Tumore ovarico avanzato, terapia di mantenimento con olaparib riduce del 70% il rischio di progressione o decesso

Una terapia di mantenimento per 2 anni con il PARP-inibitore olaparib hanno portato a un miglioramento significativo e mai osservato prima della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle pazienti con tumore ovarico avanzato di nuova diagnosi, portatrici di mutazioni di BRCA 1 o BRCA 2.

Una terapia di mantenimento per 2 anni con il PARP-inibitore olaparib hanno portato a un miglioramento significativo e mai osservato prima della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle pazienti con tumore ovarico avanzato di nuova diagnosi, portatrici di mutazioni di BRCA 1 o BRCA 2.

Sono queste le conclusioni dello studio SOLO 1, appena presentato a Monaco di Baviera, durante il simposio presidenziale, al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine.

"La PFS mediana per le pazienti trattate con un placebo è risultata di soli 13,8 mesi, mentre per quelle trattate con olaparib non è ancora stata raggiunta, ma sembra essere di circa 3 anni più lunga rispetto al gruppo placebo” ha riferito Kathleen Moore, professore associato allo Stephenson Cancer Center dell University of Oklahoma, presentando i risultati al congresso. L’hazard ratio (HR) è risultato pari a 0,30 (IC al 95% 0,23-0,41; P < 0,0001) il che si traduce in una riduzione del 70% del rischio di progressione della malattia o di decesso.

"Sebbene sia ancora troppo presto per dire se abbiamo incrementato la quota di donne che potrebbero essere curate con la terapia di prima linea, il fatto che secondo le stime oltre il 50% delle donne del braccio olaparib sia ancora libero da progressione dopo 4 anni, contro l'11% nel braccio placebo, depone a favore di questa possibilità" ha osservato la professoressa.

"I risultati di SOLO-1 rappresentano una nuova era nel trattamento delle donne con carcinoma ovarico avanzato che presentano una mutazione di BRCA 1 o BRCA 2. Questo studio dimostra un eccezionale miglioramento della PFS rispetto al placebo, che si mantiene anche dopo 2 anni dall'interruzione della terapia con olaparib" ha aggiunto la Moore.
SOLO-1 è il primo studio prospettico di fase 3, randomizzato, in doppio cieco, nel quale si è valutata una terapia di mantenimento con olaparib dopo una chemioterapia a base di platino in pazienti con tumore ovarico avanzato di nuova diagnosi (stadio FIGO III-IV) che presentavano una mutazione di BRCA 1 o 2. "Questo studio fornisce il primo grande set di dati raccolti prospetticamente per questa popolazione di donne" ha detto la Moore.

Lo studio ha coinvolto in totale 391 pazienti con tumore ovarico di alto grado sieroso o endometrioide, che dopo la chemioterapia, al momento dell'ingresso nello studio, erano in risposta clinica completa o parziale. Le partecipanti sono state assegnate in rapporto 2:1 al trattamento con olaparib 300 mg o placebo due volte al giorno per 2 anni.

L'endpoint primario dello studio era la PFS valutata dallo sperimentatore a partire dal momento della randomizzazione, mentre gli endpoint secondari comprendevano la PFS2, cioè il tempo intercorrente tra la randomizzazione e una secondo evento di progressione alla quale la paziente poteva andare incontro, la sopravvivenza globale (OS) e la qualità della vita.

Il follow-up mediano è stato di 41 mesi.

Tra le pazienti trattate con olaparib il 60% non mostrava segni di progressione a 36 mesi contro il 27% nel gruppo placebo.

Così come la PFS, anche la PFS2 è risultata significativamente superiore tra le pazienti sottoposte alla terapia di mantenimento con olaparib rispetto a quelle trattate con il placebo. Infatti, non è ancora stata raggiunta nel gruppo trattato con il PARP-inibitore ed è risultata di 41,9 mesi nel gruppo di controllo (HR 0,50; IC al 95% 0,35; HR 0,72; P = 0,0002).

Con olaparib, le tossicità più comuni di grado ≥ 3 sono state l'anemia (22%) e la neutropenia (8%). Non si sono osservate variazioni clinicamente rilevanti nella qualità della vita nei due gruppi e il farmaco è risultato ben tollerato; solo il 12% delle pazienti hanno interrotto olaparib a causa della tossicità e non della progressione della malattia. Inoltre, non si è visto alcun effetto negativo sulla qualità della vita.

"Questi sono risultati eccezionali in un contesto di peggioramento della malattia. Olaparib si è dimostrato non solo efficace, ma anche ben tollerato" ha commentato Isabelle Ray-Coquard, dell'Université Claude Bernard Lyon Est, di Lione. "I risultati promettono di cambiare la pratica in questo sottogruppo di pazienti potatrici di mutazioni di BRCA" ha aggiunto.

"Ora, restano alcune domande aperte. Possiamo estendere questo approccio terapeutico a tutti i carcinomi sierici di alto grado? Considerando i risultati ottenuti con la terapia di mantenimento con un PARP inibitore nelle donne recidivate, possiamo prevedere risultati eccellenti in tutte le pazienti con carcinoma sieroso o ovarico endometriale di alto grado?" ha aggiunto l’esperta. "Inoltre, qual è la migliore terapia di mantenimento? La terapia standard di prima linea in molti Paesi è rappresentata dalla chemioterapia più il mantenimento con bevacizumab per la maggior parte delle pazienti con malattia avanzata, ma resta da capire se sia preferibile il mantenimento con il solo olaparib o in combinazione con bevacizumab. Lo studio PAOLA 1 fornirà alcune informazioni a questo riguardo e i dati saranno probabilmente disponibili l'anno prossimo".