Oncologia-Ematologia

Tumore del colon retto: studio italiano apre prospettive con la ricerca e la terapia delle forme Her2

E’ stata un’anterprima mondiale quella presentata a Chicago al congresso annuale ASCO (American Society of Clinical Oncology) . Si tratta di uno studio multicentrico tutto italiano avente per oggetto un nuovo protocollo diagnostico - terapeutico riguardante il cancro del colon retto metastatico. Si tratta di uno studio non profit, realizzato grazie a un significativo contributo dell’AIRC.

I ricercatori hanno arruolato un gruppo di 28 pazienti identificati per una specifica alterazione biologica ad oggi scarsamente conosciuta per questi tipo di tumore e li hanno trattati con una doppia terapia biologica mirata per questa alterazione, ottenendo miglioramento e remissione della malattia in una buona quota di pazienti.

Dello studio sono autori, oltre all'Ospedale Niguarda di Milano (centro coordinatore) e all'Istituto Oncologico di Candiolo (Torino), anche i ricercatori di un team dell'Istituto Oncologico Veneto sotto la guida della dr.ssa Vittorina Zagonel, responsabile della UOC Oncologia 1 dello IOV.

Nello studio, denominato Heracles, i ricercatori hanno selezionato i pazienti sulla base della presenza nel tessuto tumorale dell’amplificazione dell’espressione di un recettore (Her2), implicato nella proliferazione della cellula tumorale, e che è possibile bloccare con farmaci biologici già in uso in altri tipi di tumore (mammella e stomaco, in particolare).

Nei 23 pazienti al momento valutabili, 8 (35%) hanno ottenuto una risposta parziale (riduzione di oltre il 30% della malattia), e in altri 10 pazienti si è ottenuta una stabilizzazione di malattia. La durata mediana della risposta al trattamento è al momento di 5,5 mesi, ma alcuni pazienti sono in risposta da oltre 20 mesi.

«Questo è un esempio di una sperimentazione che segue il filone della “precision oncology” in cui si è identificato un modello preclinico nel quale si è visto come la progressione del tumore fosse amplificata dall’Her2– ha dichiarato a PharmaStar Salvatore Siena, Direttore del Dipartimento di Onco Ematologia all’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano  e coordinatore del progetto di ricerca -  Anche la combinazione dei due farmaci prescelti, lapatinib e trastuzumab, è stata studiata in preclinica prima di passare all’impiego nell’uomo.»



Nell'immagine il dott. Siena mentre presenta i risultati dello studio all'ASCO
 
«La novità di questo trial è stata dapprima quella di verificare e caratterizzare l’iperespressione di Her2 sul tessuto tumorale da carcinoma del colon, successivamente verificarne la prevalenza nella popolazione (presente in circa il 5-6% dei tumori) ha dichiarato a PharmaStar la dr.ssa Vittorina Zagonel, responsabile della UOC Oncologia 1 dello IOV, uno dei centri che hanno partecipato allo studio -  e l’adozione di una terapia mirata a questo recettore. Finora, tale terapia era impiegata unicamente nel tumore della mammella. E’ stato necessario un lavoro enorme per trovare la metodica più adatta e poi per valutare i farmaci biologici impiegati nello studio.»

Iperespressione quindi rara, ma quando presente, può costituire un bersaglio sul quale agire per ottenere ottimi risultati terapeutici. Questo è stato il secondo step dello studio che ha portato a trattare, partendo dalla valutazione di 849 tumori del colon, 28 casi (il cui tumore presentava iperespressione di Her2), con una doppietta di farmaci biologici (lapatinib e trastuzumab) senza l’uso di chemioterapia tradizionale.

La ricerca del recettore di Her2 fa parte di una ricerca di alterazioni rare, che però per i pazienti che la esprimono può fare la differenza. Questo è un trend generale che si osserva anche in altri tipi di tumore, come quello del polmone. Nel colon retto questa è la prima segnalazione a livello mondiale della efficacia della combinazione di lapatinib e trastuzumab, entrambi efficaci nei tumori Her2 positivi.

La scelta di lapatinib e trastuzumab è stata effettuata sulla base di un lavoro preclinico condotto nel centro oncologico di Candiolo, in Piemonte.

 “Nell’insieme possiamo dire che i risultati sono molto promettenti" dice la dott.ssa Sara Lonardi, responsabile della Struttura Semplice di Coordinamento Multidisciplinare della Patologia Colorettale, presso l’Oncologia Medica 1 dello IOV, "considerando che i pazienti avevano già effettuato almeno tre linee di trattamento. La tolleranza al trattamento è stata ottima, anche in pazienti anziani, per i quali la chemioterapia tradizionale trova molte limitazioni”.

«Questi pazienti erano in fase avanzata di malattia e in una condizione critica –ha dichiarato Siena-  in quanto non rispondevano alle terapie utilizzate in questi casi, che oltre alla chemioterapia comprendevano anche farmaci quali cetuximab, panitumumab, bevacizumab e anche la chemioterapia. Aver ottenuto risultati positivi in questa situazione è stato oltremodo importante.»

I risultati di questo studio aprono nuove prospettive per tutti i pazienti affetti da carcinoma del colon e retto, in quanto esso porterà alla ricerca di mutazioni rare che se presenti possono costituire uno specifico bersaglio per terapie selettive di cui il singolo paziente può beneficiarsi.

Per ora i due farmaci, lapatinib e trastuzumab,  non posso ancora  essere impiegati in questo setting nell’ambito della normale pratica clinica, in quanto non indicati. Lo studio presentato all’ASCO è un trial di fase II. Se la ricerca proseguirà e i dati saranno confermati su scala più ampia, allora potrà cambiare la pratica clinica per chi soffre di questo tumore e ha la mutazione Her2. Un concreto passo in avanti grazie alla ricerca italiana.