Intensificare la chemioterapia standard aggiungendo altri agenti citotossici ha migliorato in modo significativo le percentuali di sopravvivenza ibera da eventi (EFS) nei bambini con forme ad alto rischio di tumore di Wilms, in particolare quelli con malattia in stadio avanzato. Lo rivela un’analisi combinata degli studi AREN0532 e AREN0533, che sarà presentata in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology. I dati dell’analisi sono stati anticipati nella conferenza stampa di presentazione del congresso.

L'aggiunta di doxorubicina alla terapia standard con vincristina e dactinomicina nei pazienti con tumori di Wilms in stadio I/II portatori di mutazioni con perdita di eterozigosi ad alto rischio ha portato, infatti, a un miglioramento dell’EFS a 4 anni dal 74,9% (risultato ottenuto con la sola chemioterapia a base di vincristina e dactinomicina) all’83,9%.

Nei pazienti con malattia ad alto rischio in stadio III/IV, l’aggiunta di quattro cicli di ciclofosfamide ed etoposide a un regime standard costituito da vincristina, dactinomicina e doxorubicina ha migliorato l’EFS a 4 anni, portandola dal 65,9% al 91,5%, ha riferito David B. Dix del Children British Columbia Hospital, di Vancouver, in Canada.

"Siamo particolarmente incoraggiati da questi risultati in quanto mostrano chiaramente che intensificare la terapia permette di contrastare l’effetto di un biomarker notoriamente avverso e spingono anche a cercare altri biomarcatori di significato prognostico, idealmente presenti in una percentuale maggiore di pazienti" ha detto l’oncologo durante la conferenza stampa.

Julie M. Vose, presidente eletto dell’ASCO, che ha comoderato la conferenza stampa, ma non ha partecipato ai due studi, ha sottolineato che i risultati dimostrano l'importanza dei test genetici per prevenire un sovratrattamento e tenere a freno i costi nei pazienti a basso rischio, e per aiutare a migliorare il trattamento dei pazienti ad alto rischio con terapie intensificate o strategie di trattamento supplementari.

Gli autori della ricerca si sono focalizzati sul miglioramento dei risultati nei bambini affetti da tumore di Wilms con istologia favorevole, portatori di mutazioni con perdita di eterozigosi nelle posizioni cromosomiche 1p e 16q.

Nel National Wilms Tumor Study 5, un ampio studio multicentrico nordamericano, i bambini con queste mutazioni, riscontrate in circa il 5% del campione, hanno mostrato di avere una prognosi significativamente peggiore rispetto a quelli non portatori di queste mutazioni. In questo studio, nei pazienti con malattia in stadio I/II portatori di queste mutazioni in entrambe le sedi cromosomiche, l’EFS a 4 anni è risultata del 74,9% contro il 92% per i pazienti non portatori di tali mutazioni. Tra i pazienti con stadio malattia in stadio III/IV, l’EFS a 4 anni è risultata, rispettivamente, del 65,9% contro 83%.

Da qui, la ricerca di una strategia di trattamento più aggressiva, in grado di garantire outcome migliori ai pazienti portatori delle mutazioni in questione. Negli studi AREN0532 e 0533 combinati, i ricercatori hanno provato quindi a valutare se intensificare la terapia poteva migliorare l’EFS nei pazienti con tumore di Wilms con istologia favorevole portatori di una mutazione con perdita di eterozigosi nelle posizioni 1p e 16q.

Nello studio AREN0532 è stata confrontata la doppietta vincristina-dactinomicina con gli stessi due farmaci più doxorubicina in pazienti con malattia in stadio I/II, mentre nell’AREN0533 si è confrontato il regime standard costituito da vincristina, dactinomicina, doxorubicina e radioterapia con lo stesso regime associato a quattro cicli di ciclofosfamide ed etoposide in pazienti con stadio malattia in stadio III/IV.

In ognuno dei due trial, le percentuali di EFS a 4 anni sono state confrontate con quelle del National Wilms Tumor Study 5 e il follow-up mediano è stato di 3,6 anni.

I pazienti sono stati generalmente in grado di tollerare bene alla terapia, ha riferito Dix, e le tossicità a breve termine nei pazienti con malattia in stadio I/II sono risultate gestibili. Nei pazienti con malattia in stadio III/IV, il regime intensificato è risultato associato a un aumento della mielosoppressione nel 60% dei pazienti, ma anche questo effetto avverso è risultato gestibile.

"La tossicità in entrambi questi studi non è stata inaspettata e sicuramente è stata gestibile" ha detto Dix.

Dix ei suoi colleghi hanno osservato che il regime intensificato, nel caso dei tumori in stadio III/IV, potrebbe risparmiare a molti pazienti il ricorso a una terapia di salvataggio ancora più aggressiva. Tuttavia, i ricercatori hanno riconosciuto che un regime intensificato può causare una riduzione della fertilità in alcuni casi e hanno esortato i medici a discutere i rischi e i benefici di tale trattamento con le famiglie dei pazienti.

"È molto incoraggiante che si stiano facendo progressi per i bambini con una forma ad alto rischio di questa malattia rara" ha affermato la Vose. "La capacità di identificare facilmente un piccolo sottogruppo di pazienti con una prognosi sfavorevole implica che questi bambini possono ricevere un trattamento adatto a loro, riducendo gli effetti collaterali per i pazienti a basso rischio”.

Dix DB, Fernandez CV, Chi Y-Y, et al. Augmentation of therapy for favorable histology Wilms Tumor with combined loss of heterozygosity of chromosomes 1p and 16q: A report from the Children’s Oncology Group studies AREN0532 and AREN0533. J Clin Oncol. 2015;(suppl; abstr 10009).