I pazienti con glioblastoma maligno sottoposti a radioterapia e chemioterapia sembrano migliorare la loro sopravvivenza generale se trattati con il farmaco antiepilettico valproato in aggiunta al trattamento standard per la patologia. E’ il risultato di un’analisi retrospettiva pubblicata su Neurology.

I farmaci antiepilettici vengono somministrati a circa il 25% dei pazienti che hanno avuto crisi epilettiche alla presentazione del glioblastoma. I farmaci antiepilettici possono essere classificati in farmaci che inducono gli enzimi e che non inducono gli enzimi, come il valproato. Lo studio ha analizzato l’effetto di questi farmaci sulla sopravvivenza dei pazienti con glioblastoma.

Nel trial sono stati analizzati i dati di 573 pazienti con glioblastoma trattati con radioterapia più chemioterapia con temozolomide o con la sola radioterapia tra il 2000 e il 2002. Il  30% dei partecipanti non ha ricevuto farmaci antiepilettici. Il 48,3% ha ricevuto farmaci antiepilettici che inducono gli enzimi, e il 23,4% farmaci antiepilettici che non inducono gli enzimi, più frequentemente valproato.

Dallo studio è emerso che i soggetti che avevano ricevuto il valproato hanno presentato più frequentemente  leucopenia e trombopenia di grado 3-4, rispetto a quelli che non avevano ricevuto farmaci antiepilettici o rispetto a quelli che avevano ricevuto farmaci antiepilettici che inducono gli enzimi.

La sopravvivenza generale dei pazienti che avevano ricevuto i farmaci antiepilettici rispetto a quelli che non avevano fatto uso di questi medicinali era simile. I pazienti trattati con valproato (16,9%) mostravano una sopravvivenza generale superiore rispetto a quelli che avevano ricevuto i farmaci antiepilettici che inducono gli enzimi (HR 0,39, 95% CI 0,24–0,63) e (HR 0,69, 95% CI 0,53–0,90) e rispetto ai pazienti che non avevano ricevuto i farmaci antiepilettici (HR 0,67, 95% CI 0,49–0,93).

Secondo gli esperti,  la migliore risposta alla radioterapia e alla chemioterapia, osservata nei pazienti trattati con valproato potrebbe essere dovuta alla capacità del farmaco di inibire la deacetilasi degli istoni che porta ad una sensibilizzazione alla radio e chemioterapia.

l glioblastoma è un tumore maligno del cervello, invasivo, a rapida crescita e prognosi infausta, quest'ultima è altamente influenzata dalle spiccate caratteristiche recidivanti di questa neoplasia. Il glioblastoma può essere di tipo primitivo (può cioè manifestarsi ex-novo, senza che vi sia stata una lesione precursore di più basso grado) o manifestarsi come trasformazione di altri tumori cerebrali (per esempio gli astrocitomi).

l glioblastoma è il tumore cerebrale più frequente, coprendo approssimativamente il 12-15% di tutte le neoplasie intracraniche e il 50-60% di tutti i tumori astrocitari.
Nella maggior parte dei paesi europei e del Nord America, l'incidenza è di 2-3 nuovi casi all'anno su 100.000 abitanti. In Italia vi sono circa 7.000 nuovi casi ogni anno.
La patologia può manifestarsi a qualsiasi età, ma di preferenza si presenta negli adulti, con un picco tra i 45 e i 70 anni.

M. Weller, T. Gorlia, J.G. Cairncross, Prolonged survival with valproic acid use in the EORTC/NCIC temozolomide trial for glioblastoma Neurology 2011; 77: 1156-1164
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