) e anemia (2,7% e 1,6%).

Informazioni su trastuzumab emtansine
Trastuzumab emtansine è un farmaco anticorpo coniugato (ADC - Antibody-Drug Conjugate) in studio nei tumori HER2-positivi.  È composto dall'anticorpo trastuzumab e dal chemioterapico DM1 legati insieme mediante un linker stabile.  È concepito in modo da bersagliare e inibire la segnalazione dell'HER2 e rilasciare la chemioterapia DM1 direttamente all'interno delle cellule tumorali HER2-positive.  Trastuzumab emtansine si lega alle cellule tumorali HER2 positive, e si ritiene che blocchi i segnali incontrollati che contribuiscono alla crescita del cancro, attivando al contempo il sistema immunitario dell'organismo contro tali cellule.  Una volta che trastuzumab emtansine viene assorbito nelle cellule tumorali, è concepito per distruggerle rilasciando DM1. 

Il tumore mammario
Il carcinoma mammario rappresenta la forma di cancro più comune al mondo tra le donne. Ogni anno, vengono diagnosticati nel mondo circa 1,4 milioni di nuovi casi di carcinoma mammario, e oltre 450.000 donne muoiono annualmente a causa di questa malattia. Nel tumore mammario HER2-positivo, il recettore del fattore di crescita epidermico umano (HER2) è presente in maggiori quantità sulla superficie delle cellule tumorali. Questo viene definito “positività all'HER2” e interessa circa il 15-20% delle donne affette da cancro al seno5. Si tratta di una forma particolarmente aggressiva.