I risultati di un’analisi a interim di uno studio di fase II condotto sul nuovo anticorpo monoclonale CDX-011 o glembatumumab vedotin mostrano un trend verso la riduzione del tumore in pazienti con cancro alla mammella in stadio avanzato. Inoltre, una percentuale di donne con livelli elevati di una particolare proteina di superficie mostrano un miglioramento della patologia a seguito della terapia. I risultati dello studio sono stati resi noti da Celldex Therapeutics, l’azienda che ha sviluppato il medicinale.

Il trial ha arruolato 122 pazienti con tumore alla mammella che non avevano risposto alla terapia standard.

Nello studio, il 19% delle pazienti trattate con l’anticorpo monoclonale ha ottenuto una riduzione del tumore, rispetto al 14% delle donne che avevano ricevuto la chemioterapia standard. Inoltre, il 32% delle pazienti con almeno il 25% delle cellule caratterizzate dalla proteina di superficie GPNMB ha ottenuto una risposta alla terapia, rispetto al 13% dei controlli. Nelle pazienti con alti livelli di GPNMB, come quelle con tumore alla mammella triplo negativo, il tasso di risposta era del 36%, rispetto a nessuna risposta osservata nei controlli. In questo gruppo di donne è stato osservato un miglioramento significativo della sopravvivenza senza progressione della malattia (P=0,0032).

Gli eventi avversi più frequenti osservati con il farmaco erano rash e neuropatia periferica.

I risultati completi dello studio saranno resi noti entro la fine del 2012.

Glembatumumab vedotin o CDX-011 o CR011-vcMMAE è un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro l’antigene GPNMB e coniugato al chemioterapico monometil auristatin E (MMAE), un agente antimonico molto potente che inibisce la divisione cellulare bloccando la polimerizzazione della tubulina. MMAE è molto tossico e non può essere somministrato come tale. Con la tecnologia messa a punto da Celldex Therapeutics il farmaco è stabile nel circolo sanguigno ma viene liberato direttamente all'interno delle cellule che esprimono l’antigene GPNMB, con un effetto di killing molto mirato. Q

uesto approccio serve a minimizzare i potenziali effetti tossici della chemioterapia tradizionale e al contempo permette di colpire in maniera selettiva le cellule tumorali che esprimono GPNMB, aumentando quindi potenzialmente l'attività antitumorale.

Come spiegato dagli autori dello studio, circa il 15% dei tumori alla mammella sono triplo negativi  e il 27% esprime in superficie la proteina GPNM.