Si chiama T-DM1, una molecola che funziona come vettore e trasporta con sé una sostanza altamente tossica per l'organismo se somministrata in modo normale, ma molto efficace se rilasciata esclusivamente contro il bersaglio, solo lì dove proliferano le cellule neoplastiche.
Il T-DM1 trova impiego finora nel cancro del seno, ma rappresenta un modello per molti farmaci a venire anche in altri tumori. Lo studio TDM4450 è stato presentato in occasione del congresso della Società Europea di Oncologia.

T-DM1 è un farmaco semi-sintetico (un derivato dell'aitansinoide) che agisce con lo scopo di uccidere le cellule cancerogene inibendo la funzione dei microtubuli. Il farmaco combina trastuzumab con DM1, utilizzando un legante stabile, che mantiene integro T-DM1 finché non raggiunge le cellule tumorali. T-DM1 conserva l'attività anticancro di trastuzumab, che individua le cellule tumorali e si lega a esse, permettendo a trastuzumab di bloccare i segnali fuori controllo responsabili dello sviluppo del tumore. Inoltre attiva la risposta del sistema immunitario contro il cancro. Poi, una volta internalizzato dalle cellule tumorali, T-DM1 le distrugge liberando DM1.

In pratica si aggancia un chemioterapico potentissimo (finora inutilizzato perché troppo tossico) a un anticorpo monoclonale, trastuzumab, che lo trasporta, come fosse un postino, fino a destinazione. Cioè al recettore delle cellule tumorali HER-2, dove la molecola si libera e comincia ad agire, attaccando così solo le cellule malate e risparmiando quelle sane.

Questo approccio è suscettibile di molto sviluppi, sia utilizzando la stessa combinazione ma in setting di versi, sia utilizzando questo approccio con altri farmaci.

Lo studio presentato all'ESMO è il primo lavoro randomizzato di fase II condotto su 137 pazienti colpite da tumore del seno metastatico HER2 positivo precedentemente non trattate che ha confrontato T-DM1 con l'attuale standard terapeutico. Tra poco partiranno i trials di fase III.

"Sono stati ottenuti risultati eccellenti - sottolinea il prof. Luca Gianni dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - nel trattamento del tumore del seno HER2 positivo, una forma che ogni anno in Italia colpisce circa 8.000 donne. T-DM1 è il primo di una classe di molecole denominate "anticorpi armati" e combina i benefici clinici di trastuzumab, che già ha cambiato per il meglio la storia naturale della malattia HER2 positiva, con la chemioterapia potente costituita da DM1, della famiglia delle maitansine.

Dal punto di vista dell'efficacia essa è sovrapponibile a quella di trastuzumab, che è buona. Invece, gli effetti collaterali sono decisamente inferiori rispetto a quelli causati dal trattamento tradizionale con l'anticorpo e chemioterapia. Per esempio l'alopecia si è ridotta dal 45% al 2%, così come la neutropenia e la diarrea".

"Si apre una nuova era su due fronti - continua il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) -. Da un lato, abbiamo a disposizione un'arma rivoluzionaria da utilizzare nel tumore del seno HER2 positivo. Dall'altro T-DM1 è un esempio efficace di quella che viene definita veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio. Sarà sempre più frequente in futuro la messa a punto di molecole con queste caratteristiche".