Scattare una fotografia del cancro della prostata in Italia: quanti sono  i malati, quali le cure e i centri dove si può ricevere assistenza.  E’ questo l’obiettivo di un progetto denominato PROS-IT appena presentato a Bologna in occasione del 24° congresso nazionale della Società italiana di urologia oncologica (SIUrO).

Unica nel suo genere in Italia, l’iniziativa è resa possibile da un educational grant di Takeda farmaceutici ed è coordinata dalla Sezione invecchiamento dell’Istituto di neuroscienze (In-Cnr).

Il progetto avrà la durata di 48 mesi. Sarà curato da un comitato costituito da urologi, oncologi, radioterapisti, anatomo-patologi, epidemiologi, rappresentanti dei Registri tumori.

Questa neoplasia è la seconda più frequentemente diagnosticata nella popolazione maschile mondiale. Ne abbiamo parlato con il dott. Giario Conti, Presidente della SIUrO e Direttore dell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale di Como, che ha illustrato a PharmaStar la situazione italiana riguardo questo tumore: «Il tumore alla prostata ha un’incidenza prevista per il 2015 in Italia di 36 mila nuovi casi, mentre la prevalenza è tra i 320-330 mila casi. PROS-IT, acronimo per progetto prostata Italia, è un progetto del Cnr che vuole creare una rete di centri urologici, radioterapici e di oncologia medica per cercare di registrare l’epidemiologia dei tumori della prostata. Cercherà quindi di rispondere alle seguenti domande: quanti sono questi tumori? come vengono trattati? da chi vengono trattati? In quali setting, in maniera monodisciplinare o multidisciplinare? Si tratta, quindi di un progetto importante e ambizioso che vuole colmare un vuoto informativo che ci sarà utile per programmare  ancora meglio l’assistenza ai malati. »


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Per questa malattia, esistono nel nostro Paese delle differenze a livello locale; mentre al Nord l’incidenza è pari a 110,4 casi ogni 100.000 abitanti, al Centro è di 82,6 e al Sud di 59.

Il Dott. Gaetano Crepaldi, responsabile scientifico della Sezione invecchiamento di In-Cnr di Padova ha dichiarato: «La sopravvivenza a cinque anni dopo la diagnosi è già elevata, grazie presumibilmente alla diagnosi precoce di questa malattia legata alla larga diffusione del test del Psa, e al miglioramento delle tecniche di trattamento. Dati recenti provenienti dai Registri tumori italiani evidenziano che la sopravvivenza a cinque dalla diagnosi è passata dal 66% nel periodo 1990-94, all’80% nel 1995-99 e all’88% nel 2000-04. I dati più recenti dimostrano però alcune differenze geografiche nella sopravvivenza: 91% nelle regioni del Nord-ovest, 89% nel Nord-est, 85% nel Centro e 78% nel Sud. Specularmente, il tasso di mortalità è pari a 16,7 ogni 100.000 persone al Nord, al 17 nel Centro e al 18,3 nel Sud (fonte Airtum 2012)». 

Emerge quindi l’importanza di monitorare in chiave epidemiologica questa malattia, per comprendere meglio la variabilità dell’incidenza, gli effetti delle terapie e delle complicanze. A tal fine nasce il progetto PROS-IT che avrà l’obiettivo di monitorare la situazione del tumore della prostata nel nostro Paese.

Il Dott. Crepaldi ha evidenziato che: «PROS-IT avrà come obiettivo la raccolta sistematica, presso i centri partecipanti, delle informazioni su tutti i maschi di maggiore età con diagnosi bioptica di tumore della prostata».

Prosegue il dott. Conti «Il progetto prevede anche la rilevazione di questionari di qualità della vita che verranno forniti ai pazienti. E’, quindi, per adesso un progetto pilota che dovrebbe cercare di capire se si può dare una tinta uniforme a queste macchie di leopardo che ci sono adesso sui registri tumori in Italia, che non sono ugualmente diffusi in tutta l’Italia. Si conosce il macro dato che è un dato facilmente registrabile e poi non si conosce con altrettanta precisione tutto quello che succede nei rivoli successivi dalla diagnosi in poi.

Il tumore alla prostata ha diverse tipologie di trattamento; è, quindi, abbastanza semplice registrare i pazienti che sono stati operati perché vengono registrati nelle Sdo (schede di dimissione ospedaliera) ma è molto più difficile registrare i pazienti che vengono seguiti ambulatorialmente, come per esempio i pazienti che fanno radioterapia che sono comunque tanti. Ad oggi non sappiamo, se non molto orientativamente, come si differenziano per esempio le tipologie di trattamento sul territorio. Sappiamo che al Nord prevalgono alcuni tipi di trattamenti e al Sud ne prevalgono altri, però non siamo in grado di quantificarli.

Questa conoscenza potrà aiutare a capire se ci sono delle falle o degli orientamenti devianti nei confronti delle linee guida o delle possibilità di scelta che il paziente dovrebbe avere tra i diversi trattamenti. In futuro, come è stato per tanti altri tumori in Paesi in cui i registri tumori sono diventati molto più uniformemente diffusi rispetto ai nostri, avere un registro tumori che funziona significa poter verificare una serie di parametri tra cui l’opportunità di un trattamento piuttosto che un altro o l’eguaglianza di offerta, la distribuzione sul territorio, l’emigrazione dei pazienti da una parte all’altra del territorio nazionale. Per tale progetto sono stati riuniti 141 centri in cui ci sono le componenti urologiche ma anche di radioterapia oncologica e di oncologia medica. Con questi centri abbiamo preparato delle schede raccolta dati e abbiamo individuato i questionari di qualità della vita da sottoporre ai pazienti.

Faremo una prima fase di valutazione che partirà il primo di settembre di quest’anno e si concluderà a fine aprile 2015. A quel punto dovremmo avere un numero sufficiente di dati, circa un migliaio di pazienti perché i centri dovranno registrare tutti i pazienti che vedono, e i nuovi casi di cancro alla prostata dovranno essere tutti inseriti sul database elettronico sul web e a quel punto potremo cominciare a fare dei ragionamenti. Questo è il primo step. Da aprile dell’anno prossimo elaboreremo i dati e poi ovviamente l’obiettivo è quello di diffondere questa cosa in tutte le regioni sul territorio nazionale. E’ un progetto molto ambizioso che il Cnr spera di riuscire a sostenere anche nei prossimi anni. Se ci saranno i fondi dovremmo riuscire ad ottenere un registro tumori accettabile.»

Concludendo, come ha dichiarato il Dott. Crepaldi: « Verranno valutate caratteristiche cliniche e demografiche, protocolli di cura e risultati, per identificare i fattori su cui intervenire per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti.»

Emilia Vaccaro