Tumori ginecologici, outcome migliori aggiungendo metformina alla radioterapia

Oncologia-Ematologia

L'aggiunta di metformina alla radioterapia per il carcinoma endometriale è risultata associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da malattia (DFS) in uno studio retrospettivo presentato al congresso annuale dell'American Society for Radiation Oncology, a San Antonio.

L’aggiunta di metformina alla radioterapia per il carcinoma endometriale è risultata associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da malattia (DFS) in uno studio retrospettivo presentato al congresso annuale dell’American Society for Radiation Oncology, a San Antonio.

Presentando i dati, Jim Zhong, della Emory University, di Atlanta, ha riferito anche che si è osservato un "trend positivo" nel controllo locale e nella sopravvivenza libera da metastasi. "Questi dati da cui scaturiscono ipotesi meritano di essere approfonditi con ulteriori studi" ha detto l’autore.

La ricerca ha coinvolto 185 donne sottoposte all’intervento chirurgico definitivo e alla radioterapia adiuvante presso le cliniche della Emory University di Atlanta tra il 1999 e il 2013. L'età media delle partecipanti era di 61,5 anni e 32 sono state trattate con metformina, mentre 153 no. La maggior parte delle donne in entrambi i bracci dello studio (50% in quello trattato con metformina e 41% in quello no) aveva un tumore in stadio iniziale (IA).

Dopo un follow-up mediano di 49 mesi, tutti gli endpoint correlati alla malattia hanno mostrato risultati più favorevoli nel gruppo trattato con l’antidiabetico. La DFS è stata dell’80,3% nelle donne trattate con metformina e 59,5% in quelle non trattate con il farmaco (HR 0,32, IC al 95% 0,12-0,89; P = 0,03).

La percentuale di controllo locale è stata rispettivamente dell’83,5% contro 69,9% (HR, 0,37; IC al 95% 0,11-1,19; P = 0,08), quella di MFS del 96,2% contro 85,2% (P = 0,13) e quella di sopravvivenza globale dell’83,2% contro 79,1 % (HR 1,02; IC al 95% 0,42-2,46; P = 0,09).

In un altro studio retrospettivo, presentato da Kathy Han del Princess Margaret Cancer Center Center dell'Università di Toronto, la dose cumulativa di metformina è risultata associata a una mortalità cancro-specifica inferiore, indipendentemente da altri fattori, nelle donne che sottoposte a un trattamento definitivo per il tumore della cervice uterina, comprendente la radioterapia.

"C'è grande interesse nel riproporre la metformina come agente antitumorale perché alcuni studi epidemiologici retrospettivi hanno evidenziato nei pazienti diabetici trattati con l’antidiabetico un’incidenza di tumori e una mortalità più bassae rispetto a quelli che non avevano preso questo farmaco" ha spiegato l’autrice. Tuttavia, nessuno degli studi precedenti aveva preso in esame il tumore della cervice uterina.

La Han e i colleghi hanno usato dati provenienti da diversi database canadesi e dell'Ontario per condurre uno studio di coorte che ha coinvolto 181 donne di non meno di 65 anni diabetiche e sottoposte a un trattamento definitivo per il tumore al collo dell’utero tra il 1997 e il 2010.

Dopo un follow-up mediano di 5,8 anni si sono registrati 61 decessi legati specificamente al tumore e 68 decessi per cause non oncologiche.

Han ha riferito che per ogni 365 g di metformina utilizzata in più, l' hazard ratio di decesso dovuto specificamente al tumore cervicale è risultato pari a 0,79 (IC 95% 0,63-0,98; p = 0,03), mentre non si è vista tale associazione per altri farmaci antidiabetici utilizzati.

"Per indagare ulteriormente abbiamo avviato di recente uno studio di fase II randomizzato sulla chemioradioterapia standard con o senza metformina in donne non diabetiche con un tumore del collo dell’utero localmente avanzato" ha detto la Han. "In questo studio abbiamo incluso solo le donne con tumori ipossici", ha riferito, il motivo è che i questi tumori sono notoriamente resistenti alle radiazioni, per cui se la metformina dovesse avere un effetto, ci dovrebbe essere una migliore risposta alla terapia radiante.

In una presentazione a parte, Jeffrey Gross, della Northwestern University di Chicago, ha riportato i risultati di uno studio retrospettivo in cui si è valutato l'impatto dell'iperglicemia sugli outcome in 84 donne con un tumore del collo dell’utero in stadio da IB1 a IVB sottoposte alla chemioradioterapia definitiva presso l’ateneo americano nell’arco di 9 anni a partire dal 2000. L'età media delle pazienti era di 48 anni, quattro avevano un diabete mellito di tipo 2 e tre stavano assumendo farmaci antidiabetici (due metformina e una insulina). Il follow up è stato di 38,5 mesi.

L’iperglicemia post-trattamento, definita come un valore medio non inferiore a 110 g/dl in una serie di  prelievi casuali è risultata associata a un controllo locoregionale a 5 anni peggiore. I tassi di controllo loco-regionale sono stati risultati del 67,1% nelle donne con livelli glicemici elevati post-trattamento contro 90,6% nelle donne con valori di glicemia normali (P = 0,02).

Si registrato anche un trend non significativo verso una sopravvivenza globale a 5 anni peggiore nelle donne che avevano iperglicemia dopo la chemioradioterapia rispetto a quelle che non l’avevano (76,8% contro 55,7%; P = 0,08).

Non si è osservata alcuna correlazione osservabile tra livelli elevati di glicemia e fattori prognostici standard come lo stadio o la positività linfonodale, ha riferito Gross.

"Il segnale che la presenza di iperglicemia dopo la chemioradioterapia per il cancro cervicale conferisce una prognosi sfavorevole è un dato nuovo” scrivono Gross e i colleghi nel loro abstract, aggiungendo che servono ulteriori studi per caratterizzare il rapporto tra iperglicemia, genomica del tumore e risultati del trattamento.

Commentando le potenzialità di metformina e l’importanza di contrastare l’iperglicemia per migliorare i risultati della chemio e della radioterapia in questi tumori ginecologici, Larissa Lee, del Brigham’s and Women Hospital di Boston, comoderatrice della sessione nella quale sono stati presentati gli studi, ha dichiarato che si tratta di un settore molto interessante della ricerca clinica, ma bisogna fare molti passi avanti in termini di validazione.

La specialista ha osservato che la metformina potrebbe avere un effetto sulla risposta alle radiazioni, ma finora lo si è osservato solo in studi retrospettivi, mentre sarebbe interessante vederlo in uno studio prospettico.