La terapia di deprivazione androgenica (ADT) somministrata in modo intermittente sembra essere efficace come il trattamento continuativo, nei pazienti con tumore alla prostata asintomatici con livelli elevati di PSA dopo la radioterapia definitiva. Lo dimostra uno studio appena pubblicato sul NEJM.

Nello studio, la sopravvivenza generale era di 8,8 anni con la ADT intermittente e di 9,1 anni con il trattamento continuativo. La mortalità associata al tumore alla prostata valutata a 7 anni era del 18% e del 15%, rispettivamente per le due modalità di somministrazione della terapia. Nessuna delle differenze osservate nello studio era statisticamente significativa (P=0.24).

Inoltre, gli uomini assegnati a ricevere la terapia intermittente mostravano miglioramenti superiori in outcome funzionali, sintomatici e sessuali.

Gli esperti hanno arruolato 1386 pazienti con livelli di PSA > 3 ng/ml almeno 12 mesi dopo la radioterapia definitiva per un tumore alla prostata localizzato. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere la ADT in modo continuo o intermittente. Il follow up era di 6,9 anni.

Gli uomini randomizzati a ricevere la terapia intermittente hanno interrotto il trattamento dopo 8 mesi e sono stati seguiti a intervalli di due mesi. Questi pazienti non hanno ricevuto la terapia durante il periodo in cui i valori di PSA erano <4 ng/ml e entro 1 ng/ml dalla misurazione precedente.

L’endpoint principale dello studio era la sopravvivenza generale. L’endpoint secondario era la qualità della vita.

Lo studio è stato interrotto in anticipo rispetto a quanto stabilito inizialmente perché un’analisi a interim aveva mostrato che la soglia per la non inferiorità della terapia intermittente rispetto a quella continua era già stata raggiunta.

L’analisi primaria dello studio aveva arruolato 1.386 pazienti. Alla fine del trial la differenza nella sopravvivenza generale si è tradotta in un HR di 1,02 per la terapia intermittente rispetto a quella continua. Questo risultato ha superato l’HR prespecificato di <1,25 (P=0,009).

Un’analisi multivariata non aveva mostrato alcuna differenza nella sopravvivenza generale tra i due gruppi considerati anche dopo aggiustamento per età, status di perfomance, tempo trascorso dalla radioterapia, trattamento con la terapia ormonale neoadiuvante e valori basali di PSA.

Circa il 60% dei decessi non era associato al tumore alla prostata. Analizzando i dati in modo retrospettivo dopo aver escluso i decessi non per il tumore alla prostata, l’HR è rimasto al di sotto della soglia di non inferiorità.

La progressione del tumore alla prostata resistente alla castrazione si è verificata in 202 pazienti assegnati alla terapia intermittente e in 243 uomini trattati con una terapia continuativa, per una riduzione significativa del 20% nell’hazard per il tumore alla prostata resistente alla castrazione in favore della terapia intermittente (HR 0,80, P=0,02).

I pazienti randomizzati alla terapia continuativa hanno ricevuto il trattamento per 43,9 mesi, rispetto a 15,4 mesi della terapia intermittente.

L’analisi della qualità della vita ha mostrato un trend di miglioramento negli outcome funzionali con la terapia intermittente. Gli outcome sintomatici e sessuali erano in favore della terapia intermittente: vampate di calore (P<0,001), libido (P<0,001), sintomi urinari (P=0,006) e fatica (P=0,07).

La normalizzazione dei livelli di testosterone è stata osservata nel 35% degli uomini trattati con la terapia intermittente, ma il 79% è ritornato ai livelli basali. Tra gli uomini sessualmente potenti al basale, il 29% ha recuperato la potenza sessuale con la terapia intermittente.

Lo studio presenta alcune limitazioni, spiegano alcuni esperti. Innanzitutto non definisce quali pazienti potrebbero non necessitare della terapia ormonale. Inoltre, il gruppo analizzato era molto eterogeneo  e non viene specificato il tempo della ADT per gli uomini asintomatici.

Crook JM, et al "Intermittent androgen suppression for rising PSA level after radiotherapy" N Engl J Med 2012; 367: 895-903
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