Tumore ovarico: potenziale vantaggio per olaparib in termini di sopravvivenza globale

All'ASCO sono stati presentati i risultati di una terza analisi ad interim dello Studio 19 che che evidenziano un miglioramento in termini di sopravvivenza globale (OS) nelle pazienti con tumore ovarico e mutazione BRCA, che ricevono une terapia di mantenimento con olaparib a seguito di una chemioterapia a base di platino.

All’ASCO sono stati presentati i risultati di una terza analisi ad interim dello Studio 19 che che evidenziano un miglioramento in termini di sopravvivenza globale (OS) nelle pazienti con tumore ovarico e mutazione BRCA, che ricevono une terapia di mantenimento con olaparib a seguito di una chemioterapia a base di platino.

Ciò rappresenta un endpoint secondario del trial. Questi risultati supportano i vantaggi riportati in precedenza da olaparib nella sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a placebo, che costituisce l'endpoint primario del trial.

Nella popolazione complessiva dello studio, è stata osservata una riduzione del 27% del rischio di morte rispetto al placebo (HR 0•73, 95% CI 0•55–0•96, p nominale=0,02483; OS mediana 29•8 rispetto a 27•8 mesi), con una maggiore riduzione del rischio di decesso del 38% rispetto al placebo osservato nelle pazienti con mutazioni BRCA1/2 (BRCAm) (HR 0•62, 95% CI 0•41–0•94, p nominale=0,02480; 34•9 rispetto a 30•2 mesi) .

Dato che questa è stata la terza analisi di sopravvivenza, i valori p nominali non hanno soddisfatto il criterio di significatività statistica e pertanto l'effetto del trattamento osservato in termini di sopravvivenza globale può essere considerato solamente descrittivo. Alcune pazienti continuano a beneficiare della terapia di mantenimento con olaparib e il 15% delle pazienti con mutazioni BRCA assumono olaparib da più di cinque anni.

Jonathan Ledermann, direttore del Cancer Research UK & UCL Cancer Trials Centre e autore principale dello Studio 19, ha affermato: “Questi risultati sono estremamente incoraggianti. I dati mostrano che alcune pazienti con tumore ovarico beneficiano di questo trattamento da più di 5 anni. Ciò rappresenta un fatto importante per pazienti con opzioni di trattamento limitate”.

L'aggiornamento dello Studio 19, presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, si basa su una maturità dei dati del 77%, condotto dopo un follow-up totale di più di cinque anni, con altri tre anni di follow-up dalla precedente analisi. Sono state condotte due analisi ad interim sull'OS dello Studio 19, ad una maturità dei dati del 38% (HR 0•94, 95% CI 0•63–1•39, p=0•75) e ad una maturità dei dati del 58% (HR 0•88, 95% CI 0•64–1•21, p=0•44) sulla popolazione complessiva del trial.

Questo aggiornamento supporta i risultati precedentemente presentati sull'endpoint primario del trial inerente la sopravvivenza libera da progressione (PFS), che hanno dimostrato una differenza statisticamente significativa rispetto al placebo (HR 0•35, 95% CI 0•25–0•49, p<0.0001), con il maggior effetto riscontrato sul sottogruppo di pazienti con mutazioni BRCA (HR 0•18, 95% CI 0•10–0•31, p<0.0001) 2. Con la terapia di mantenimento con olaparib è stato inoltre osservato un notevole miglioramento nel tempo alla prima terapia successiva o al decesso (TFST, time to first subsequent therapy or death) (HR 0•32, 95% CI 0•22-0•48, p<0.00001) e nel tempo alla seconda terapia successiva o al decesso (TSST, time to second subsequent therapy or death) (HR 0•41, 95% CI 0•28-0•62, p<0.00001) rispetto al placebo, coerentemente con i dati precedentemente riportati su TFTS e TSST.

Non è stata riscontrata alcuna modifica in termini di profilo di sicurezza complessivo e non sono stati riportati nuovi segnali di sicurezza per le pazienti in cura sin dalla precedente analisi di sicurezza. Sono stati riportati eventi avversi gravi in 25 (18%) dei 136 pazienti del gruppo olaparib e su 11 (9%) dei 128 pazienti nel gruppo placebo. L'evento avverso grave più comune è stato una piccola ostruzione intestinale (due [1%] pazienti nel gruppo olaparib e tre [2%] nel gruppo placebo). Gli eventi avversi più comuni nei pazienti trattati per due anni o più sono stati nausea (olaparib: 24 pazienti [75%] vs placebo: 2 pazienti [40%]), affaticamento (18 [56%] vs 2 [40%]), costipazione (12 [38%] vs 1 [20%]) e vomito (12 [38%] vs 0). Questi risultati sulla sicurezza a lungo termine risultano coerenti con i precedenti dati di sicurezza dello Studio 19 e di altri studi clinici con olaparib in monoterapia.

Studio 19
Lo Studio 19 è un trial di Fase II, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, multicentrico, incentrato sulla valutazione dell'efficacia e della sicurezza di olaparib rispetto al placebo nelle pazienti con tumore ovarico sieroso, recidivo e di alto grado e condotto in 82 centri in 16 Paesi. Le pazienti hanno ricevuto una monoterapia orale di mantenimento a base di olaparib, con una dose di 400 mg bid (capsule, prodotte da AstraZeneca) o il placebo.

Il trattamento è continuato fino alla progressione della malattia, a condizione che le tossicità fossero gestibili. L'endpoint primario è stata la sopravvivenza libera da progressione. Sono stati inoltre valutati i seguenti elementi: sopravvivenza globale, sicurezza, tollerabilità, TFST e TSST.

Olaparib
Olaparib è un inibitore innovativo di poli ADP-ribosio polimerasi (PARP), di prima classe e somministrato oralmente, che sfrutta le carenze del percorso DDR del tumore per uccidere le cellule tumorali. Olaparib è il primo inibitore di PARP ad essere stato approvato dalle autorità di regolamentazione europee e statunitensi per il trattamento di donne con tumore ovarico con mutazioni BRCA.