Dimezzare la durata della terapia di deprivazione androgenica (ADT) nei pazienti con tumore alla prostata ad alto rischio senza interessamento linfonodale non accorcia la sopravvivenza rispetto al trattamento standard. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori dello Sherbrooke University Hospital in Quebec, presentato al Genitourinary Cancers Symposium.

Gli esperti hanno condotto uno studio di fase III che ha confrontato 18 mesi di ADT costituita da bicalutamide (50 mg per un mese) e goserelin (10,8 mg ogni tre mesi), rispetto a 36 mesi della stessa terapia. Sono stati arruolati 630 pazienti con tumore alla prostata di nuova diagnosi associato a uno o più fattori di rischio: livello di PSA > 20 ng/ml, Gleason score > 7 o stadio T3-4 della malattia. Il blocco androgenico è iniziato 4 mesi prima della radioterapia.

L’endpoint principale dello studio era la sopravvivenza generale.

Nello studio, dopo un follow up medio di 6,5 anni, il 76,2% dei pazienti sottoposti a radioterapia e blocco androginico della durata di 18 mesi è rimasto in vita, rispetto al 77% degli uomini trattati con radioterapia e blocco androginico della durata di 36 mesi.

Inoltre, i due gruppi non hanno mostrato differenze nella sopravvivenza generale e nella sopravvivenza malattia-specifica, a 5 e a 10 anni, nel tasso di fallimento biochimico, nella necessità di un secondo ciclo di ADT, nella formazione di metastasi ai linfonodi pelvici e allo scheletro o nelle cause del decesso. La causa di morte più frequenti in entrambi i gruppi erano: sviluppo di un tumore secondario (7,3%), tumore alla prostata (4,9%) e malattie cardiovascolari (4,4%).

La sopravvivenza generale  e la sopravvivenza malattia-specifica a 5 anni erano rispettivamente pari al 92,1% e al 97,6% per i 36 mesi di ADT e pari all’86,8% e al 96,4% per i 18 mesi di ADT. A 10 anni tali valori erano: 63,6% e 87,2% e 63,2% e 87,2%.

Come spiegato dagli esperti, ridurre la durata della terapia ADT significa ridurre l’incidenza degli eventi avversi associati, quali dolore alle ossa, nausea, vomito, insufficienza renale acuta, lombalgia, confusione mentale, complicanze broncopolmonari, sudorazione, febbre, aritmie cardiache e alterazioni dei livelli di glucosio ematico. Inoltre, gli effetti più comuni della ADT comprendono una serie di sintomi definiti “sindrome da castrazione” che include, perdita della libido e dell’interesse sessuale, disfunzione erettile, impotenza, fatigue, disfunzioni cognitive, cambiamenti dell’umore, riduzione della massa muscolare e aumento del grasso addominale. Possono, inoltre, verificarsi, riduzione dell’attività fisica e della vitalità e osteoporosi.

Nabid A, et al "High-risk prostate cancer treated with pelvic radiotherapy and 36 versus 18 months of androgen blockade: Results of a phase III randomized study" GuCS 2013; Abstract 3.