In studi preliminari, il nuovo vaccino sperimentale a base di cellule dendritiche autologhe sembra estendere la sopravvivenza delle donne con tumore alle ovaie. E’ quanto riportato in uno studio presentato in occasione del Congresso della European Cancer Organizations e della European Society for Medical Oncology (ECCO-ESMO) di Stoccolma.

Lo studio di fase I/II ha arruolato 81 pazienti con tumore ovarico di stadio III-IV. Le donne erano eleggibili per lo studio se il loro stato di performance era pari a 0-1 e se non presentavano disordini immunologici. Tutte le partecipanti erano state sottoposte a chirurgia per ridurre il tumore e avevano ricevuto 6 cicli di polichemioterapia con 100 mg/mm2 di cisplatino e 800 mg/m2 di ciclofosfamide.

Dopo la chemioterapia, 41 pazienti hanno ricevuto la terapia con cellule dendritiche, di queste,  21 sono state trattate con cellule dendritiche “caricate” con il derivato di lisi di cellule tumorali e 20 hanno ricevuto cellule dendritiche “caricate” con la lectina citotossica di B.subtilis in grado di effettuare la lisi delle cellule tumorali. Il vaccino è stato somministrato in due cicli, ognuno dei quali era costituito da 5 iniezioni. I gruppi erano simili nell’età, istologia del tumore, stadio della patologia, intervento chirurgico e chemioterapia adiuvante.

Nel gruppo assegnato alle cellule dendritiche, il 78% presentava un tumore con una istologia grave, rispetto al 67,5% dei controlli. Del gruppo che aveva ricevuto le cellule dendritiche, il 46,3% era stato sottoposto a intervento chirurgico per ridurre la massa tumorale, rispetto al 55% dei controlli.
Dallo studio è emerso che il 95% dei pazienti che avevano ricevuto il vaccino con cellule dendritiche ha mostrato una risposta immunitaria specifica contro il tumore dopo 3-5 vaccinazioni.

A un anno, la sopravvivenza era dell’89% per le pazienti che avevano ricevuto le cellule dendritiche “caricate” con il derivato di lisi di cellule tumorali e del 93% per quelle che avevano ricevuto le cellule dendritiche “caricate” con la lectina citotossica di B.subtilis. Nel gruppo di controllo la sopravvivenza a un anno era dell’80% (P<0,05).

A due anni la sopravvivenza era del 20,5% per il gruppo di controllo, del 47,8% per le pazienti che avevano ricevuto le cellule dendritiche “caricate” con il derivato di lisi di cellule tumorali e del 53,1% per quelle che avevano ricevuto le cellule dendritiche “caricate” con la lectina citotossica (P<0,01).
La sopravvivenza a tre anni era del 13,2% per il gruppo di controllo, del 26,7% per il gruppo che aveva ricevuto le cellule dendritiche “caricate” con il derivato di lisi di cellule tumorali e del 39,8% per quelle che avevano ricevuto le cellule dendritiche “caricate” con la lectina citotossica di B.subtilis (P<0,05).
Il vaccino a base di cellule dendritiche è stato generalmente ben tollerato senza effetti di tossicità particolari.

Distribuite in tutto il corpo, ma principalmente nei tessuti che fungono da barriera con l’ambiente esterno, quali le mucose e l’epitelio, le cellule dendritiche (DC) sono le nostre naturali "guardie del corpo”. Fungono, infatti, da "sentinelle" pronte a riconoscere l’eventuale presenza di agenti patologici e, dunque, di antigeni.

Definite anche Antigen Presenting Cells, le DC sono specializzate nella cattura degli antigeni che, poi, processano in frammenti peptidici e che presentano, infine, ai linfociti T. Nel corso della loro migrazione dai tessuti periferici ai tessuti linfoidi secondari le DC subiscono un processo di maturazione che le porta ad incrementare la loro capacità di "adiuvanti naturali" della risposta immunologica specifica contro gli antigeni, anche contro quelli associati ai tumori.

Alcune citochine, quali gli IFN, si sono rivelate preziose nella regolazione di tutte le fasi del processo che conduce all’innesco della risposta immune. Influiscono, cioè, sulla differenziazione delle DC, aumentandone la capacità di stimolare le cellule T. Per questo le DC immature, una volta prelevate dal paziente, possono essere trattate con citochine e manipolate, o come si dice in gergo “caricate" degli antigeni espressi dalle cellule tumorali, per poi essere reimmesse nel paziente e qui scatenare la risposta dei linfociti T.

Con questa procedura, i monociti circolanti sono isolati dal sangue e esposti alle citochine con il vantaggio di non sottoporre il paziente alla somministrazione sistemica di farmaci. Il differenziamento avviene in vitro e le cellule vengono poi "caricate" con gli antigeni verso cui bisogna sensibilizzare il sistema immune prima di essere reinoculate nell’individuo.

Khranovska N, et al "New dendritic cell vaccine therapy approach: Randomized phase I/II study in III-IV stage ovarian cancer patients" ECCO-ESMO 2011; Abstract 8039.