Tumori NET, dal NEJM conferme di fase III per Lutetium-177 dotatate

Lo studio di fase III, Netter 1, pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine ha confermato l'efficacia di Lutathera (Lutetium-177 dotatate). Secondo i risultati dello studio, il farmaco sperimentale sarebbe in grado di arrestare la progressione della malattia o di decesso in quasi 8 pazienti su 10 affetti da tumori neuroendocrini dell'apparato dell'intestino medio. Numeri importanti che consentirebbero di triplicare l'aspettativa di vita media, oggi intorno ai 18 mesi, migliorandone nel contempo la qualità.

In Italia ogni anno si registrano 3 - 4 nuovi casi di tumori neuroendocrini ogni 100.000 persone, per un totale di 2.500-2.700 casi. Di questi, circa il 60-70% (1.600 persone all’anno) riguarda il tratto gastro-entero-pancreatico. Queste forme tumorali possono essere diagnosticate in bambini e adolescenti, ma sono decisamente più comuni tra gli adulti e gli anziani.

Arrivano però da oltreoceano e precisamente da Tampa, in Florida, nuove speranze per i pazienti di tutto il mondo. Lo studio di fase III, Netter 1, pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine (disponibile online all’indirizzo: www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1607427), ha infatti confermato l’efficacia di Lutathera (Lutetium-177 dotatate).

Secondo i risultati dello studio, il farmaco sperimentale sarebbe in grado di arrestare la progressione della malattia o di decesso in quasi 8 pazienti su 10 affetti da tumori neuroendocrini dell’apparato dell’intestino medio. Numeri importanti che consentirebbero di triplicare l’aspettativa di vita media, oggi intorno ai 18 mesi, migliorandone nel contempo la qualità.

Jonathan Strosberg, Professore Associato, responsabile dipartimentale del programma relativo ai tumori neuroendocrini presso il Moffitt Cancer Center di Tampa, in Florida e primo autore della pubblicazione, ha osservato che “il miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante dei parametri PFS e ORR ottenuto tramite la terapia con Lutathera®, rispetto a una dose elevata di Octreotide, è un dato a supporto della sua potenziale utilità nel trattamento dei pazienti affetti da NET. Nella mia veste di specialista impegnato nel trattamento di numerosi pazienti affetti da tale patologia, ritengo che questi risultati positivi incoraggino la speranza di poter migliorare la vita dei nostri pazienti.”

Anche Gianfranco Delle Fave, Professore Ordinario della Cattedra di Gastroenterologia dell’Università La Sapienza e direttore UOC Malattie Apparato Digerente e Fegato dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea  che ha partecipato allo studio, ha sottolineato positivamente lo studio effettuato: ”I vantaggi del trattamento con Lutathera sono sicuramente superiori a tutte le terapie messe in atto finora. Anche il 18% di risposta oggettiva al trattamento è un dato molto rilevante rispetto a tutti gli altri studi pubblicati che rilevano il 5% di risposta”. Delle Fave ha precisato che “questa non è purtroppo una malattia che si acquisisce, certamente una minoranza è legata al fattore ereditario, ma per la maggior parte dei casi ancora non si riesce a stabilirne l’origine”.

Stefano Buono, Amministratore delegato di AAA, ha dichiarato: “Riteniamo che questi dati evidenzino i notevoli benefici clinici del Lutathera e sono orgoglioso che questo studio sia stato pubblicato da una rivista tanto prestigiosa. Più di 1.500 pazienti negli USA e in Europa hanno ricevuto un trattamento con Lutathera nell’ambito dei nostri programmi per uso compassionevole. Siamo convinti che Lutathera possa offrire ai pazienti affetti da NET una cura attesa ed efficace, migliorando allo stesso tempo l’attuale standard terapeutico.”