Tumore del polmone: in seconda linea con atezolizumab oltre 13 mesi di sopravvivenza

Sono molto positivi i dati dello studio registrativo di fase III OAK condotto con l'anti PD-L1 atezolizumab utilizzato in seconda linea nel tumore del polmone NSCLC. Lo studio dimostra che atezolizumab ha permesso ai pazienti di raggiungere una sopravvivenza mediana di 13,8 mesi, 4,2 mesi in pił rispetto ai pazienti trattati con chemioterapia a base di docetaxel.

Sono molto positivi i dati dello studio registrativo di fase III OAK condotto con l’anti PD-L1 atezolizumab utilizzato in seconda linea nel tumore del polmone NSCLC.

Lo studio dimostra che atezolizumab ha permesso ai pazienti di raggiungere una sopravvivenza mediana di 13,8 mesi, 4,2 mesi in più rispetto ai pazienti trattati con chemioterapia a base di docetaxel (sopravvivenza globale mediana [mOS]: 13,8 vs 9,6 mesi; HR=0,73, IC al 95%: 0,62-0,87).

I dati sono stati presentati oggi a Copenaghen nel corso del congresso annuale della Società europea di oncologia medica (ESMO).

In questo setting, questo è il primo studio di fase III condotto con atezolizumab, un inibitore PD-L1, e ne conferma l'efficacia già vista nello studio di fase II POPLAR.

Interessante notare che risultati positivi sono stati raggiunti anche in pazienti con ridotta o assente espressione di PD-L1. Quando i pazienti sono stati stratificati in base al loro livello di espressione di PD-L1, la sopravvivenza complessiva è stata superiore del 59% tra i pazienti nel più alto terzile di espressione di PD-L1 trattati con azetolizumab, rispetto allo stesso gruppo trattato con docetaxel (p <0,0001).

Tuttavia, anche in pazienti con nessuna espressione di PD-L1, c'era ancora un significativo miglioramento del 25% nella sopravvivenza complessiva con atezolizumab rispetto a quelli trattati con docetaxel. I miglioramenti nella sopravvivenza generale sono risultati simili nei pazienti con istologia squamosa e non-squamosa.

Finora, in questa classe di farmaci solo nivolumab poteva essere impiegato senza il test del livelli di PD-1 perché per pembrolizumab è necessaria la valutazione di questo biomarker. Il prossimo 19 ottobre è attesa l’approvazione dell’Fda che dovrebbe dare il via libera senza necessità di test. L’Fda ha concesso a atezolizumab la designazione di breakthrough therapy (BTD).

Nello studio OAK sono stati coinvolti i pazienti affetti da NSCLC con progressione della malattia durante o dopo il trattamento con uno o più chemioterapici a base di platino (seconda linea e terza linea). Gli eventi avversi (AE) sono paragonabili a quelli osservati in studi precedenti su atezolizumab.

“I risultati dello studio OAK confermano il valore dell’immunoterapia nel trattamento del carcinoma polmonare. – afferma il dott. Federico Cappuzzo, primario di oncologia dell'ospedale di Ravenna –Avere a disposizione una terapia che fosse efficace e al tempo stesso con minimi effetti collaterali, era per noi oncologi fino a pochi anni fa insperabile. In particolare, con atezolizumab, si è dimostrato come tutti i pazienti possano beneficiare di questa terapia indipendentemente dal livello di PD-L1 presente. In più, avendo dimostrato una significativa efficacia sia nel carcinoma squamoso, sia nel non squamoso, pone atezolizumab come una delle terapie in grado di diventare standard of care nel trattamento di seconda linea per questa malattia”.

“Atezolizumab è la prima e unica immunoterapia oncologica anti PD-L1 che permette ai pazienti affetti da NSCLC metastatico di vivere significativamente più a lungo rispetto ai pazienti trattati con la chemioterapia, indipendentemente dal loro livello di espressione di PD-L1 o dall’istologia del tumore”, ha commentato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development. “Persino in soggetti il cui tumore presentava livelli di espressione di PD-L1 bassi o assenti atezolizumab ha dimostrato di offrire un beneficio significativo.”

Roche ha attualmente in corso otto studi di fase III disegnati per valutare atezolizumab in monoterapia o in combinazione con altri trattamenti, in pazienti affetti da carcinoma polmonare in fase iniziale o avanzata.

Lo studio OAK
OAK è uno studio internazionale di fase III multicentrico, controllato, randomizzato, in aperto, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di atezolizumab rispetto a docetaxel in 1225 pazienti affetti da NSCLC localmente avanzato o metastatico e con progressione della malattia in seguito a un precedente trattamento chemioterapico a base di platino, con un’analisi primaria che ha incluso i primi 850 pazienti randomizzati. Circa un quarto dei pazienti presentava un tumore squamoso (26 percento).

I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere atezolizumab per via endovenosa 1200 mg ogni 3 settimane fino a perdita di beneficio clinico o docetaxel per via endovenosa 75 mg/m2 ogni 3 settimane fino a tossicità inaccettabile o progressione della malattia. Gli endpoint co-primari erano la sopravvivenza globale (OS) in tutti i pazienti randomizzati (popolazione intent-to-treat) e in un sottogruppo di pazienti selezionato in base all'espressione di PD-L1 nella popolazione dell’analisi primaria.

Atezolizumab
Atezolizumab è un anticorpo monoclonale progettato per interferire con una proteina chiamata PD-L1 (programmed death ligand-1), espressa sulle cellule tumorali (TC) e sulle cellule immunitarie (IC) impedendo che si leghi a PD-1 e B7.1 sulla superficie delle cellule T. Inibendo la proteina PD-L1, atezolizumab può attivare le cellule T, ripristinando la loro capacità di rilevare in modo efficace le cellule tumorali e di attaccarle.

Per migliorare le possibilità di utilizzo di atezolizumab, si stanno valutando mediante immunoistochimica i livelli di PD-L1 (Programmed Death Ligand-1) basato sull'anticorpo SP142 sviluppato da Roche Tissue Diagnostics.

L'obiettivo dell’utilizzo di PD-L1 come biomarcatore è quello di individuare i pazienti che più di altri possono trarre benefici clinici da atezolizumab in monoterapia rispetto a quelli che possono beneficiare maggiormente di terapie di combinazione; l’obiettivo è quello di fornire informazioni aggiuntive sulle strategie di trattamento in modo da offrire al maggior numero di pazienti terapie che offrano un beneficio significativo. La possibilità di combinare atezolizumab con diverse chemioterapie può, inoltre, offrire nuove opzioni terapeutiche a pazienti affetti da diverse tipologie di tumori, indipendentemente dal loro livello di espressione di PD-L1.