Nel follow-up a 10 anni, l'inibitore dell'aromatasi anastrazolo ha dimostrato una superiorità nei confronti di tamoxifene nel prevenire le recidive del tumore alla mammella. E' quanto riportato da Aman Buzard e colleghi del Cancer Center di Houston durante il simposio dell'American Society of Clinical Oncology's Breast Cancer.
Tali risultati provengono dallo studio ATAC (Arimidex, Tamoxifen Alone or in Combination) uno studio a tre bracci che ha valutato l'efficacia di anastrazolo rispetto a tamoxifene e della combinazione dei due farmaci come terapia adiuvante in pazienti trattate chirurgicamente per il cancro alla mammella con recettori ormonali positivi.
La parte dello studio riguardante la valutazione dell'efficacia della combinazione dei due farmaci è terminata anticipatamente in quanto è stato dimostrato che anastrazolo più tamoxifene presentano la stessa efficacia e sicurezza di tamoxifene da solo.

Escludendo il braccio dello studio che valutava la terapia combinata, allo studio hanno partecipato 6.241 donne in postmenopausa con cancro alla mammella invasivo. Gli endpoint primari del trial erano: la sopravvivenza libera da malattia, le recidive, la mortalità per tutte le cause e il rapporto tra sicurezza e tollerabilità del farmaco.
A 33, 68 e 100 mesi di follow-up, anastrazolo ha ridotto maggiormente il rischio di recidiva rispetto a tamoxifene. In particolare, a 10 anni, i pazienti trattati con anastrazolo hanno presentato una riduzione assoluta del rischio di recidiva del 4,3% rispetto a tamoxifene.

I risultati a 5 anni hanno mostrato un tasso di recidiva pari al 9,8% nei pazienti trattati con anastrazolo e del 12,5% in quelli trattati con tamoxifene. A 10 anni, il tasso di recidiva è stato del 19,7% per il gruppo che ha ricevuto anastrazolo e del 24% per quello che ha ricevuto tamoxifene (HR: 0,79 in favore di anastrazolo, P=0,0002).

I dati inoltre forniscono prove significative di una maggiore durata degli effetti dopo 5 anni dalla fine del trattamento adiuvante con anastrozolo (effetto di carryover) (50%) rispetto a quello con tamoxifene (33%). (HR:0,81, P=0,03).
Anastrazolo ha dimostrato di ridurre del 14% la sopravvivenza libera da malattia (P=0,003). E' risultata inoltre significativa la differenza tra il numero di decessi dopo recidiva tra i pazienti assegnati ad anastrazolo e quelli assegnati a tamoxifene (P=0,09). La diminuzione della mortalità (5%) non è risultata significativa (p=0,4).

Durante il trattamento attivo con anastrazolo si è verificato un aumento dell'incidenza di fratture e artralgia ma, tali eventi non si sono presentati a 100 mesi di follow-up.
Complessivamente, anastrazolo è stato associato a un minor numero di eventi avversi rispetto a tamoxifene e un numero inferiore di pazienti che hanno ricevuto il farmaco ha abbandonato lo studio a causa di eventi avversi correlati al trattamento.
Eventi avversi gravi sono stati meno frequenti nel gruppo che ha ricevuto anastrozolo (157 versus 294), ma la differenza è diminuita dopo che i pazienti hanno interrotto il trattamento (66 vs 78).
Un eccesso di fratture nel gruppo che ha ricevuto anastrazolo (375 versus 234) aveva causato qualche preoccupazione, ma il tasso di tali eventi è diminuito maggiormente nel gruppo anastrozolo rispetto a quello tamoxifene dopo la fine del trattamento (175 versus 188).

La frequenza di episodi di infarto del miocardio e di ictus è risultata simile in entrambi i trattamenti. Il numero di casi di cancro endometriale è risultato più basso nel gruppo in trattamento con anastrazolo (4 contro 12) e a fine trattamento (3 contro 12).

ASCO Breast Cancer Symposium Buzdar A, et al "Ten-year analysis of the ATAC trial" ASCO Breast 2010; Abstract 256.