Tumore ovarico avanzato, approvazione europea per olaparib come terapia di mantenimento

La Commissione europea ha approvato olaparib come prima linea di mantenimento per le pazienti con cancro ovarico avanzato che presenta una mutazione dei geni BRCA. Sviluppato congiuntamente da AstraZeneca insieme al produttore di farmaci statunitensi MSD, il farmaco potrà ora essere utilizzato in pazienti che hanno risposto alla chemioterapia per il cancro ovarico avanzato con mutazione BRCA. I geni BRCA sono responsabili della produzione di proteine che riparano il DNA danneggiato e, se i geni sono mutati, possono causare la crescita del cancro.

La Commissione europea ha approvato olaparib come prima linea di mantenimento per le pazienti con cancro ovarico avanzato che presenta una mutazione dei geni BRCA. Sviluppato congiuntamente da AstraZeneca insieme al produttore di farmaci statunitensi MSD, il farmaco potrà ora essere utilizzato in pazienti che hanno risposto alla chemioterapia per il cancro ovarico avanzato con mutazione BRCA. I geni BRCA sono responsabili della produzione di proteine che riparano il DNA danneggiato e, se i geni sono mutati, possono causare la crescita del cancro.

"Attualmente, il 70% delle pazienti con carcinoma ovarico in stadio avanzato va incontro a recidiva entro tre anni – afferma la Prof.ssa Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. I risultati dello studio SOLO-1, presentati nel corso del più recente Congresso della European Society for Medical Oncology e pubblicati sulla prestigiosa rivista ‘New England Journal of Medicine’, hanno evidenziato come un trattamento di mantenimento con olaparib riduca la percentuale di recidive nelle pazienti con tumore ovarico BRCA mutato: con questo trattamento mirato il 60% delle pazienti è libera da malattia a tre anni. Alla luce di questi importanti risultati e dell’approvazione europea, il mio auspicio è che l’esecuzione del test BRCA al momento della diagnosi diventi una realtà per tutte le pazienti con carcinoma ovarico affinché possano beneficiare di questa nuova importante arma terapeutica”.

Olaparib appartiene a una classe di farmaci noti come inibitori di PARPche impediscono alle cellule tumorali danneggiate dalla chemioterapia di ripararsi. E stato il primo farmaco della classe dei PARP inibitori a raggiungere il mercato con un'approvazione statunitense per il cancro alle ovaie alla fine del 2014.

L’approvazione si basa sui dati dello studio SOLO-1 che ha dimostrato come una terapia di mantenimento per 2 anni con il PARP-inibitore olaparib hanno portato a un miglioramento significativo e mai osservato prima della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle pazienti con tumore ovarico avanzato di nuova diagnosi, portatrici di mutazioni di BRCA 1 o BRCA 2.

"La PFS mediana per le pazienti trattate con un placebo è risultata di soli 13,8 mesi, mentre per quelle trattate con olaparib non è ancora stata raggiunta, ma sembra essere di circa 3 anni più lunga rispetto al gruppo placebo” aveva riferito Kathleen Moore, professore associato allo Stephenson Cancer Center della University of Oklahoma, presentando i risultati al congresso ESMO dello scorso anno. L’hazard ratio (HR) è risultato pari a 0,30 (IC al 95% 0,23-0,41; p<0,0001) il che si traduce in una riduzione del 70% del rischio di progressione della malattia o di decesso.

Studio SOLO-1
SOLO-1 è uno studio multicentrico di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di olaparib in compresse (300mg due volte al giorno) come monoterapia di mantenimento rispetto a placebo nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato e mutazione BRCA dopo chemioterapia di prima linea a base di platino. Nello studio sono state randomizzate 391 pazienti con una deleteria o sospetta mutazione germinale o somatica di BRCA1 o BRCA2, in risposta clinica completa o parziale dopo chemioterapia a base di platino.

Le pazienti sono state randomizzate (2:1) a ricevere olaparib o placebo per due anni o fino alla progressione di malattia. Le pazienti con risposta parziale a due anni hanno potuto continuare la terapia a discrezione del ricercatore. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e gli endpoint chiave secondari comprendevano il tempo alla seconda progressione di malattia o morte, il tempo del primo trattamento successivo e la sopravvivenza globale. I risultati sono stati presentati il 21 ottobre 2018 al Simposio presidenziale del Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) a Monaco (Germania) e sono stati pubblicati contemporaneamente online su The New England Journal of Medicine.

Il profilo di sicurezza dello studio SOLO-1 è risultato in linea con quello osservato nei trial clinici precedenti. Gli eventi avversi più comuni (AEs) ≥ 20% erano nausea (77%), fatigue (63%), vomito (40%), anemia (39%) e diarrea (34%). I più frequenti eventi avversi di grado ≥ 3 erano anemia (22%) e neutropenia (9%). Circa il 71% delle pazienti trattate con olaparib ha mantenuto la dose iniziale raccomandata. Inoltre, l’88% delle pazienti che ricevevano olaparib hanno continuato il trattamento senza interruzione a causa di eventi avversi.