Tumore del polmone, in casi specifici il CHMP raccomanda bevacizumab più erlotinib

Il CHMP dell'Ema ha dato parere positivo all'impiego bevacizumab in combinazione con erlotinib quale prima linea di trattamento per pazienti adulti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in fase avanzata e non operabile di istologia non squamosa e con mutazioni del gene di EGFR.

Il CHMP dell’Ema ha dato parere positivo all’impiego bevacizumab in combinazione con erlotinib quale prima linea di trattamento per pazienti adulti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in fase avanzata e non operabile di istologia non squamosa e con mutazioni del gene di EGFR.

L’NSCLC è il tipo più comune di tumore del polmone e la prima causa di morte per tumore in Europa e a livello mondiale. Si calcola che circa il 10-15% dei pazienti europei con NSCLC abbia mutazioni attivanti l’EGFR per un totale stimato di 22mila casi ogni anno, o se si vuole esprimere il dato in modo diverso, 90 ogni giorno.

Il parere positivo si basa principalmente sui dati del trial di Fase II noto con la sigla JO25567. In questo studio i pazienti che hanno ricevuto bevacizumab più erlotinib hanno registrato una PFS di 6,3 mesi maggiore rispetto a coloro che ricevevano il solo erlotinib.

Questo dato rappresenta una riduzione del 46%  del rischio di progressione della malattia (PFS mediana di 16,0 mesi vs 9,7 mesi, [HR]=0.54, p=0.0015), che ha consentito al trial di centrare l’end point primario.

Tumore del polmone
l tumore al polmone è la più comune forma di cancro con la più alta incidenza in tutto il mondo. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni è approssimativamente del 10%. Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) rappresenta all’incirca il 75% dei casi di tumore al polmone. L’intervento chirurgico costituisce il trattamento preferenziale delle forme precoci, ma il 60-65% dei pazienti si presenta con la malattia localmente avanzata o ad uno stadio metastatico.

La maggior parte di questi pazienti progredisce dopo il trattamento con la chemioterapia di prima linea e pertanto viene sottoposta a trattamenti di II e III linea con inibitori della proteina tirosina-chinasi (TKI), quali gefitinib ed erlotinib.
Tali derivati chinazolinici inibiscono l’attività tirosin-chinasica del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR), solitamente espresso sulla membrana delle cellule del carcinoma polmonare. L’EGFR gioca un ruolo importante in molteplici vie di trasduzione del segnale che regolano vari processi cellulari: divisione, apoptosi, motilità, adesione. Bloccando l’EGFR, gefitinib ed erlotinib contribuiscono a rallentare la crescita e la diffusione delle cellule tumorali.

La presenza di varie mutazioni somatiche nel gene EGFR di pazienti con NSCLC è stata dimostrata da numerosi studi. Più recentemente alcune di queste mutazioni sono state associate all’efficacia degli inibitori della tirosina-chinasi, mentre altre sono state correlate con la resistenza agli stessi farmaci.

L' EGFR può risultare alterato nella cellula neoplastica con "mutazioni" attivanti a livello del dominio tirosin-chinasico con una frequenza del 50% circa nella popolazione di razza asiatica  e del 10% circa in quella di razza caucasica (ad es. gli europei). La frequenza aumenta nei non-fumatori (o ex-fumatori da molti anni), di sesso femminile e con adenocarcinoma fino al 20-25%. Queste mutazioni sono per lo più localizzate in alcuni esoni del dominio TK con la delezione dell'esone 19 (50% dei casi) e dell'esone 21(30%). La presenza di tali mutazioni caratterizza quindi una forma particolare di tumore polmonare NSCLC differente per diagnosi, terapia e con una migliore prognosi dalle forme cosiddette wild-type.