Tumore del rene: efficace la combinazione nivolumab e ipilimumab

Oncologia-Ematologia

╚ efficace la combinazione di nivolumab e ipilimumab nel carcinoma a cellule renali mestastatico (mRCC): il 70% dei pazienti Ŕ vivo a due anni. Lo dimostrano i risultati aggiornati dello studio di fase I CheckMate -016, che ha valutato la sicurezza e tollerabilitÓ (endpoint primario) di nivolumab a diversi dosaggi come parte di un regime di combinazione con ipilimumab, sunitinib o pazopanib in pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico precedentemente trattati o na´ve al trattamento.

È efficace la combinazione di nivolumab e ipilimumab nel carcinoma a cellule renali mestastatico (mRCC): il 70% dei pazienti è vivo a due anni. Lo dimostrano i risultati aggiornati dello studio di fase I CheckMate -016, che ha valutato la sicurezza e tollerabilità (endpoint primario) di nivolumab a diversi dosaggi come parte di un regime di combinazione con ipilimumab, sunitinib o pazopanib in pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico precedentemente trattati o naïve al trattamento. 

Questi risultati sono stati presentati il 9 ottobre al Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) 2016 durante una sessione poster .
Questi dati includono i risultati con la combinazione di nivolumab e ipilimumab (braccio con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg e braccio con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg) dopo un follow-up di circa 2 anni, che hanno mostrato un tasso di risposta globale (ORR; endpoint secondario) del 40,4% (n = 47) in entrambi i bracci.
Dei 38 responder in entrambi i bracci, il 39,5% (n = 15) presentava una risposta ancora in atto, con una durata mediana della risposta di 20,4 mesi nel braccio con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg e di 19,7 mesi nel braccio con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg. Il tasso di sopravvivenza globale a 12 mesi è risultato pari all'81% e 85% rispettivamente nel braccio con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg e in quello con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg, e un tasso a 24 mesi rispettivamente del 67% e 70%.
Sono stati osservati meno eventi avversi di grado 3/4 correlati al trattamento nel braccio con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg (38,3%) che in quello con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg (61,7%).
"Rimane un significativo bisogno insoddisfatto di opzioni terapeutiche che offrano risposte continuative e che aumentino la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma a cellule renali, la più comune forma di tumore del rene", ha affermato Asim Amin del Levine Cancer Institute, Carolinas HealthCare System. "I risultati dello studio CheckMate -016 sono incoraggianti e stimolano il proseguimento degli studi, perché mostrano che, a un follow-up di quasi 2 anni, ciascun braccio di combinazione con nivolumab e ipilimumab presentava una risposta ancora in atto nel 40% dei pazienti".
Quasi un terzo delle diagnosi di carcinoma a cellule renali (RCC) avviene quando la malattia è già metastatizzata o si è diffusa ad altre parti del corpo. Allo stadio IV, i tassi di sopravvivenza sono bassi, con circa il 12% dei pazienti con tumore avanzato del rene ancora vivi dopo 5 anni.
Lo studio CheckMate -016 
CheckMate -016 è uno studio multicentrico, in aperto, di fase I, con nivolumab in combinazione con ipilimumab, sunitinib o pazopanib, in pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico (mRCC) precedentemente trattati o naïve al trattamento. Nei bracci che hanno valutato il regime di combinazione di nivolumab e ipilimumab, che includevano 47 pazienti ciascuno, i pazienti sono stati randomizzati a ricevere nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg oppure nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg in infusione endovenosa ogni 3 settimane per 4 dosi, seguite da nivolumab 3 mg/kg in infusione endovenosa ogni 2 settimane fino a progressione o tossicità.
Una precedente terapia sistemica è stata somministrata al 46,8% e al 55,3% dei pazienti rispettivamente nel braccio con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg e in quello con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg. Endpoint primari erano la valutazione della sicurezza e della tollerabilità ed endpoint secondari erano il tasso di risposte obiettive (ORR), la durata della risposta (DOR), la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS).
Nello studio, un numero più basso di pazienti trattati con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg ha manifestato eventi avversi di grado 3/4 correlati al trattamento rispetto al braccio di nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg (38,3% vs 61,7%). L'aumento della lipasi era l'evento avverso più comune di grado 3/4 correlato al trattamento in entrambi i bracci (14,9% con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg; 27,7% con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg) . Gli eventi avversi riportati di grado 3/4, correlati al trattamento nei bracci con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg e con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg erano a livello gastrointestinale (rispettivamente 4,3% vs 23,4%), epatico (6,4% vs 21,3%), renale (4,3% vs 4,3%), endocrino (4,3% vs 0,0%) e cutaneo (0,0% vs 2,1%).

La sospensione della terapia per eventi avversi correlati al trattamento ha interessato 5 e 13 pazienti rispettivamente nel braccio con nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg e con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg. Gli eventi avversi correlati al trattamento che hanno portato alla sospensione in > 5% dei pazienti erano un aumento di alanina aminotransferasi (ALT; 10,6%) e colite (6,4%) nel braccio con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg. In entrambi i bracci, non è stato registrato alcun decesso correlato al trattamento. Sulla base di questi risultati, non è proseguito lo sviluppo del regime con nivolumab 1 mg/kg e ipilimumab 3 mg/kg.
Carcinoma a cellule renali
Il carcinoma a cellule renali (RCC) è la più comune forma di tumore del rene negli adulti, responsabile ogni anno di più di 100.000 decessi nel mondo. Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo di tumore renale a prevalenza più alta e costituisce l'80 - 90% dei casi totali. Il carcinoma a cellule renali è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con i tassi più alti di malattia nel Nord America e in Europa. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti che ricevono diagnosi di tumore del rene avanzato, è del 12%.