Più del 50% dei casi di tumore del rene viene scoperto in maniera occasionale, in seguito a un semplice controllo per altri motivi. Una casualità che presenta conseguenze positive perché in questo modo la malattia è spesso individuata in fase precoce e può essere curata con successo. Ma circa un quarto delle diagnosi avviene in stadio avanzato, con limitate possibilità di trattamento.

Oggi si stanno aprendo nuove opportunità per questi pazienti, grazie a nivolumab, un farmaco immuno-oncologico che ha dimostrato di ridurre il rischio di morte del 27% nelle persone colpite da tumore del rene metastatico rispetto alla terapia standard (everolimus).

Il dato emerge dallo studio CheckMate -025, presentato al Congresso europeo sul cancro (European Cancer Congress, ECC) in corso a Vienna.
Lo studio ha arruolato 821 pazienti con Carcinoma a cellule renali, variante a cellule chiare randomizzati 1:1 a ricevere nivolumab (3mg/Kg per endovena ogni due settimane) o everolimus (comprese da 10 mg once a day).

Nei pazienti trattati con nivolumab si è osservata una sopravvivenza globale mediana pari a 25 mesi rispetto ai 19,6 mesi di quelli trattati con everolimus (in entrambi i casi dopo un precedente trattamento anti-angiogenico).

Un risultato mai ottenuto finora nel tumore del rene e così rilevante da meritare la presentazione nella Presidential Session a Vienna e la pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine.

“È la conferma dell’efficacia dell’immuno-oncologia, un approccio rivoluzionario che stimola il sistema immunitario per combattere il cancro – spiega il prof. Sergio Bracarda, Direttore del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Usl 8 di Arezzo -. CheckMate -025 è il quarto studio in tredici mesi in cui è stato sperimentato nivolumab (prima nel melanoma, poi nel tumore del polmone squamoso e in quello non squamoso, ora nel cancro del rene) interrotto in anticipo perché ha raggiunto l’obiettivo ambizioso di un aumento della sopravvivenza.

Un evento mai accaduto finora nella storia dell’oncologia. Questi risultati avranno un impatto concreto nella pratica clinica. Serviranno un follow up più lungo e ulteriori studi per poter parlare di sopravvivenza a lungo termine nel tumore del rene, ma i risultati già ottenuti nel melanoma con il 20% dei pazienti vivi a dieci anni aprono prospettive importanti”.
Nel 2015 in Italia sono stimati circa 12.600 nuovi casi di tumore del rene, 8.300 tra gli uomini (4% di tutte le neoplasie) e 4.300 tra le donne (3%). Nel 2012 (dato Istat) i decessi sono stati 3.299 (64% tra gli uomini).

“L’età media alla diagnosi è di circa 65 anni, ma si sta purtroppo abbassando – continua il prof. Bracarda -. Oggi la sopravvivenza dei pazienti colpiti dalla malattia in fase avanzata è mediamente compresa fra 24 e 36 mesi. Il tumore del rene presenta alcuni elementi in comune con il melanoma, e in passato le due neoplasie sono state studiate insieme per verificare l’efficacia di diversi approcci terapeutici di tipo immunoterapico. In seguito il percorso comune si è separato perché la capacità del sistema immunitario di riconoscere le cellule tumorali è risultata maggiore nel melanoma mentre nel carcinoma renale sono stati messi a punto numerosi trattamenti anti-angiogenici.

 Oggi i nuovi farmaci immuno-oncologici come nivolumab, che agiscono togliendo il freno indotto al sistema immunitario dal tumore, funzionano in diversi tipi di neoplasia perché il meccanismo di sblocco è trasversale a molte neoplasie. Nel cancro del rene la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci. Il trattamento di elezione per la malattia localizzata è rappresentato dalla chirurgia, conservativa quando possibile. Un terzo dei pazienti, anche se operati in maniera radicale, va tuttavia incontro a recidiva. Per cui la disponibilità di nuove armi come nivolumab potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia”.

CheckMate -025
CheckMate -025 è uno studio randomizzato, di fase III, in aperto, di nivolumab vs everolimus in pazienti con carcinoma renale a cellule chiare in stadio avanzato precedentemente trattati, dopo un prima terapia con farmaci anti-angiogenici. I pazienti sono stati randomizzati a nivolumab (n = 410) 3 mg/kg per via endovenosa ogni due settimane oppure a everolimus (n = 411) 10 mg per via orale una volta al giorno. L'endpoint primario era la OS; endpoint secondari erano il tasso di risposta obiettiva (ORR), la PFS, la OS secondo espressione di PD-L1 e l'incidenza di eventi avversi.

Lo studio CheckMate -025 è il primo e unico studio di fase III che dimostra un significativo vantaggio di sopravvivenza in pazienti con carcinoma renale avanzato precedentemente trattati rispetto allo standard di cura. In questo studio, i pazienti trattati con nivolumab hanno raggiunto una OS mediana di 25 mesi con nivolumab e di 19,6 mesi con everolimus (hazard ratio 0,73; IC 98,5%: 0,57 - 0,93; p = 0,0018), con un beneficio di OS comparabile, indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1.

Oltre a migliorare la sopravvivenza globale, nivolumab ha dimostrato una maggiore ORR pari al 25% vs il 5% con everolimus (p < 0,0001), con un paziente su quattro che manifestava una risposta. Il 17% dei pazienti trattati con nivolumab e il 7% con everolimus sono rimasti in trattamento con un follow-up minimo di 14 mesi.

Il profilo di sicurezza di nivolumab nello studio CheckMate -025 era in linea con quanto osservato in studi precedenti ed era favorevole rispetto a everolimus. Un numero inferiore di eventi avversi di grado 3 - 4 correlati al trattamento si è manifestato con nivolumab (19%) rispetto a everolimus (37%). Eventi avversi di ogni grado correlati al trattamento sono stati osservati nel 79% dei pazienti trattati con nivolumab e nell'88% di quelli trattati con everolimus. Gli eventi avversi correlati al trattamento più frequenti erano fatigue (33%), prurito (14%) e nausea (14%) nel braccio con nivolumab e fatigue (34%) e stomatite (30%) nel braccio con everolimus.

Il carcinoma renale
Il carcinoma renale è il tipo di tumore del rene più comune negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 100.000 morti nel mondo. Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo di tumore renale a prevalenza più alta e costituisce l'80 - 90% dei casi totali. Il carcinoma renale è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con alti tassi di malattia nel Nord America e in Europa. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti che ricevono diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.

Robert J. Motzer, M.D., Bernard Escudier, M.D., David F. McDermott Nivolumab versus Everolimus in Advanced Renal-Cell Carcinoma September 25, 2015DOI: 10.1056/NEJMoa1510665
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