Nelle donne in pre-menopausa con un rischio elevato di sviluppare un tumore al seno, il trattamento con atorvastatina non ha effetti significativi sulla densità del tessuto ghiandolare  all’esame mammografico. E’ quanto riportato in uno studio presentato in occasione del 34° Annual San Antonio Breast Cancer Symposium.
Una elevata densità ghiandolare all'esame mammografico è correlata a un aumentato rischio di sviluppare un carcinoma mammario, secondo quanto sostenuto da ricercatori statunitensi sul Journal of the National Cancer Institute.

Il trial ha arruolato donne a partire dai 35 anni di età, con mestruazioni regolari e almeno uno di sei criteri associati a un aumento del rischio di sviluppare tumore mammario quali, iperplasia atipica o carcinoma lobulare in situ dimostrati da una precedente biopsia, mutazione in BRCA 1/2 o familiare portatore dell’alterazione genetica, Gail model risk a 5 anni > 1,66%, storia familiare di tumore al seno o all’ovaio, storia precedente di tumore al seno (carcinoma duttale in situ e stadio 0-III) e almeno un anno senza terapia e storia di chemioterapia per tumore di Hodgkin.

Sono state escluse dallo studio le donne con una storia di cancro alla mammella di stadio IV, tumore all’ovaio e donne in trattamento con statine. Le pazienti in terapia con tamoxifene o raloxifene non erano eleggibili per lo studio.

Le partecipanti sono state randomizzate a ricevere per 12 mesi il trattamento con atorvastatina alla dose da 40mg/die o placebo.
Le 37 donne che hanno completato la terapia mostravano una densità mammaria media, valutata mediante una scala analogica visiva (VAS) del 31,5% all’inizio dello studio, rispetto a una densità del 32,4% alla fine del trattamento. Neanche la mammografia  (Breast Imaging Reporting and Data System (BIRADS) ha mostrato un cambiamento della densità  mammaria alla fine della terapia, rispetto al basale e rispetto al placebo.  risultati sono stati mantenuti anche dopo l’aggiustamento per indice di massa corporea.

Gli autori raccomandano comunque cautela nell’interpretazione dei risultati in quanto lo studio possiede alcuni limiti quali il numero ridotto delle pazienti analizzate e l’ampia variabilità nella densità mammografica nella popolazione studiata.

Uno studio pubblicato recentemente sul Journal of the National Cancer Institute (Ahern TP, Lars Pedersen L, Tarp M, et al J Natl Cancer Inst. 2011;103:1-8) aveva evidenziato come le statine lipofile (ad esempio, simvastatina, atorvastatina, lovastatina)  sono in grado di ridurre del 10% il rischio di sviluppare un carcinoma mammario mentre nelle statine relativamente idrofile, come pravastatina, rosuvastatina e fluvastatina, il rischio era sostanzialmente lo stesso della popolazione generale.

A Randomized Phase II Biomarker Study of Atorvastatin in Premenopausal Women at Increased Risk for Breast Cancer. Abstract P3-11-04