Meno ricoveri ma più costosi, con la spesa sanitaria che tende ad andare fuori controllo. È questa la realtà italiana nella gestione sanitaria e terapeutica dei tumori del sangue, come linfomi, leucemie ed altro: a fronte di un calo delle giornate di ricovero, diminuite dei 15 per cento tra il 2004 e il 2011 (da oltre 192mila a poco più di 162mila), il costo per il ricovero è cresciuto del 65,9 per cento passando da circa 4.200 euro nel 2004 a circa 7.000 euro nel 2011.

Questi dati, derivati da un’analisi del CEIS-Tor Vergata di Roma, vanno ovviamente letti con attenzione, “selezionando” le voci relative alle specifiche patologie. Analizzando più in profondità, gli esperti del centro romano hanno osservato che alcune patologie onco-ematologiche, come il linfoma di Hodgkin e i mielomi, hanno portato ad un incremento dei costi sanitari diretti, con una crescita rispettivamente del 115 e del 110 per cento.

La disponibilità di terapie innovative, con farmaci e anticorpi monoclonali in grado di attaccare specificamente le cellule patologiche risparmiando quelle sane, da un lato ha modificato radicalmente lo scenario di queste malattie portando a risultati di sopravvivenza prima irraggiungibili, ma dall’altro ha determinato la crescita dei costi sanitari ad esse correlati.

Come disegnare quindi un futuro che consenta di assicurare ai pazienti che ne hanno necessità i farmaci più avanzati ma al contempo di favorire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale? Una risposta autorevole viene dal convegno Horizon Scanning in Ematologia, in corso a Roma presso l’Hotel Columbus, che vede la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti della Società Italiana di Farmacologia e della Società Italiana di Ematologia, impegnati a cercare di definire il futuro a breve e lungo termine della lotta ai tumori del sangue.

“Horizon Scanning rappresenta un’occasione unica di discussione per trasformare le attuali complessità in opportunità di crescita: – spiega il Professor Pier Luigi Canonico, Ordinario di Farmacologia presso l’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro – per ottimizzare l’approccio alle neoplasie ematologiche occorre, infatti, avere un’idea di quelli che potranno essere gli sviluppi della ricerca e le possibilità di utilizzo di nuovi farmaci a breve a lungo termine. Attraverso l’analisi delle soluzioni innovative dal punto di vista farmacologico e il confronto con gli ematologi che oltre a portare il loro know-how possono offrire la loro competenza sugli effettivi bisogni clinici e terapeutici non soddisfatti dei pazienti, puntiamo a mettere a disposizione dei decisori sanitari una serie di criteri per programmare il futuro”.

L’obiettivo del convegno è quindi chiaro: pur se l’aumento dei costi unitari per il sistema sanitario è senz’altro da attribuirsi all’introduzione nel settore di nuove e più costose terapie (in particolare, l’introduzione degli anticorpi monoclonali ha modificato lo scenario aumentando in modo determinante il numero dei successi terapeutici), occorre fermarsi sui dati farmacoeconomici disponibili per prospettare a chi deve programmare le scelte un futuro sostenibile. Senza dimenticare che nel computo “ragionieristico” occorre anche considerare il peso dei trattamenti sui costi indiretti.

“Spesso ci si sofferma solo sull’analisi dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale – dichiara Francesco Saverio  Mennini. Research Director del CEIS Economic Evaluation and HTA – senza considerare un’altra categoria di costi, quelli indiretti. Spesso sono anche maggiori e rappresentano una voce molto importante della spesa pubblica: indicative sono in questo senso alcune elaborazioni realizzate sulla base del rapporto FAVO 2010-2015 secondo cui, nel periodo 2009- 2012, le prestazioni previdenziali sono passate da 935 a un miliardo e 100 milioni di euro”. Sempre in relazione ai costi indiretti, nel corso dei lavori si è tuttavia rilevato che le nuove terapie possono anche contribuire alla loro riduzione, proprio per la loro capacità di allungare sempre più i periodi liberi dalla malattia, comprimendo i costi assistenziali e sociali per i pazienti.

È dunque uno scenario complesso quello che si profila per i prossimi anni davanti alla classe politica, alla comunità medico-scientifica e a quella dei gestori della sanità sul territorio. Uno scenario nel quale le attese dei pazienti si confrontano con le scelte di politica sanitaria "... che vedono il Governo Renzi impegnato in prima linea – come ha dichiarato l'On. Pier Paolo Baretta, Sottosegretario all'Economia e alle Finanze – impegnato in una revisione della spesa finalizzata ad eliminare gli sprechi, senza ridurre i servizi assistenziali per i cittadini. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la domanda di sanità, visto il costante invecchiamento della popolazione, è destinata ad aumentare. Per questo – ha proseguito Baretta – è anche assolutamente necessaria una maggiore sussidiarietà tra pubblico e privato (sia profit che no-profit), così da garantire tutta l'assistenza sanitaria necessaria. Costi standard sia per la sanità pubblica che convenzionata, educazione sanitaria più diffusa e sostegno alla ricerca medica sono tutte componenti necessarie per realizzare un sistema sanitario efficace e sostenibile".