L'aggiunta di docetaxel e prednisone al trattamento standard (terapia ormonale e radioterapia) potrebbe rappresentate la prima chemioterapia adiuvante efficace per gli uomini con un cancro alla prostata ad alto rischio localizzato, stando ai risultati dello studio RTOG 0521, un trial di fase III presentato a Chicago al convegno dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Infatti, in questi pazienti, il trattamento con la chemioterapia adiuvante abbinata alla terapia standard ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) a 4 anni rispetto alla sola terapia standard, portandola dall’89 al 93%, e riducendo del 51% il rischio di decesso (HR 0,49).

“Questo studio è il primo a dimostrare un beneficio per la terapia adiuvante nel cancro alla prostata” ha detto il primo autore dello studio, Howard M. Sandler, del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, in conferenza stampa.

"Per la prima volta, si è osservato un miglioramento della sopravvivenza globale con una chemioterapia adiuvante tollerabile nel cancro alla prostata ormonosensibile localizzato, ad alto rischio. Abbiamo trovato un miglioramento statisticamente significativo dell’OS con un follow-up mediano di più di 5 anni, e anche una riduzione dell'incidenza cumulativa di metastasi a distanza" ha detto Sandler. 

Il carcinoma prostatico localizzato o localmente avanzato ad alto rischio ha una prognosi relativamente sfavorevole. "È probabile che un miglioramento nel trattamento locale e sistemico possa offrire un beneficio" ha proseguito l’autore, aggiungendo che tra i tumori più comuni -polmone, mammella, colon e prostata - quello alla prostata è l'unico per il quale non è stato definito un regime di chemioterapia adiuvante.

Lo studio RTOG 0521 ha coinvolto 562 uomini con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio, con un'età media di 66 anni, arruolati tra il dicembre 2005 ad agosto 2009. L'endpoint primario era l’OS.

Per poter partecipare al trial, i pazienti dovevano avere un Gleason score pari a 7-8, un tumore in uno stadio T qualsiasi e un livello di PSA > 20 oppure un Gleason pari a 8, un tumore in stadio T2 e un livello qualsiasi di PSA oppure un Gleason score pari a 9-10, un tumore in uno stadio T qualsiasi e un livello qualsiasi PSA. "Questi pazienti sono quelli a rischio più elevato" ha detto Sandler.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti alla terapia standard, cioè alla terapia di deprivazione androgenica per 24 mesi e a una radioterapia da 75,6 Gy per 8 settimane, dopodiché i pazienti del braccio assegnato alla chemioterapia hanno fatto 6 cicli di 21 giorni di docetaxel più prednisone, iniziando 28 giorni dopo la radioterapia. 

Oltre la metà dei pazienti (il 53%) aveva Gleason score elevati (9-10), il 27% aveva un tumore in stadio cT3-4 e il livello mediano di PSA era pari a 15,1.

Dopo un follow-up mediano di 5,5 anni, la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni è risultata del 73% nel gruppo trattato con docetaxel contro 66% nel gruppo sottoposto solo alla terapia standard (HR 0,76; IC al 95% 0,57-1; P = 0,05).

Gli autori hanno osservato anche una riduzione dell'incidenza delle metastasi a distanza e di altri endpoint secondari nel gruppo trattato con docetaxel, un risultato clinico definito da Sandler “significativo”.

Inoltre, nel gruppo trattato anche con la chemioterapia si sono registrati 36 decessi contro 52 nel gruppo sottoposto alla sola terapia standard e ci sono stati meno decessi sia a causa del cancro alla prostata o del trattamento (rispettivamente 16 contro 20) sia dovuti ad altre cause o per motivi sconosciuti (20 contro 32).

Se l'aggiunta o meno della chemioterapia diventerà uno standard di cura per questa popolazione è ancora da vedere" ha detto Sandler. "Per il paziente giusto e per il medico giusto, potrebbe essere giustificato prenderla in considerazione. I candidati migliori sono quelli con un cancro alla prostata più aggressivo”, mentre, secondo lo specialista, la chemioterapia non è raccomandabile per i pazienti a rischio intermedio.

Inoltre, ha aggiunto Sandler, “quest’analisi, nella quale si è valutato un endpoint dopo 4 anni, è ancora relativamente preliminare e un ulteriore follow-up probabilmente fornirà altre informazioni preziose".

A questo proposito, ha detto l’autore, “ci aspettiamo di trovare un vantaggio di sopravvivenza ancora maggiore nel corso del tempo. Questa scoperta potrebbe migliorare gli outcome per migliaia di uomini. Allo stesso tempo, la chemioterapia comporta un modesto aumento degli effetti collaterali, quindi è importante che i medici parlino con i loro pazienti del bilanciamento tra rischi e benefici ".

La tossicità legata all’aggiunta di docetaxel è risultata accettabile, ha riferito l’autore. Ci sono stati un decesso ritenuto con poca probabilità legato al trattamento nel braccio sottoposto alla sola terapia standard e due probabilmente correlati al trattamento nel braccio trattato anche con docetaxel.

"Il possibile ruolo di docetaxel nel carcinoma della prostata ormonosensibile è supportato dai nostri dati e da quelli di altri studi, come STAMPEDE e CHAARTED" ha sottolineato Sandler.

Al congresso ASCO sono stati presentati anche alcuni dati dello studio STAMPEDE, che è il più ampio trial randomizzato mai condotto sul cancro della prostata. In questo studio, l’aggiunta di docetaxel alla terapia ormonale standard ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza negli uomini con un carcinoma prostatico avanzato di nuova diagnosi naïve alla terapia ormonale. Nello studio di fase III CHAARTED, presentato al congresso ASCO dello scorso anno, docetaxel in associazione con la terapia ormonale standard ha prolungato l’OS di quasi 14 mesi.

Charles J. Ryan, dell'Università della California di San Francisco, uno dei portavoce dell’ASCO, ha detto che "la chemioterapia adiuvante ha permesso importanti miglioramenti della sopravvivenza nei pazienti colpiti da molti dei tumori più comuni, e ora stiamo finalmente vedendo la stessa cosa anche per il cancro alla prostata”.

Alessandra Terzaghi

A phase III protocol of androgen suppression (AS) and 3DCRT/IMRT versus AS and 3DCRT/IMRT followed by chemotherapy (CT) with docetaxel and prednisone for localized, high-risk prostate cancer (RTOG 0521).
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