Tumore ovarico ricorrente, combianzione niraparib-bevacizumab conferma il beneficio di sopravvivenza. #ASCO2020

Oncologia-Ematologia

Nelle donne con carcinoma ovarico ricorrente, il trattamento con la combinazione dell'inibitore di PARP niraparib e dell'antiangiogenetico bevacizumab dà risultati significativamente migliori rispetto a quello con il solo niraparib, La conferma arriva dai dati di sopravvivenza aggiornati dalla porzione della fase 2 dello studio AVANOVA2 (NSGO-AVANOVA2/ENGOT -OV24) presentati al congresso virtuale dell'American Society of Clinical Oncolofy (ASCO).

Nelle donne con carcinoma ovarico ricorrente, il trattamento con la combinazione dell’inibitore di PARP niraparib e dell’antiangiogenetico bevacizumab dà risultati significativamente migliori rispetto a quello con il solo niraparib, La conferma arriva dai dati di sopravvivenza aggiornati dalla porzione della fase 2 dello studio AVANOVA2 (NSGO-AVANOVA2/ENGOT -OV24) presentati al congresso virtuale dell’American Society of Clinical Oncolofy (ASCO).

Con la combinazione, riduzione del 66% del rischio di progressione o morte
I risultati aggiornati convalidano quelli precedenti (pubblicati nel 2019 su The Lancet Oncology), mostrando una riduzione del 66% nel rischio di progressione della malattia o decesso (HR 0,34; IC al 95% 0,21-0,54) e una sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana di 12,5 mesi nel braccio trattato con la combinazione dei due farmaci, a fronte di una mediana di 5,5 mesi in quello trattato con il solo PARP-inibitore.

Sulla base di questi e degli altri dati emersi dalla nuova analisi, gli autori dello studio, guidati da Mansoor Raza Mirza, del Dipartimento di Oncologia dell’ospedale universitario Rigshopitalet di Copenhagen e direttore medico della Nordic Society of Gynecological Oncology, concludono che i risultati rafforzano il razionale alla base di un trial randomizzato di fase 3 che potrebbe cambiare l'attuale standard di cura in questa popolazione di pazienti.


I punti chiave dello studio AVANOVA2
Focus
Confronto fra niraparib più bevacizumab e solo niraparib in donne con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico
Popolazione
97 pazienti con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico epiteliale, delle tube di Falloppio o peritoneale, con istologia sierosa o endometrioide, di alto grado, già trattate con un numero qualsiasi di linee di terapia
Risultato chiave
Miglioramento di 7 mesi delle PFS mediana e riduzione del 66% del rischio di progressione o decesso con la combinazione niraparib più bevacizumab
Significato
La combinazione niraparib più bevacizumab migliora significativamente gli outcome nella popolazione analizzata

Lo studio AVANOVA2
Lo studio AVANOVA2 (NCT02354131) è un trial multicentrico internazionale, randomizzato, in aperto, nel quale sono state arruolate 97 pazienti con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico epiteliale, delle tube di Falloppio o peritoneale, con istologia sierosa o endometrioide, di alto grado.

Era ammesso l’arruolamento di donne sottoposte a un numero qualsiasi di terapie precedenti, tra cui anche bevacizumab. I fattori di stratificazione comprendevano lo stato del deficit della ricombinazione omologa (HRD, positivo o negativo) e l'intervallo libero da chemioterapia (6-12 mesi oppure superiore ai 12 mesi).

Le partecipanti sono state trattate in rapporto 1:1 con niraparib 300 mg al giorno più bevacizumab 15 mg/kg ogni 3 settimane, oppure con il solo niraparib allo stesso dosaggio, fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.

L’endpoint primario dello studio era la PFS.

Combinazione migliore della monoterapia anche sugli endpoint secondari
I risultati pubblicati originariamente su The Lancet Oncology hanno dimostrato che il trial ha centrato il suo endpoint primario, dimostrando, con un follow-up mediano di 16,9 mesi, la superiorità significativa dell’associazione niraparib-bevacizumab rispetto al solo niraparib (HR, 0,35; IC al 95% 0,21 -0,57; P < 0,0001). Superiorità pienamente confermata dall’analisi aggiornata riportata all’ASCO.

La combinazione ha continuato a dimostrarsi significativamente superiore alla monoterapia con niraparib anche per quanto riguarda la maggior parte degli endpoint secondari dello studio, come il tempo alla seconda progressione o al decesso (PFS2), la cui mediana è risultata di 20,5 mesi contro 15,7 mesi (HR 0,56; IC al 95% 0,35-0,89; P = 0,015).

Sono, inoltre, stati valutati altri endpoint secondari, con un follow-up mediano di 24,7 mesi, ottenendo in tutti i casi un risultato migliore con niraparib più bevacizumab rispetto al solo niraparib. Per esempio, il tempo mediano alla prima terapia successiva è risultato rispettivamente di 14,3 mesi contro 7,2 mesi (HR, 0,45; IC al 95%, 0,29-0,70; P = 0,004), mentre il tempo alla seconda terapia successiva rispettivamente di 21,8 mesi contro 17,3 mesi (HR, 0,56; IC al 95%, 0,36-0,89; P = 0,014).

Sebbene lo studio non avesse la potenzia statistica sufficiente per rilevare differenze nella sopravvivenza globale (OS), si è osservata una tendenza al miglioramento con la combinazione del PARP-inibitore con l’antiangiogenetico rispetto al solo PARP-inibitore, con mediane di 29,4 mesi contro 27,8 mesi, rispettivamente (HR 0,75; IC al 95% 0,44-1.28).

Qualità di vita e sicurezza non inficiate dalla combinazione
Inoltre, i risultati riportati dalle pazienti nel questionario EORTC QLQ-C30 (European Organization for the Research and Treatment of Cancer Quality of Life Questionnaire) hanno mostrato che la combinazione dei due farmaci non ha prodotto effetti dannosi sulla qualità della vita.

Sul fronte della sicurezza, gli autori non hanno osservato differenze significative fra i due gruppi di trattamento per quanto riguarda la l’incidenza degli eventi avversi di grado 3/4, tranne per quanto riguarda l'ipertensione (22,9% con la combinazione contro 0% con il solo niraparib) e la neutropenia (rispettivamente 8,3% contro 2,0%).

I risultati riportati precedentemente hanno mostrato che gli eventi avversi di qualsiasi grado più comuni in entrambi i gruppi sono stati anemia, affaticamento ed effetti gastrointestinali.

Inoltre, nel gruppo trattato con la combinazione, eventi avversi correlati al trattamento hanno portato alla sospensione di bevacizumab nel 19% delle pazienti e di niraparib nel 13%, mentre nel gruppo trattato con il solo PARP-inibitore, le donne che hanno interrotto il farmaco a causa di tali eventi avversi sono state il 10%.

Raza Mirza, et al. Final survival analysis of NSGO-AVANOVA2/ENGOT-OV24: Combination of niraparib and bevacizumab versus niraparib alone as treatment of recurrent platinum-sensitive ovarian cancer—A randomized controlled chemotherapy-free study. J Clin Oncol. 2020;38(suppl 15):6012.
Leggi