Tumore vescica: l'immunoterapico atezolizumab riduce la dimensione del tumore in stadio avanzato nei pazienti non precedentemente trattati

In occasione del congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), sono stati presentati i risultati dello studio di fase II, IMvigor210, che dimostrano come atezolizumab riduca la dimensione dei tumori (tasso di risposta obiettiva, ORR) nel 24% (n = 28) di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico (mUC), che non abbiano ricevuto un precedente trattamento (prima linea) e che non possano essere sottoposti a chemioterapia a base di cisplatino.

In occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), sono stati presentati i risultati dello studio di fase II, IMvigor210, che dimostrano come atezolizumab riduca la dimensione dei tumori (tasso di risposta obiettiva, ORR) nel 24% (n = 28) di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico (mUC), che non abbiano  ricevuto un precedente trattamento (prima linea) e che non possano essere sottoposti a chemioterapia a base di cisplatino. 

Tra i pazienti che hanno risposto positivamente, il 75% (n = 21) ha continuato a rispondere al trattamento e la durata della risposta mediana (mDOR) non era ancora stata raggiunta al momento dell'analisi dei dati. Il 7% (n = 8) di tutti i pazienti dello studio ha ottenuto una risposta completa (CR) e la sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 14,8 mesi.  
Il profilo di sicurezza di atezolizumab è risultato in linea con quello osservato nelle precedenti analisi dello studio, così come negli altri studi con atezolizumab in monoterapia.
I risultati completi, presentati in una sessione orale, sono oggetto del programma stampa ufficiale di ASCO.
"Questi risultati sono molto incoraggianti perché circa la metà di tutti i pazienti trattati con atezolizumab in questa forma di cancro della vescica non è in grado di tollerare la chemioterapia a base di cisplatino e i trattamenti alternativi garantiscono una durata della risposta limitata” ha dichiarato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche. "Siamo particolarmente soddisfatti nel vedere che la maggioranza dei pazienti che hanno risposto ad atezolizumab ha continuato a rispondere sino al momento dell'analisi".
Informazioni sullo studio IMvigor210
IMvigor 210 è uno studio multicentrico di fase II, a due coorti, in aperto, che valuta la sicurezza e l’efficacia di atezolizumab nei pazienti affetti da carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, indipendentemente dall’espressione di PD-L1.
I pazienti arruolati nello studio sono stati suddivisi in due coorti. La coorte 1 era costituita da pazienti che non avevano ricevuto precedenti terapie per il carcinoma uroteliale della vescica localmente avanzato o metastatico e che non potevano essere sottoposti  a chemioterapia di prima linea a base di cisplatino.
La coorte 2 includeva pazienti la cui malattia era progredita durante, o in seguito, ad un precedente trattamento con un regime di chemioterapia a base di platino (seconda linea o successive).
L’endpoint primario dello studio era il tasso di risposta obiettiva (’ORR). Gli endpoint secondari includevano la durata della risposta (DOR), la sopravvivenza globale (OS), la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sicurezza. L'espressione di PD-L1 (Programmed Death Ligand-1) è stata valutata utilizzando un test diagnostico d’immunoistochimica (IHC) sviluppato da Roche Tissue Diagnostics.
I dati aggiornati di IMvigor 210 della Coorte 1 (cancro precedentemente non trattato, prima linea) hanno evidenziato:
ORR del 24% (n = 28) (IC al 95%; 16, 32)
Il 7% (n = 8) di tutti i pazienti della coorte dello studio ha ottenuto una risposta completa (CR)
La DOR mediana non è stata raggiunta con una durata mediana di follow-up di 14,4 mesi; il 75% delle risposte (n = 21) era in corso al momento dell'analisi
L'OS mediana era di 14,8 mesi (IC al 95 per cento; 10,1, non stimabile) e dopo 12 mesi era del 57%
Il 15% dei pazienti trattati con atezolizumab ha riportato gravi eventi avversi correlati al trattamento (di grado 3 e 4). Il 6% dei pazienti ha avuto un evento avverso che ha portato alla sospensione del trattamento, e il 35% ne ha avuto uno che ha portato all'interruzione del dosaggio. Si sono verificati eventi avversi (di tutti i gradi), correlati al trattamento, nel 66% dei pazienti. Si è verificato un evento avverso correlato al trattamento di grado 5 (sepsi, o infezione del sangue). Il 6% dei pazienti ha avuto eventi avversi immunomediati di grado 3-4.
I dati aggiornati della Coorte 2 (pazienti precedentemente trattati con chemioterapia a base di platino) dello studio IMvigor 210  hanno evidenziato:
ORR del 16% (n = 49) (IC al 95%; 12; 20)
Il 7% (n = 21) dei pazienti ha ottenuto una risposta completa (CR)
La DOR mediana non è stata raggiunta con una durata mediana di follow-up di 17,5 mesi; il 71% delle risposte era ancora in corso al momento dell'analisi.
L'OS mediana è stata di 7,9 mesi (IC al 95%; 7; 9) e dopo 12 mesi era al 37%
Il 17% dei pazienti trattati con atezolizumab ha riportato gravi eventi avversi correlati al trattamento (di grado 3 e 4). Il 3% dei pazienti ha avuto un evento avverso che ha portato alla sospensione del trattamento, e il 31% ne ha avuto uno che ha portato all'interruzione della terapia. Si sono verificati eventi avversi correlati al trattamento (di tutti i gradi) nel 70% dei pazienti. Si sono verificati 3 eventi avversi di grado 5: ostruzione intestinale, sepsi (infezione del sangue) ed emorragia cerebrale.
Atezolizumab
Atezolizumab è un anticorpo monoclonale sperimentale progettato per interferire con una proteina chiamata PD-L1 (programmed death ligand-1), espressa sulle cellule tumorali (TC) e sulle cellule immunitarie (IC) impedendo che si leghi a PD-1 e B7.1 sulla superficie delle cellule T. Inibendo la proteina PD-L1, atezolizumab può attivare le cellule T, ripristinando la loro capacità di rilevare in modo efficace le cellule tumorali e di attaccarle.